PAPA FRANCESCO ALLA POLIZIA: SE MANCA LA LEGALITÀ I PIÙ FRAGILI SONO GLI ULTIMI E SALVINI NON SI PRESENTA

 

DI LUCA SOLDI

 

 

Forte l’appello del Papa alle forze di polizia, questo sabato, in un’aula colma di agenti, ex agenti, volontari e familiari che sono stati ricevuti in udienza per l’incontro con l’Associazione nazionale della Polizia di Stato.
La Sala Paolo VI era letteralmente gremita per questo appuntamento al quale ha fatto mancare la sua presenza proprio l’autorità massima del Paese, il ministro Matteo Salvini.
Un’assenza ingiustificabile che rafforza ed evidenzia quanto i rapporti fra Santa Sede e nuovo esecutivo siano al minimo.
Ma per il Santo Padre, questo non era significativo e lo si è compreso nelle sue parole rivolte all’assemblea, parole rivolte a persone prima che tutori della legge, parole incentrate sul valore della persona:

“Quando vengono a mancare la legalità e la sicurezza, sono i più deboli i primi a essere danneggiati, perché hanno meno mezzi per difendersi e provvedere a sé stessi. Ogni ingiustizia infatti colpisce anzitutto i più poveri, e tutti coloro che in vario modo possono dirsi ‘ultimi’”.
Un compito difficile, gravoso per tutti gli uomini e le donne delle forze dell’ordine che coinvolge nelle fatiche anche i loro cari, le loro famiglie.

Un compito che Francesco riconosce e che “unisce i membri della Polizia ancora in attività e quelli che, pur avendo terminato il loro servizio, ancora se ne sentono parte e ne portano avanti gli ideali”.
Il pontefice ha affermato l’importanza di vedere al fianco quanti nell’associazione che, “favorendo l’unione di tutti i suoi appartenenti, in congedo o in servizio, valorizza l’esperienza dei soci anziani e il loro patrimonio storico-culturale, che non va disperso, ma tramandato e accresciuto”.
Dunque una ricchezza che anche per il pontefice: “contribuisce a rafforzare il vincolo tra le generazioni, a volte purtroppo compromesso nel quadro delle relazioni sociali”. Il Papa ha così descritto l’associazione come “una famiglia aperta a tutti coloro che vogliano impegnarsi per il bene comune; una famiglia che vorrebbe coinvolgere e accogliere ogni cittadino, per diffondere una cultura della legalità, del rispetto e della sicurezza”. “Senza questi fondamenti – ha poi aggiunto -, nessun contesto sociale può conseguire il bene comune, ma diventerà presto o tardi un groviglio di interessi personali, slegati l’uno dall’altro, anzi contrapposti”. Quindi, il pontefice ha riflettuto sul fatto che “il bene di una società non è dato dal benessere della maggioranza, o dal rispetto dei diritti di ‘quasi tutti’. Esso è dato, invece, dal bene della collettività quale insieme di persone, così che, finché qualcuno soffre, ‘tutte le membra soffrono con lui’”. Volgendo lo sguardo agli “ultimi”, Papa Francesco li ha individuati in “coloro che lasciano la loro terra a causa della guerra e della miseria e devono ripartire da zero in un contesto del tutto nuovo”, in “coloro che hanno perso la casa e il lavoro e faticano a mantenere la loro famiglia”, in “coloro che vivono emarginati e ammalati, o sono vittime di ingiustizie e soprusi”. “A tutti costoro voi vi fate prossimi”, ha voluto concludere il Papa fra gli applausi dei presenti.