QUANDO AD ESSERE DOLCE E’ IL MOSTRO

 

 

DI CLAUDIA PEPE

Era successo sette anni e mezzo fa a Conegliano. Un uomo trentaseienne stuprava la figlia quattordicenne della sua vicina di casa. Era stato condannato a nove anni in primo grado, ma la Corte d’Appello recentemente, ha ridotto a sette anni e mezzo la pena per la belva oggi 36enne. Ricordiamo i fatti. La vicina di casa che doveva arrabattarsi per lavorare, aveva accettato un lavoro serale e aveva chiesto a questo vicino di casa all’apparenza gentile, affidabile e coscienzioso, di accudire i due figli la sera. Erano due ragazzi allora, una ragazza quattordicenne, e un maschietto di dieci anni. E lui, questo mostro mascherato da coinquilino, ma poteva essere un collega, un amico, un compagno, metteva a letto il piccolo, ed abusava della ragazza. La sua difesa davanti al giudice fu peggio dell’infamia che aveva commesso. “Si l’ho fatto, ma l’ho fatto con dolcezza”. Stuprare una ragazzina senza difese, e dire che lo si è fatto con dolcezza è una bestemmia. La ragazzina ha incominciato ad isolarsi nel suo silenzio, nelle sue stanze tappezzate da fantasmi, dall’orrore. La madre scoprì tutto dopo sei mesi, e anche per lei il senso di colpa, l’imprudenza e la negligenza tutte scusabili, sono diventate mura incorniciabili in stanze così chiuse, dove neanche l’alito della speranza poteva arrivare. Una famiglia distrutta, ma con dolcezza. Una ragazzina stuprata con dolcezza, una vita finita ma con dolcezza, occhi sbarrati, mani tremanti, occhi bassi per una vergogna non sua, tutto ciò fatto con dolcezza. Ma come si può violentare con dolcezza una bambina. Come può una ragazzina reagire all’ umiliazione al dolore fisico alla sensazione di sudiciume addosso, alla violazione della persona, all’impotenza, allo schifo, alla rabbia allo shock, alla vergogna, alla paura, alla depressione. Ma forse la sua dolcezza comprendeva come sottofondo musicale:” Il tempo delle mele”. Forse per questo, gli hanno abbassato la pena. Come mi fa pena quest’Italia che riduce la pena ad un assassino di anime, e nello stesso tempo è testimone di un ritorno di uno squadrismo fascista. Ma noi donne dobbiamo leggere le parole dell’Onorevole leghista Pillon anche queste, con dolcezza: “Il nostro obiettivo: restituire la responsabilità genitoriale a entrambi i genitori. Nell’interesse dei figli. Non possiamo sacrificare un genitore sull’altare dell’habitat del figlio. Certo, per un figlio è meglio una casa sola con entrambi i genitori. Ma se questo non è possibile, è meno male alternare le case che perdere un genitore, che alla fine è quasi sempre il padre”.

E poi, si deve aggiungere a questa dichiarazione: “Noi proponiamo di togliere l’assegno di mantenimento per i figli (non quello per i coniugi) che saranno mantenuti dal padre quando gli vengono affidati il quadro del “nemico delle donne”. E naturalmente è contro l’aborto.”

Cosa dobbiamo fare noi donne? Prendere tutto con dolcezza, anche le offese, le ingiurie, le calunnie, gli insulti e gli oltraggi. Io adesso penso a questa ragazzina di quattordici anni che con le finestre abbassate e le finestre che coprono il suo cielo, è stata insultata e ingiuriata. E il suo seviziatore, torturatore, aguzzino, se la caverà tra pochi anni. Ma con dolcezza. Donne prendiamo tutto con dolcezza, soprattutto uno stupro , e diamoci da fare per rivalutarci, per amarci, per volerci bene, per sentirci persone. Non diamogliela vinta, non cediamo.

“Il mondo sarebbe un posto di merda senza le donne. La donna è poesia. La donna è amore. La donna è vita. Ringraziale, coglione!” 
CHARLES BUKOWSKI