QUANDO A REGALARE SORRISI AI BIMBI MIGRANTI E’ UN POLIZIOTTO

DI ANNA LISA MINUTILLO

Siamo a Pozzallo, Ragusa, in un centro di accoglienza migranti, dove spesso ci sono bimbi impauriti e disorientati, arrivati “salvi” dopo aver attraversato giorni di viaggio in condizioni non proprio ideali.
Quando va bene hanno rischiato la loro stessa vita, quando va male hanno perso chi li accompagnava, quando va così così gli si offre una piccola possibilità di accoglienza. Accoglienza: quella parola che viene sbandierata ai quattro venti, ma che suo malgrado non perde occasione per essere attaccata, contraddetta, colpita attraverso dolorosi colpi bassi, inferti il più delle volte da chi non perde occasione per seminare odio e diffidenza verso chi ha la sola colpa di essere forse nato nel luogo sbagliato.
Ma gli atteggiamenti prevaricatori e arroganti si sa, fruttano popolarità, smuovono troppi interessi, vanno cavalcati, ed è per queste ed altre motivazioni poi che non si riesce a comprendere cosa voglia dire ritrovarsi in un paese nuovo, con le difficoltà che la lingua differente erige come muri che isolano, e che lasciano in preda a paure che non si riescono a superare.
E’ qui che diventa complicato cercare di trascorrere giorni almeno “accettabili” se non sereni totalmente e così che il poliziotto-prestigiatore con i suoi giochi di magia decide di fare qualcosa per questi bimbi, per donare loro almeno un sorriso, un diversivo, qualcosa a cui aggrapparsi.
Dopo l’iniziale sorpresa i bimbi scoppiano in una risata liberatoria, rapiti dai suoi prodigi e proiettati lontano da tutto avvolti da una bolla di divertimento.
Il video della sparizione di un fazzoletto fa il giro delle pagine Facebook degli ammiratori delle forze dell’ordine, incassando migliaia di visualizzazioni.
Un gesto semplice, qualcosa che potrebbero fare tutti, finanche banale anche se racchiude tutta la forza dell’empatia e della disponibilità che se solo volessimo potremmo regalare a chi si ritrova a vivere disorientamento e tristezza.
Un gesto che rende speciale la normalità, ciò che dovrebbe essere e che non riusciamo più a donare, neanche a noi stessi.
“A quei bambini, e alle nostre divise, non interessano le beghe politiche, non possono esistere razza o religioni, esiste solo la voglia di un mondo migliore da costruire, per tutti”. Questo si può leggere nella didascalia che accompagna il video pubblicato dalla pagina Facebook “Parole in Giacca Blu”, dedicata alle forze dell’ordine.
Questo è quello a cui tutti dovremmo ambire: si chiamano accettazione e condivisione e vanno oltre tutti gli stereotipi che vengono studiati a tavolino per essere poi divulgati facendo mettere al posto della semplicità la sciocca riluttanza da cui siamo sempre più circondati.
E’ la dimostrazione questo atto che un mondo migliore non è solo pensabile ma anche fattibile a dispetto di quanto invece si continua a decantare, suonando come un disco rotto privo di argomentazioni nuove da ascoltare.