ELETTO IL NUOVO VICEPRESIDENTE DEL CSM: E’ DAVID ERMINI

DI ALBERTO EVANGELISTI
Si è conclusa con un risultato a sorpresa l’elezione del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura: l’ha spuntata solo al terzo scrutinio David Ermini, 59 anni, avvocato penalista, ma soprattutto deputato di provenienza del Partito Democratico, considerato molto vicino all’ex segretario Renzi. L’organo di autogoverno della magistratura si è espresso con 13 voti a favore di Ermini contro 11 ottenuti dal candidato caldeggiato dal Movimento 5 Stelle, Alberto Maria Benedetti e 2 schede bianche.
L’incarico di vicepresidente del CSM è, come noto, particolarmente rilevante poiché il vertice dell’organismo è, per dettato costituzionale, il Presidente della Repubblica, che usualmente delega proprio alla vicepresidenza la gestione ordinaria dell’assemblea, facendogli assumere de facto le funzioni di presidente.
David Ermini, avvocato penalista con esperienza passata da Giudice onorario e giudice sportivo presso la FIGC, proviene dall’ala cattolica del centro sinistra: prima consigliere comunale a Figline Valdarno, poi capogruppo della Margherita nella provincia fiorentina all’epoca in cui il Presidente era proprio Matteo Renzi, quindi deputato PD, considerato di strettissima osservanza della corrente renziana ed espressione fenotipica, tanto politica che geografica del famoso “cerchio magico”.
L’elezione con uno strettissimo margine ha colto di sorpresa il Movimento 5 Stelle che riteneva di avere in tasca la nomina del proprio candidato. Vista la composizione dei laici (3 membri di designazione del M5S, due pari per Lega e Forza Italia e il solo Ermini del PD) per l’elezione è stata determinante la scelta fatta dai 16 membri togati che hanno di fatto certificato una spaccatura importante fra le diverse correnti: Unicost e i conservatori di Magistratura indipendente, hanno assicurato infatti 10 votati per Ermini e, assieme alle 2 schede bianche dei laici d’aria forzista, sono risultati determinati per l’elezione, creando peraltro una anomalia rispetto alla consuetudine di attribuire la vicepresidenza ad un esponente d’area della maggioranza, pur non essendo la circostanza un unicum, basti pensare all’elezione dell’ UdC Vietti nel 2010 che, pur emersa a seguito di un accordo fra le differenti anime dell’assemblea e avvenuta a larga maggioranza, faceva in ogni caso riferimento ad un esponente proveniente dall’opposizione.
Durissima la reazione del Movimento che, tanto per bocca, o per meglio dire profilo social, di Di Maio che del Ministro della Giustizia Bonafede hanno fortemente contestato l’elezione, accusando i componenti togati, e per loro tramite le correnti di provenienza, di aver deciso di fare politica e di essere espressione del “sistema di potere” che tenta in tutti i modi di contrastare il i 5 Stelle.
In realtà il Consiglio Superiore della magistratura è, come noto, un organo di garanzia del nostro sistema costituzionale, il cui compito è assicurare l’indipendenza della magistratura rispetto agli altri poteri dello Stato, oltre ad avere il ruolo di governo sulla stessa, ivi compresi quelli inerente i trasferimenti ed i procedimenti disciplinari riguardanti i magistrati. La composizione è volutamente conformata con un rapporto di 2/3 di membri togati ed 1/3 di membri laici proprio per assicurare che non vi sia un vincolo diretto fra l’azione del consiglio e quella della maggioranza politica pro tempore.
Di fatto, oltre alle proteste via social, la reazione dei 5 Stelle denota un elevato nervosismo per non aver portato a casa il risultato largamente previsto: la nomina di Alberto Maria Benedetti, professore universitario di diritto civile, sembrava assolutamente a portata di mano ed è quindi ora necessario analizzare l’incidente per correggere il tiro sulle nomine prossimamente in ballo, alcune delle quali di peso notevole.
Critico verso l’elezione anche Piercamillo Davigo, membro laico di Autonomia e Indipendenza che fa notare come “la strettissima maggioranza con la quale è stato eletto l’avvocato Ermini ha diviso in due il Csm a causa della diretta provenienza del nuovo vicepresidente dalla politica, unico tra tutti i laici eletti dal Parlamento. Sono caduti nel vuoto gli autorevolissimi auspici formulati nelle più alte sedi per non privilegiare, ancora una volta, un componente proveniente direttamente dalla politica”
La reazione del PD arriva con una dichiarazione del Segretario Martina secondo cui “Ci sono dichiarazioni gravissime da parte di autorevoli rappresentanti di governo sul Csm. Addirittura il ministro della giustizia. Dimostrano in questo modo di non avere alcun senso dello stato. Il governo rispetti la costituzione e l’organismo di autogoverno della magistratura”.