SVASTICHE OVUNQUE,INSULTI OMOFOBI E ANCHE QUALCHE “W SALVINI”

DI EMILIANO RUBBI

Ciao Teo, ministro, capitano o come preferisci essere chiamato.

Quella che vedi in foto è la Scuola Popolare di via Bramantino, nella periferia nord di Milano, dove la cooperativa Don Milani si occupa, tra le altre cose, anche di progetti di integrazione per i migranti.
Ieri mattina l’hanno trovata così.
Svastiche ovunque, insulti omofobi e anche qualche “W SALVINI”.

So che ti hanno fatto una domanda diretta, su questa faccenda, e tu hai definito “dei vigliacchi” quelli che hanno vandalizzato la scuola.
Bravo Teo, in effetti sono solo dei vigliacchetti.

Allora sono andato sul tuo profilo Facebook, quello con cui comunichi abitualmente, quello seguito da più di 3 milioni di persone, certo di trovare anche lì quella “condanna” che ti era stata “estorta” con una domanda diretta.
Ma niente.

Un sacco di post contro il ministro lussemburghese che ti ha dato (chissà perché) del fascista, la solita roba contro gli immigrati, addirittura un post su te che salvi il gattino di peluche di tua figlia su un albero.

Ma del “W SALVINI” scritto sui muri di una scuola distrutta, accanto alle svastiche e agli insulti omofobi, non hai ritenuto opportuno scrivere niente, come del resto non hai scritto nulla della coppia gay quasi bruciata viva a Verona.

Forse non erano abbastanza gravi, come episodi, da doverli condannare in pubblico.

Però, Teo, permettimi una domanda: secondo te perché questi “vigliacchi” fanno certe cose e scrivono “W SALVINI”?
Ti hanno frainteso?
Perché quelli che hanno sparato con una pistola a piombini addosso a due immigrati, a Caserta, gridavano “W SALVINI”?
Perché Luca Traini, l’uomo che a Macerata ha ben pensato di prendere una pistola e girare per la città sparando ad ogni africano che incontrava, era stato un candidato della Lega?

Hanno frainteso tutti?

Pensaci bene, Teo.
Perché prima o poi, se continui così, se seguiterai a solleticare i più bassi istinti xenofobi di un popolo sempre più ignorante e impaurito, ci scapperà il morto.
Ma non in mare, lontano, dove nessuno lo vede, qui da noi.

E non potrai dire per sempre “non è colpa mia”, anche quando questa gente ti riconosce come suo leader (o “capitano”, se preferisci).
Stai giocando a un gioco molto pericoloso, Teo.

Solidarietà alle ragazze e ai ragazzi della Scuola Popolare di Milano.
Siamo con voi.