LEZIONI D’AMORE. UN FIGLIO HA SCELTO DI MORIRE CON LA MADRE NELLA CASA IN FIAMME

DI CLAUDIA PEPE

Ho letto una notizia sul Corriere della Sera che mi ha colpito molto. “È morto abbracciato alla sua mamma. Insieme, come insieme avevano vissuto.” Questa è la storia di un amore sconfinato tra una madre e un figlio che non conosce confini. La tragedia si è consumata a Conselve in provincia di Padova. Due persone che fino alla fine dei loro secondi, fino negli ultimi attimi della loro vita, non hanno pensato alle fiamme che li stavano uccidendo, ma insieme, in un abbraccio che non conosce limiti, non conosce frontiere e nemmeno difese, sono morti insieme. La morte e l’amore, la bellezza e la sventura, Un amore che li ha avvolti nell’abbraccio della fine con le loro mani intrecciate tra loro, e i loro visi avvinti da un sorriso che li immortalava nel calore e nella dolcezza che avevano coltivato tutta la vita. Sono morti nell’incendio della loro abitazione, a Conselve, in provincia di Padova. Ma lui, poteva salvarsi. Angelo e Rosa Volpi, 82 e 42 anni, figlio e madre, vivevano insieme. Angelo aveva la sindrome di Down e con la madre avevano costruito non senza difficoltà, la loro esistenza, senza far male a nessuno. Nessuno li poteva staccare da quell’amore, da quell’indomita forza che sublima la maternità e la diversità. Nella notte tra l’11 e il 12 settembre è divampato un incendio nella loro abitazione. Loro stavano dormendo al piano superiore e il fuoco poco alla volta li ha raggiunti. Angelo, si è svegliato, ha sentito l’odore di bruciato, il calore della notte che li stava avvolgendo. Ha capito che la morte li stava lambendo. Si è svegliato e ha chiamato aiuto, ma nessuno lo ha sentito. Poteva scappare, poteva correre, poteva chiamare aiuto, ma no, Angelo non ha voluto lasciare sola la sua mamma. E dicono che un cromosoma in più lede la vita! Un cromosoma in più ti rende speciale nell’amore, nella tenerezza, in quell’affetto che noi persone “normali” ci dimentichiamo di dimostrare. La purezza è la qualità più difficile da conquistare, perché ancora non riusciamo ad aprire gli occhi, mettiamo delle bende davanti agli occhi e non vogliamo vedere ai lati della nostra stupida vita. Sono arrivati i soccorsi e hanno trovato Angelo sopra la mamma per proteggerla. Lui era vivo, ma la sua mamma era già morta. La stringeva stretta, l’abbracciava per difenderla, le dava il suo calore per scaldarla. Per coprirla dalla morte. Ma Angelo per riparare la mamma aveva respirato troppo fumo. Non ce l’ha fatta neanche lui. È morto con il respiro della mamma addosso, con i ricordi della loro vita insieme, con il suo profumo sulla pelle. Angelo poteva salvarsi, ma ha consacrato la sua vita all’abbraccio di sua madre. Angelo un ragazzo con la sindrome di Down che ha fatto quello che noi non riusciremo mai a fare. Molte volte il disabile è commiserato e con ciò discriminato proprio da quelli che hanno paura di riconoscersi in lui, direttamente o indirettamente. Io voglio essere una disabile per conoscere l’amore quello vero, l’innocenza di occhi puri, la bontà del sorriso, l’ingenuità del non pensare a sé stessi. Voglio essere una disabile, per lottare contro questo mondo, per fregarsene degli sguardi, dei sorrisi stereotipati, dalle carezze fredde che ti contagiano di miseria. Angelo non ce l’ha fatta a salvare la mamma, è morto per lei. Per il suo amore e per l’amore verso la vita. Fermiamoci un attimo e pensiamo. La vita e la morte, la bellezza e la disperazione, il mondo e l’inferno. Voglio essere una disabile per cambiare il mondo e far capire che degli occhi a mandorla, possono diventare occhi che conoscono solo amore, tenerezza, dolcezza e delicatezza. Grazie Angelo, se dovessi rivivere la mia vita vorrei avere la tua