DOPO IL DEF: ME NE FREGO DI QUESTO GOVERNICCHIO

DI LUCIO GIORDANO

Sarebbe bello poter esultare per una manovra economica tutta in favore dei poveri. Sarebbe bello  dar ragione a Di Maio, convinto di aver sconfitto in poche mosse la povertà. Sarebbe bello davvero.  Ma non è possibile. Semplicemente perche il Def del governo Conte,  a guardarlo in controluce,   tutto è tranne che un favore ai poveri. Certo, il reddito di cittadinanza, l’aumento delle pensioni minime sono misure condivisibili e necessarie, per arginare una povertà che da dieci anni a questa parte, a causa di una crisi che  picchia duro nel tessuto del Paese, ha superato i livelli di guardia. Una crisi, va detto,  provocata ad arte dal neo liberismo, che ha annientato la classe media e contro cui, se fosse davvero dalla parte del popolo, questo governo dovrebbe lottare fino all’ultima stilla di sangue.

L’obolo ai più poveri ci sta,  sia ben chiaro, il futuro bancomat statale va bene. Ma non basta. E così, ora dopo ora, giorno dopo giorno, ci si accorge che il documento economico del governo è semplice,  pura propaganda. Ignorando l’allarme sospetto ed interessato che proviene oggi dalla Germania, sul rischio baratro per l’Italia, sorvolando sul monito di  due giorni fa di Mattarella sulla necessità di tenere i conti in ordine,  a causa di una scriteriata riforma costituzionale che  prevede il pareggio di bilancio, c’è da dire che se il def avesse puntato a rilanciare l’occupazione , uno se ne fregherebbe dello sforamento del 2 per cento. Sarebbe disposto anche ad accettare di sfondare  il tetto  del tre cento, mettendosi contro l’Europa, con tutto quello che ne consegue. Perchè è vero: se la popolazione sta male puoi avere tutti i conti in ordine della terra,  ma i problemi di sopravvivenza quotidiana  non lo risolvi.

Che in effetti  l’Austerity sia stata una maledizione per tutti gli stati Europei, ad iniziare dalla Grecia, è fuori discussione. L’economia quindi,  la rilanci non con i sacrifici di intere nazioni, ma  grazie agli investimenti  statali sopratutto ma anche privati, innescandodo in questo modo  un circolo virtuoso: posti di lavoro possibilmente a tempo indeterminato, stipendi più che dignitosi, un welfare che aiuti davvero la povera gente a curarsi negli ospedali pubblici e a istruirsi in una scuola statale: tema peraltro fondamentale, questo,  per la grandezza di una nazione. Senza cultura un Paese non pàò definirsi civile. Ma se decidi di distribuire l’obolo del reddito di cittadinanza, attraverso i nodi scorsoi  del reddito di ogni singolo cittadino,alla fine, magari,  privilegi  addirittura  chi lavora in nero. Se  poi punti a cancellare la riforma  Fornero, proponendo una quota cento piena di incongruenze, e se per trovare i soldi per una manovra che privilegia  soprattutto  i più ricchi, si finisceper tagliare ancora di più  risorse a scuola e sanità pubbliche, beh, allora  vuol dire che questo governo sta prendendo in giro gli italiani. Quelli poveri, ovvio.

Perchè la flat tax, ad esempio, andrà ad avvantaggiare le fasce di reddito più alte. Perchè , come ha fatto capire il presidente Boccia, la confindustria sta dalla parte dei leghisti  e non certo della povera gente.  Perchè, infine,  il condono fiscale favorirà come al solito i ricchi e i furbi. Attenzione: la cosiddetta  pace fiscale, economicamente ma non certo eticamente,  è un provvedimento con un suo perchè  nella congiuntura  attuale. Piccoli imprenditori, partite iva, pensionati, tartassati dalle cartelle esattoriali e messi in ginocchio dalla crisi economica, hanno infatti   ora la possibilità di rialzarsi versando un decimo di quanto dovuto. In poche parole,  ondono tombale, scelta altamente diseducativa. Ma tanto, chi continua ad avere  conti in sospeso con l’Agenzia delle entrate, le cartelle esattoriali  non le salderebbe nè ora nè mai. Perchè è scaltro o perchè non ha nemmeno gli occhi per piangere. Ma se davvero la soglia del condono fiscale dovesse essere innalzata a 500 mila euro o addirittura al milione di euro, non ci siamo. Vuol dire che, ancora una volta,  stai favorendo non la povera gente, ma i tuoi amici ricchi e furbi che della collettività se ne fregano.

Già, perchè poi alla fine, in questo def mancano due cose fondamentali: la prima, una feroce lotta all’evasione fiscale dei grandi evasori, che vale 130 miliardi di euro ma che, attuata, porterebbe qualcuno a perdere tantissimi voti alle prosime elezioni. La seconda, un serio piano di investimenti: c’è da rimettere in sesto  strade, scuole, palazzi, centri storici, periferie. C’è da mettere in sicurezza il nostro  territorio, sventrato da alluvioni, terremoti e da una folle speculazione edilizia con costruttori che hanno edificato finanche  sul letto dei fiumi. Servirebbero quindi piccole opere, con micro appalti, per tenere alla larga quella montagna di merda che è la mafia, che è la camorra, che è la ndrangheta. Un volano per l’economia italiana e l’auspicio del ritorno dello Stato italiano come  protagonista degli investimenti pubblici,  in poche parole. I soldi ci sarebbero: sono  appunto quelli della lotta ai grandi evasori fiscali.

Ma se scientemente  tralasci questi passaggi, vuol dire che non hai alcun  interesse a rilanciare l’Italia. Agiti l’idea del complotto e ti lamenti tutti i giorni contro la matrigna  Bruxelles, solo per nascondere la tua inadeguatezza . Degli italiani, a conti fatti, te ne freghi. Del resto Salvini lo ripete ogni giorno. Se ne frega di tutto. Anche dell’Europa. La strategia dunque è chiara: punto primo, uscire dall’Euro. E Borghi lo ha detto chiaramente oggi: punto secondo,  dissolvere il Paese, senza tanti complimenti. Così, quando lo capiranno tutti gli italiani, che non sono gonzi, finalmente potremo anche noi fregarcene di questo governicchio da prima repubblica. Che distribuisce elemosine senza pensare al futuro dell’Italia. E che settimana dopo settimana sta dimostrando tutta la propria incapacità. Un governicchio, appunto. In perenne campagna elettorale. Per tutto questo, insomma,   è già arrivato il momento di dire basta. All’improvvisazione. Alla demagogia. Ai foschi presagi di un Paese che rischia di non essere più libero. Democratico.