FEDERICO ALDROVANDI, UNA MORTE CHE ATTENDE RISPOSTE

DI ANNA LISA MINUTILLO

 

Sono trascorsi 13 anni da quel 25 Settembre del 2005, l’alba di quel giorno, alle 6.04 del mattino, per Federico si è fermata lì, così, assurdamente, senza capire neanche perché.
Nessuna morte è mai ” giusta”, nessuno dovrebbe perdere la vita, a nessuna età, per mani di altri.
Ma quando la morte arriva a 18 anni, quando hai sogni, speranze, progetti ancora tutti da vivere, da realizzare, da raccontare, tutto questo diventa un fardello ancora più difficile da sopportare, da accettare in qualche modo, da interiorizzare.
Un dolore senza fine per chi “sopravvive”, per chi mette al mondo figli da donare a questo mondo, per renderlo migliore, per colorarlo di sfumature differenti.
Madri che fanno sacrifici, che conciliano il tempo libero con il lavoro, che assistono alla loro crescita, che educano alla vita.
Padri che li vedono diventare uomini alla velocità della luce, che instaurano rapporti ” complici”, che giocano a pallone con loro, che ascoltano i primi struggimenti del cuore.
Così, tutto si ferma in quella mattina, quando per Federico la strada del ritorno verso casa, viene interrotta da quattro persone, persone che dovrebbero tutelarlo dalla violenza, persone che sono lì per fare dei controlli di “normale amministrazione” .
Non si sa cosa sia scattato nella mente di queste persone, non si sa perché addirittura si sia sentito il ” bisogno” di immobilizzare sull’asfalto un ragazzo di soli 18 anni, che non aveva commesso nessun reato ma stava solo rientrando a casa, dopo una serata trascorsa con amici, non si sa perché qualcosa di normale si sia trasformata in una trappola mortale per questo ragazzo.
Ciò che si sa è che Federico è stato selvaggiamente picchiato, che 4 manganelli ( di cui 2 giunti in questura spezzati) più e più volte si sono sollevati al suo indirizzo, ferendo il suo corpo, lasciando segni indelebili sulla sua pelle.
Ciò che si sa è che Federico gridava: “Basta!”, che lo ha gridato più e più volte e che se non fosse stato per una telefonata fatta da una signora che stava assistendo a questo inutile massacro al 113, Federico avrebbe continuato a ricevere colpi su colpi.
Ciò che si sa è che il suo corpo è stato lasciato lì, sull’asfalto, freddo, ruvido, in una pozza di sangue, sospeso tra la bellezza dei suoi 18 anni e una fine atroce, una tortura che si poteva evitare.
Ciò che si sa è che Federico non ha avuto via di scampo.
Sicuramente è stato ucciso più e più volte, come accade sempre in questi casi.
Di lui si sono dette molte cose, ed è sempre “facile” giudicare, puntare indici verso la gratuita cattiveria piuttosto che verso le poche cose belle che ancora esistono a questo mondo.
Si è detto che avesse bevuto, si è detto che avesse fatto uso di sostanze stupefacenti, si è detto che fosse ingestibile, si è detto che stesse urlando disturbando i caseggiati.
Non si è detto, o si è detto molto poco che situazioni come questa hanno altri modi per essere gestite, non si è detto che chi svolge queste professioni dovrebbe essere preparato ad ogni tipo di situazione che si trovi a dover affrontare, non si è detto che non è attraverso colpi inferti a qualcuno che avrebbe potuto essere benissimo un loro figlio, e che  non fa di certo parte di uno Stato civile,  attraverso “esempi” come questo  ha il potere di  far diventare il nostro uno “Stato Assassino”.
Non si è detto che troppo spesso ci si volta dall’altra parte, si fa finta di non vedere e di non sapere, che spesso si chiama per motivi molto più futili chi dovrebbe difenderci.
Non si è detto che a distanza di 13 anni si deve ancora capire cosa possa essere accaduto di così tanto “temibile” da provocare una reazione di questo tipo che ha portato alla perdita di una giovane vita, e questo non rende meno pesante il dolore, badate bene.
Lo possiamo immagine cosa voglia poter dire ricevere una telefonata che informa di una tragedia di questo tipo?, possiamo immaginare cosa voglia dire fare a meno di un figlio perché ” qualcuno” ha deciso che quella mattina la sua vita dovesse terminare per sempre? Possiamo immaginare cosa voglia dire vivere di ricordi e non più di un contatto quotidiano con tuo figlio?, quel figlio a cui hai donato la vita affinché potesse viverla e non farsela strappare via..
Possiamo immaginare cosa possa aver pensato Federico in quei terribili momenti? Se si sia chiesto : ” Ma cosa ho fatto di male”? “Come mai sto chiedendo aiuto e nessuno viene e a soccorrermi” ?
Si sarà sentito solo, oppure avrà pensato: ” Ora la smettono, capiranno che si stanno sbagliando, magari mi hanno solo confuso con un’altra persona”.
Non lo sapremo mai, Federico non può parlare, non può raccontare, oggi avrebbe 31 anni, chissà cosa avrebbe fatto, chissà come avrebbe vissuto la sua vita, quali Paesi avrebbe visitato, quali i progetti che avrebbe realizzato.
Ho parlato di persone prima, volutamente, questo non è stato un incidente accaduto alla guida dell’auto, che fa male perché è sempre un dolore grande con cui doversi rapportare, ciò che è accaduto è stato causato da “persone” che sono senzienti, responsabili della loro vita e di quella altrui, tornano a casa la sera esattamente come tutti noi, hanno dei figli a cui dover dar di conto, dei figli a cui non augurerebbero mai accadesse quanto accaduto a Federico.
Ci definiamo esseri umani, ma di umano non è rimasto granchè, siamo spaventati, confusi, disorientati.
Siamo egoisti, temiamo le cose corrette perché spesso a farla da padrona è solo la “comoda verità”, quella che ci porta benessere, guadagno, realizzazione, ma da realizzare resta gran poco se ciò che sappiamo dare è solo arroganza, tracotanza, perdita di valori e mani sporche di violenza e vergogna.
Da qui, sorride Federico, sorride alla vita, sorride della nostra incapacità di discernere, della nostra facilità di dimenticare, della nostra facilità di giudicare, della nostra inadeguatezza.
Sorride Federico pensando a ciò che gli sarebbe piaciuto realizzare ed a quanto abbiamo smesso di lottare, sorride anche di chi erroneamente pensava che sarebbe rimasto solo, sorride perché non è affatto così, ed anche se a volte è difficile crederci, questo mondo non è popolato solo da cattivi esempi ma anche da persone degne di essere definite tali, cosa che non appartiene a tutti.
Federico era una bella persona e continua ad esserlo, vivendo nel ricordo di quanti hanno avuto il privilegio di far parte della sua vita o di quanti l’hanno solo incrociata.