RASSEGNA STAMPA IN 10 PUNTI

DI ALESSANDRO GILIOLI

1. Retropalco. Citatissimo oggi il retropalco di piazza del Popolo. Nel retropalco Gentiloni e Renzi si sono ignorati, dopo essersi abbracciati in pubblico (Corriere). C’erano due retropalchi, uno per andare a dichiarare alle telecamere e un altro per scazzarsi in privato (il Fatto). Nel retropalco Renzi è molto ricercato e per nulla schivo (il Messaggero). «Andava fatta», sussurra alla fine Martina nel retropalco (Repubblica). E quest’ultima è la stessa cosa che dico io ogni due anni dopo la colonscopia.

2. In realtà Martina ha detto anche una cosa molto bella, cioè “Abbiamo capito la lezione”. È raro che un capo di partito ammetta gli errori del suo partito, anche se nel caso resta un po’ vago quali errori ammetta. Solo i battibecchi interni o anche le scelte politiche del Pd? E tutta qui la questione.

3. Dunque, 13-14 ottobre, l’assemblea di Zingaretti; 20-21 ottobre, la Leopolda renziana. Prima di queste date, il balletto nel Pd continuerà, dice. Poi sarà sfida a due (Zingaretti contro Renzi o altro renziano) oppure a tre (Zingaretti contro Martina e contro Renzi o altro renziano). Per “altro renziano” al momento si intendono Minniti o Rosato, quello del Rosatellum, il che fa supporre che invece Renzi la lezione non l’ha capita.

4. Le primarie Pd saranno a febbraio. La Meli dice che Renzi sa già di perderle ma vuole continuare a mettere veti sulla linea del partito come “azionista” pesante. Impedendo qualsiasi ipotesi di svolta a sinistra (con buona pace di Martina che ha citato Corbyn) e di possibile alleanza con il M5S.

5. Il Manifesto il lunedì non esce, quindi solo il Fatto oggi mette in prima l’altra manifestazione di ieri, quella di Milano, non organizzata dal Pd ma dall’associazionismo di base, contro i decreti Salvini e i razzismi. Pare fossero quanti quelli di Roma, ma senza pullman e treni cammellati, senza struttura di partito. Okay, non è elegante mettere una manifestazione contro l’altra, ma piazza Duomo piena spontaneamente (e senza notabili nei retropalchi) forse qualcosa vuol dire.

6. Però oggi i titoli principali sono quasi tutti sulla manovra: Di Maio in trincea, Di Maio sfida il Colle, Tria va a rassicurare l’Europa etc. Pare che Salvini in una bocciatura un po’ ci speri, per ridurre al minimo il reddito di cittadinanza, che non gli piace. E non gli hanno ancora detto che metà dei rom ha il passaporto italiano, quindi incasserà l’assegno (è sempre bellissima, l’eterogenesi dei fini).

7. Girano tre diverse interpretazioni della finanziaria: quella di Di Maio, “servirà a combattere la povertà”; quella di Tria, “servirà a rilanciare gli investimenti”; quella di Savona, “produrrà un miracolo economico”. Vedremo. Comunque ormai è chiaro che è andata così: Savona l’ha scritta, Tria l’ha digerita, Di Maio l’ha festeggiata. Ah, oggi la festeggia anche Stefano Fassina, in un’intervistona dove parla molto di patria, sovranità nazionale e identità, ma si agita se lo chiamano rossobruno.

8. Flavia Perina, che li conosce bene, racconta sulla Stampa come tutti i potenti ex fascisti (ed ex An) di Roma siano attratti dal maschio alfa Salvini, il quale aprirà presto la sua sede nel centro della Capitale. Obiettivo: prendersi il sindaco nel 2021. In pratica, la Lega ex “Roma ladrona” ora punta al sindaco di Roma, passando per i fascisti.

9. A proposito, bella inchiesta della Stampa sulle Onlus nere che gestiscono strutture per i richiedenti asilo. In pratica vi si scopre che l’estrema destra in Italia si divide in due: quelli che menano i migranti e quelli che sui migranti lucrano prendendosi i famosi 35 euro cadauno.

10. La Verità: «Diventiamo belve assetate di giustizia anziché pecore piegate al buonismo». Come volete, ma resta un po’ oscuro quel “diventiamo”, essendolo già. Belve, dico.