INDONESIA: BILANCIO SEMPRE PIÙ GRAVE. 1300 MORTI

DI PATRIZIA ING. LASSANDRO

L’ultima scossa tellurica registrata nei pressi dell’Isola di Sumba è di 5,9 gradi della scala Richter. La Croce Rossa indonesiana ha stimato che le vittime nelle isole di Sulawesi in Indonesia, causate del fortissimo terremoto e del conseguente tsunami sono oltre 200mila. Purtroppo, il numero delle vite umane atrocemente perse si avvicina a quello del più devastante evento sismico di sempre in quella zona, risalente al 2004 che provocò 250mila vittime. Nel paese crescono le polemiche per un’allerta che sarebbe stata revocata troppo presto.
Oggi una scossa di terremoto di magnotudo 6.3 è stata registrata alle 7:59 ora locale al largo dell’isola di Sumba. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia italiano e del servizio geologico statunitense Usgs, il sisma ha avuto ipocentro a circa 15 km di profondità ed epicentro 30 km a sud di Nggongi. Non si hanno la momento segnalazioni di danni a persone o cose, né è stata emessa alcuna conseguente allerta tsunami.
Nella notte decine di cadaveri, 34 accertati e molti ancora da identificare, sono stati ritrovati sotto le rovine di una Chiesa devastata nell’atollo di Celebes. E adesso, mentre arrivano silenziosi gli aiuti umanitari, il rischio è quello delle epidemie. A tutto questo si aggiungono i ritardi nell’arrivo degli aiuti, causati anche dell’impraticabilità delle strade di collegamento che favoriscono episodi di sciacallaggio. La polizia fa di tutto per fermare l’assalto ai negozi. I poliziotti infatti avrebbero sparato colpi in aria e lacrimogeni nel tentativo di disperdere gruppi di persone che tentavano di assaltare un market, stando a quanto dichiarato da un giornalista della Bbc che sul posto ha assistito alla scena. Gli agenti di guardia a un negozio si sono trovati accerchiati da decine di residenti che cercavano di entrare animati dalla fame e dalla paura. La folla in preda al panico, circondata solo da macerie ha lanciato pietre e alla fine gli agenti cautamente hanno consentito l’accesso. Kasman Lassa, capo dell’amministrazione della provincia di Donggala, area tutt’ora quasi del tutto inesplorata dai soccorritori e dove si teme ci possano molte vittime sotto le macerie, consapevole della realtà locale, ha affermato: «Tutti hanno fame dopo diversi giorni senza mangiare». Un residente, rivolgendosi al presidente indonesiano Joko, ha gridato a squarciagola: «dedichi attenzione a Donggala, signor Jokowi!». Un grido lacerante, rappresentativo di molte persone angosciate dalla percezione che le squadre di soccorso abbiano dedicato più tempo a scavare sotto le macerie di grandi edifici come gli hotel di Palu, invece di pensare alle altre decine di migliaia di persone che hanno perso la casa.
Riccardo Sansone, responsabile della risposta umanitaria di Oxfam Italia, ha riferito: «abbiamo lanciato un appello perché centinaia di migliaia di persone, sparsi in una regione molto vasta, hanno bisogno di aiuto immediato. Abbiamo predisposto ogni cosa per distribuire acqua pulita, essenziale per prevenire epidemie, cibo e materiali per allestire un riparo a chi è rimasto senza casa. Nei prossimi due giorni porteremo nelle zone maggiormente colpite 7 depuratori portatili in grado di garantire alla popolazione 300 litri di acqua pulita ciascuno».
Amanda Bissex, rappresentante di Unicef in Indonesia, ha affermato: «con ogni nuovo rapporto sul devastante terremoto e sullo tsunami, le nostre preoccupazioni per la sicurezza dei bambini a Palu, Donggala e altre aree colpite dal disastro, crescono. L’Unicef Indonesia, in collaborazione con il Governo, sta facendo tutto il possibile per rispondere a questa emergenza, che ha colpito il paese a solo 1 mese di distanza da un altro potente terremoto che ha causato migliaia di morti a Lombok» .
Le TV di tutto il mondo descrivono l’immensità della tragedia umanitaria. La sensazione è che a volte numeri così elevati facciano perdere di vista la vastità della tragedia. Ogni vittima meriterebbe di per sé che gli venisse dedicata una prima pagina, ma a causa dell’enorme mole di notizie le stesse vengono accorpate in numeri con tanti zeri. Dietro ogni numero vi è una storia che non conosciamo e mai potremo conoscere singolarmente ma sicuramente ognuno di noi ne condivide l’immensa tristezza.