LUCA, IL BIMBO DISABILE CHE A SCUOLA ERA COSTRETTO A GUARDARE IL MURO

 

DI CLAUDIA PEPE

 

A Crotone, ed esattamente alla scuola “Montessori”, un bimbo diversamente abile siede su un banco. Ha tutto a posto: cartella, quaderni, libri, calcolatrice, insomma un allievo curato in tutto e per tutto. Diamo un nome fasullo a questo bambino, chiamiamolo Luca. Luca siede nel suo banco, ma con la faccia che guarda il muro. Guardare il muro per almeno 5 ore di lezione è da impazzire. Non può guardare i suoi compagni, la maestra, ridere e giocare, sorridere e scherzare. Ma perché questo inferno donato ad un bambino che già dovrà riscattare la sua fragile vita con forza e determinazione?. Perché deve soffrire ancor prima di sopportare porte sbattute in faccia, dita puntate, sorrisini denigratori, allusioni, cenni?. Perché deve soffrire prima di reggere, subire e patire una vita che non lo accoglierà con le braccia aperte?. Perché? La sua maestra di sostegno si è giustificata dicendo che era un esperimento. Ora siamo in tante insegnanti che oltre alle loro lauree, si sono specializzate presso Università qualificate, con un corso molto faticoso, sia per le lezioni, che per gli esami. Si finiva scuola e si andava in Università fino alle 19. Si tornava a casa, si realizzava che dovevi fare la spesa, la cena, la casa e le lavatrici. Parlare con i figli, organizzare le lezioni per il giorno dopo. Poi andavi a dormire e io personalmente, mi alzavo alle tre di notte per studiare per poi andare a prendere la corriera delle sei. Ma in tutto questo iter, non ho mai sentito dire che bisogna fare esperimenti escludendo un bambino dalla realtà della classe e dei suoi compagni. Forse nel Medioevo o presumibilmente quando mettevano le streghe al rovo, oppure nei tempi nazisti, quando i bambini non erano uguali agli altri e gli facevano fare una doccia. Eliminando così il problema. Vygotsky il mio filosofo preferito che ha studiato lo sviluppo del bambino e i ruoli significativi della mediazione culturale e della comunicazione interpersonale, osservò come le superiori funzioni mentali si svilupparono attraverso queste interazioni e rappresentassero anche la conoscenza condivisa di una cultura. E tutto ciò accadeva nei primi del’900. Siamo nel 2018 e un bambino disabile viene messo con la faccia al muro. Mi vergogno di essere collega di quest’insegnante. Meno male che il papà accompagnando Luca si è accorto che il bimbo automaticamente si metteva nel suo cantuccio. A immaginare di frangere quel muro con la fantasia, la bellezza, un parco giochi, correre felice nei suoi boschi dove avvenivano tutte le sue fiabe. Con la testa rivolta verso il muro, e le spalle contro il mondo, contro la sua fanciullezza, contro il suo essere. Un esperimento non riuscito. Nei giorni successivi il papà ha notato che il gesto del figlioletto era automatico e ha chiesto spiegazioni. Le maestre gli hanno risposto che “era un esperimento della maestra di sostegno”, da loro evidentemente avallato, giacché nessuna ha provveduto a denunciare tutto ciò al capo d’Istituto. Il padre, e il suo il dolore hanno pensato di scrivere al Garante».
È quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, che così continua affermando di aver «immediatamente telefonato al dirigente scolastico Girolamo Arcuri, che senza perifrasi, con assoluto senso di responsabilità e professionalità, mi ha detto di aver nel frattempo saputo e di avere attivato le procedure previste per sanzionare i responsabili, così come Rosanna Barbieri, dirigente l’Ufficio scolastico provinciale. Il Garante punta il dito non contro la scuola il cui prestigio non è in discussione» ma contro «coloro i quali hanno leso i diritti di un bambino con modalità degne dell’ignoranza e dell’incompetenza. Non è tollerabile che un santuario della tutela e della formazione dei nostri bambini divenga, invece, luogo di tortura. I genitori hanno il diritto di essere sicuri che i figli sono custoditi con amore. Chi non è in grado di darne, cambi mestiere» Ma io penso a Luca, quella testina fissa nel suo mare di sogni, dei suoi occhi che costruivano barche su cui partire senza pensare al porto a cui attraccare. No perché Luca vuole essere libero, vuole essere assolto da colpe non sue. Luca vuole essere liberato dalla trincea dell’incapacità e dell’imperizia. Luca, la scuola è diversa, la scuola ti avvolge di colori, di aquiloni che lanci nel vuoto del tuo muro trasparente aspettando che volino sempre più in alto. Luca, domani prendi il banco e mettilo come i tuoi compagni. Ridi Luca, abbi fiducia, sta sereno. E vedrai finalmente le finestre. Lì ritroverai il tuo aquilone lanciato da un muro che per te era il tuo cielo, il tuo azzurro, il sole che hai negli occhi.