E’ MORTO MIO FIGLIO E IO VADO AL “GRANDE FRATELLO VIP”

 

DI CLAUDIA PEPE

“Mio figlio Loren ci ha lasciato. Si è tolto la vita a causa di una grave patologia cerebrale. Il suo cervello si è spento per un collasso mentale». È la rivelazione shock di Lory Del Santo, ospite sabato 22 settembre di Verissimo”. L’attrice – che nel 1991 ha già perso Conor, il figlio di 4 anni avuto da Eric Clapton, morto precipitando da un grattacielo a New York – parla per la prima volta della scomparsa del figlio Loren, 19 anni, avvenuta circa un mese fa e rivela di aver deciso prima di rinunciare al Grande Fratello Vip, poi di partecipare. «Potrebbe essere una terapia».
Quando leggo queste parole, provo veramente a comprenderle. Ma non ci riesco, non riesco a pensare che una madre che ha perso un figlio possa fare un reality a scopo terapeutico.
«Mi sono distrutta la mente in questo periodo – spiega Lory Del Santo nell’intervista a Verissimo, di cui Mediaset ha diffuso un’anticipazione – per capire se umanamente si poteva fare qualcosa per aiutarlo, ma difficilmente si possono aiutare casi di questo genere. Ho un solo senso di colpa: l’ultima volta che ci siamo visti non gli detto” ‘ti voglio bene anziché baciarlo e basta”. Niente altro». E aggiunge: «Ho cercato di vivere da sola questo periodo senza parlare con nessuno. Senza amici. Senza poter dire la verità. Parlo per ritrovare la forza, per essere forte. Ora devo riprendermi. Devo incontrare le persone.” Mi hanno detto che stare segregata nel mio dolore non mi può fare che male». E per questo per rimuovere un dolore che non potrà mai dissolversi, Lory Del Santo farà parte del cast del Grande Fratello Vip prima della tragedia: «Avevo firmato per partecipare. Dopo quanto accaduto, d’accordo con Mediaset. “Oggi ho chiesto di fare lo stesso questa esperienza. Credo che la Casa del Grande Fratello sia l’unico posto in cui possa sentirmi protetta. Potrebbe essere una terapia. Il fatto che ci sia un confessionale, per parlare in ogni momento con qualcuno, può farmi bene». Infine, quando Silvia la pone di fronte alle criticità di questa scelta risponde: «Non mi fanno paura i momenti di solitudine nella Casa. Quelli in cui ti ritrovi a riflettere. La solitudine non mi fa paura. La solitudine è una forza. Ti fa meditare per trovare soluzioni». Un figlio che muore per tutte le cause che volete, è il punto più alto del dolore. L’esempio del dovere, l’esempio accompagna e fa da ninna nanna alla solitudine, a una depressione che non può rimanere nelle soglie di una vita fatta di esteriorità. Un figlio che tu sai che soffre, non puoi far finta di non ascoltarlo e di non vedere. La morte che ti accoglie, te lo fa capire. E tu, qualche volta fai finta di nulla. Mi dispiace, ma il dolore per i genitori non può transitare per il “Grande Fratello”. Deve attraversare l’anima, il corpo, le mani gli occhi. Il dolore si deve elaborare, trasformarlo, capirlo, masticarlo nelle pieghe della tua anima. Un figlio che muore, è la morte fisica di una mamma e un papà. C’è il vedovo, l’orfano, ma per lo strazio più immane, quello che entra in casa con una violenza inaudita senza che tu ti possa proteggere, neanche Dio ha potuto inventare una parola per descriverlo, Adesso io lo capisco, ma dovrebbe capirlo anche lei, Lory Dal Santo. Adesso che quella porta si è aperta e ha portato via come fosse una cosa sua, suo figlio. Dovrebbe capire che esiste una luce che è la memoria: così bella, intensa. Il figlio lasciato alla luce delle stelle, ci lascia oggi e per sempre. Il mistero della bellezza, della gioia che si scontra con il mistero del dolore e dell’assurdo. Forse unendo questi misteri con la “buona novella” (il bello e il bene non muoiono mai ), si può pensare, sperare, di ridare per noi vita a tutti i nostri figli. Io spero che Lory Dal Santo quando farà la terapia al “Grande Fratello” pensi e dica:” Amore mio, grazie di essere stato mio figlio: non eri tu a chiudere gli occhi e farmi sognare, ma io che li ho aperti solo adesso, così abituata a sentire la bellezza, la grandezza, la verità. Amore mio, non eri per questo mondo, non eri un comune ragazzo. Eri e sarai per sempre il ragazzo che poteva domare tutto. Anche il deserto di questa vita. Sarai per sempre vivo come una farfalla che se la tocchi soffre, ma volando libera dispensa grazia, fascino, leggiadria. Grazie amore mio, di essere stato nostro, ma il nostro appuntamento sarà sempre la sera quando la notte cala, e tu ti appoggerai a me per farti cantare la tua ninna nanna, facendoti accarezzare il tuo viso, baciare le tue mani e raccontandoci come sempre tutto. Ciao amore mio. A stasera”. Spero per lei che lo capisca: per la sua vita e la sua disperazione.