MAY RISPONDE PICCHE ALLE CONDIZIONI DI CORBYN

DI CECILIA CHIAVISTELLI

Ieri Jeremy Corbin, leader laburista, durante il suo intervento al Congresso di Liverpool aveva aspramente criticato i conservatori su economia, Brexit e politica estera. Una denuncia forte al capitalismo che, nonostante l’evidente crollo e l’impossibilità di evolvere in un diverso tipo di economia, viene mantenuto ancora in vita attraverso sciagurate soluzioni come i tagli alla spesa pubblica che dividono il paese invece di unirlo.

Le proposte di Corbyn hanno animato la platea che ha applaudito a lungo il suo discorso. In gioco c’è la Brexit, che il leader laburista ha sempre contrastato e ha ipotizzato un eventuale secondo referendum nel caso che il piano della May venga bocciato. Un progetto, quello della May difficile da approvare per il partito di Corbyn se non “protegge i posti di lavoro, mantiene l’unione doganale ed evita una frontiera in Irlanda del Nord”. Come è impossibile da accettare una visione attuale del capitalismo, in pieno collasso, che alimenta l’ondata di populismo, di razzismo e xenofobia in tutta Europa e anche negli Stati Uniti. Dopo le critiche all’economia Corbyn ha puntato sul cambiamento climatico e sulla necessità di attuare una rivoluzione verde. Anche Trump con la sua politica è stato uno degli argomenti più infiammati e più criticati. Insomma un discorso centrato, da leader.

Ma oggi dal partito conservatore arriva il no glaciale di Theresa May. Non direttamente ma lo ha detto Brendon Lewis, il presidente dei Tory, in un’intervista all’Evening Standard. Il referendum che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Europa non si tocca e tornare alle urne nuovamente sarebbe un tradimento nei confronti dei cittadini britannici che avevano votato per la Brexit.

Mentre l’accordo con l’Europa non va avanti, Lewis ha escluso la permanenza di Londra in Unione Europea:

“Io spero che il Labour e tutti i parlamentari possano appoggiare alla fine l’intesa che il primo ministro porterà alle Camere sulla Brexit. E’ una condizione che non ci permetterebbe poi di stringere accordi di libero commercio globali, con Paesi terzi, e quindi non rispetterebbe il referendum”.

Per i conservatori la speranza è che Corbyn accetti le condizioni della May. Nel caso non sia possibile, si aprirebbe l’ipotesi di elezioni anticipate e probabilmente ad un governo di Jeremy Corbyn .