PONTE MORANDI, LA COMMISSIONE HA PRESENTATO LA RELAZIONE. AUTOSTRADE: “MINIMIZZO’ E NASCOSE’”

DI MARINA POMANTE

Le conclusioni degli ispettori del MIT sono durissime nei confronti di Autostrade che “non si è avvalsa dei poteri limitativi e/o interdittivi regolatori del traffico sul viadotto e non ha eseguito conseguentemente tutti gli interventi necessari per evitare il crollo verificatosi”. E, inoltre,  secondo la Commissione del ministero delle Infrastrutture, Autostrade, “minimizzò e celò” allo Stato “gli elementi conoscitivi” che avrebbero permesso agli organi di vigilanza di dare “compiutezza sostanziale ai suoi compiti”

La Commissione ispettiva del Mit ha presentato la relazione sul crollo del ponte Morandi, la valutazione di sicurezza del viadotto Polcevera, “non esiste in quanto non è stata eseguita la valutazione di sicurezza del viadotto Polcevera”.
La Commissione ispettiva “ha riaffermato la propria richiesta” il 31 agosto apprendendo che, contrariamente a quanto risulta  nella comunicazione del 23 giugno 2017 della Società  Autostrade , alla struttura di vigilanza, “tale documento non esiste”.

La Commissione inoltre sottolinea che le misure adottate da Autostrade per la prevenzione, “erano inappropriate e insufficienti considerata la gravità del problema”. Autostrade per l’Italia, viene scritto nella relazione: “era in grado di cogliere qualitativamente l’evoluzione temporale dei problemi di ammaloramento, ma con enormi incertezze. Tale evoluzione, ormai già da anni, restituiva un quadro preoccupante e incognito quantitativamente, per quanto concerne la sicurezza strutturale rispetto al crollo”.

Oggi nel frattempo, si svolge a Genova l’incidente probatorio, mentre c’è ancora attesa per il Decreto. Una lunga fila formatasi davanti al palazzo di giustizia composta dai familiari delle vittime, avvocati e alcuni degli indagati. I legali pur riponendo la fiducia nel lavoro dei magistrati si sono espressi perchè le famiglie delle vittime del crollo abbiano diritto alla verità.

Il sindaco di Genova Marco Bucci ha dichiarato: “Mi auguro di vedere al più presto il Decreto Genova e che dentro ci sia tutto quello che abbiamo chiesto al Governo. Abbiamo avuti riscontri positivi, se non ci sarà tutto quello che abbiamo chiesto ritorneremo alla carica”.
Il sottosegretario ai rapporti con il Parlamento, Matteo Guidesi ha garantito che entro domani ci sarà la pubblicazione del Decreto e subito dopo ci sarà la nomina del Commissario.
Il provvedimento, ha inoltre affermato: “è già condiviso e non tornerà al consiglio dei ministri”. Nel frattempo ci sono in corso verifiche del ministero dell’Economia sulla zona franca, sugli interventi per il porto e su quelli a favore delle aziende, ha concluso.
Tra le varie persone fuori dal tribunale c’è la mamma di Giuseppe Tusa, l’ufficiale della capitaneria, morto nel crollo della torre piloti, la signora Adele Chiello, un gesto per portare solidarietà ai parenti delle 43 vittime dello scorso 14 agosto. Nell’aula bunker, del Tribunale di Genova, anche il provveditore Roberto Ferrazza che ha commentato: “Sono sereno e tranquillo”.

Il legale dei Battiloro, Antonio Cirillo, ha detto: “Vogliamo la verità”. Nel crollo, la famiglia ha perso il figlio 30enne Giovanni, videomaker di Torre del Greco. Per il legale sarà difficile, perchè si dovrà combattere contro i poteri forti. Esprime comunque la propria fiducia verso il lavoro dei magistrati anche se “ci sono state troppe omissioni, anche in fase di realizzazione del ponte”.  Anche Andrea Martini, legale della famiglia Robbiano, il piccolo Samuele e i genitori morti nel crollo ha aggiunto: “Anche la Procura sta facendo un ottimo lavoro”. Vanno individuati i colpevoli”.

Un accusa forte da parte della Commissioneispettiva,  che ritiene che il rischio di crollo del Ponte Morandi a Genova era evidente già negli anni scorsi e ancora di più lo era, nel progetto di retrofitting di Autostrade del 2017. Una procedura di controllo della sicurezza strutturale delle opere d’arte documentata, dalla stessa Società Autostrade, basata sulle ispezioni, è stata in passato, ed è tuttora inadatta al fine di prevenire i crolli e del tutto insufficiente per la stima di sicurezza nei confronti del collasso.

L’ente gestore ha sottovalutato “l’inequivocabile segnale di allarme”, minimizzando e celando, la gravità della situazione al Ministero delle Infrastrutture (Mit), e inoltre, “non ha adottato alcuna misura precauzionale a tutela dell’utenza”.

È questa la parte conclusiva della Commissione ispettiva del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, che ha terminato il suo lavoro e presentato la relazione sul crollo del ponte di Genova. Un documento pubblicato sul sito del ministero.

Una Commissione ispettiva costituita dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti immediatamente dopo il tragico crollo del ponte Morandi (Viadotto Polcevera), proprio per far emergere le cause che hanno portato alla tragedia lo scorso 14 agosto la città di Genova
Si legge nelle conclusioni: ”Le cause e il movimento del crollo sono elencate come verosimili ma non definitive, ipotesi di lavoro che potranno essere suscettibili di affinamenti in presenza di eventuali ulteriori informazioni”.

C:/Users/Marina%20Pomante/Downloads/Comm_Isp_Mit%20Relaz_Viadotto_Polcevera.pdf

Tutto questo è elencato nei vari punti della relazione che evidenziano le varie motivazioni e i punti delle conclusioni:

Al punto A): “La procedura di controllo della sicurezza strutturale delle opere d’arte documentata da Aspi, basata sulle ispezioni, è stata in passato, ed è tuttora inadatta al fine di prevenire i crolli e del tutto insufficiente per la stima della sicurezza nei confronti del collasso”.

“Misure di prevenzione inappropriate”
Al punto C): “Lo stato di ammaloramento del viadotto Polcevera, con ciò intendendo il suo intero sviluppo (dal km 0 al km 1+150) e con particolare riferimento alla corrozione dell’armatura lenta e precompressa, sia degli stralli, sia delle strutture orizzontali, si è evoluto nel corso degli ultimi 27 anni”.

Il rapporto sul ponte Morandi indica che: la relazione della Commissione Ispettiva Mit
Aspi ha monitorato tale stato di ammaloramento periodicamente (con cadenze mono o pluri annuali), effettuando indagini di tipo sostanzialmente qualitativo, documentando anche alcune ispezioni visive, comunque limitate. Era, in altri termini, in grado di cogliere qualitativamente l’evoluzione temporale dei problemi di ammaloramento, ma con enormi incertezze. Tale evoluzione, ormai già da anni, restituiva un quadro preoccupante, e incognito quantitativamente, per quanto concerne la sicurezza strutturale rispetto al crollo. Le misure adottate da Aspi ai fini della sua prevenzione erano inappropriate e insufficienti considerata la gravità del problema».

E ancora: al punto D) della relazione si legge che “nel progetto esecutivo di intervento locale (secondo l’inquadramento dato da Aspi al progetto esecutivo di ottobre 2017) sugli stralli della pila 9 e sugli impalcati tampone, la verifica di sicurezza della trave di bordo è non soddisfatta per sollecitazioni sia di taglio, sia di flessione”.

Le Documentate condizioni di sicurezza risultate poi insufficienti: Al punto E) della relazione viene messo in evidenza che “le insufficienti condizioni di sicurezza documentale al punto (D) erano tali, con alta probabilità, trattandosi di strutture identiche dal punto di vista di progetto, esecuzione, vita, esposizione, per tutti gli impalcati tampone appartenenti all’intero viadotto (dal km 0 al km 1 + 150). Gli impalcati tampone del viadotto sono dieci. Alla data di stesura della presente relazione, Aspi aveva effettuati interventi di rinforzo solo su tre di questi. Su uno erano state rinforzate le travi di bordo lati sud e nord; su altri due, solo la trave di bordo lato sud. Per la parte Ovest del viadotto, contenente diverse travi tampone, non era, alla data del crollo, previsto alcun intervento, per ragioni ignote a questa commissione”.

Nei vari punti la sequenza del collasso del ponte.
Ai punti G1, G2 e G3 si concentra l’attenzione sulla sequenza del collasso del ponte: “(G1) una prima sequenza di collasso può ipotizzare l’innesco nell’impalcato a cassone a sud est, seguita dal collasso dell’impalcato tampone lato est, e successivamente dallo strallo e dell’intero sistema bilanciato della pila 9, anche per effetto dell’impulso dinamico (G2) una seconda sequenza di collasso può ipotizzare l’innesco nell’impalcato a cassone sud ovest, seguita dal collasso dell’impalcato tampone lato ovest, e successivamente dallo strallo e dall’intero sistema bilanciato della pila 9, anche per effetto dell’impulso dinamico (G3)”.

costi dei lavori strutturali e non solo.
Dalla relazione del Mit emerge che i costi dei lavori per interventi strutturali dell’intero viadotto del Polcevera dal 1982 a oggi sono pari a 24.610.500 euro. Il 98% dell’importo prima del 1999. Si legge che l’investimento medio annuo è stato di 1,3 milioni nel periodo 1982-1999 per un totale in 17 anni di 24,14 milioni circa. L’investimento medio annuo scende a 23mila euro nel periodo 1999-agosto 2018, per un totale, in 19 anni, di 470mila euro circa. Per interventi non strutturali l’investimento medio annuo nel periodo 1999-agosto 2018, per interventi non strutturali, è stato pari a 423mila euro circa, per un totale nel periodo di 8,7 miioni di euro.

La commissione ritiene infine che il Comitato tecnico del provveditorato  non abbia potuto svolgere in modo compiuto la sua funzione consultiva “a causa della omissione della segnalazione delle criticità non riportate con la dovuta evidenza negli elaborati progettuali presentati da Aspi”.