L’ULTIMO CONTO DI MIKE

DI DARIO CELLI

Poi è venuto il momento del conto…
Un momento spesso “delicato” per una cameriera che lavora in un ristorante vicino a Time Sq, sempre pieno di turisti.

Perché Rosy è  abituata ai soliti turisti europei (soprattutto italiani e spagnoli, ma anche polacchi, greci e portoghesi) che ogni volta tentano di fare i furbi facendo finta di non sapere che negli Stati Uniti la “tip” (la mancia del cliente) è davvero una parte “integrante” dello stipendio di un cameriere. E che non è una  specie di mi-sei-simpatica-guarda-come-sono-gentile” dipendente anche dalle monete che in quel momento si ha in tasca o in borsa, ma che è, invece, una precisa percentuale del conto. 

Un fatto che spesso noi non riusciamo proprio a capire. 
Tanto che, quando ci presentiamo in un ristorante, a noi italiani spesso viene consegnato il conto con la “tip” già inserita.
Che vergogna…

Quante volte negli Usa mi è capitato di assistere a scene di camerieri che, letteralmente, rincorrono per strada italiani che hanno sì pagato il conto, ma senza lasciare la “tip”, la mancia o lasciandoci solo un dollaro o un paio di “quarter”
Che figura di merda! (Perdonate il “francesimo”, ma quando ci vuole, ci vuole…).

Nello Stato di New York, calcolare la percentuale (minima) da destinare alla mancia/servizio per il cameriere è semplice: essendo le tasse di quello Stato al 8,75% (avete letto bene, l’Iva è all’ottovirgolasettantacinquepercento!), per calcolare la mancia basta sostanzialmente raddoppiare la voce “tax” già segnalata nel conto. 
Aggiungendo magari “qualcosa”.


Io, comunque, per non sbagliarmi e per non fare figure “barbine”, preferisco avere sempre nel portafoglio la “tip table”…

… una tesserina comprata nel reparto cartoleria di un grande magazzino dove, come potete vedere, è già stato calcolato il 15 e il 20% di un ipotetico conto che va da 1 a 50 dollari.

La soluzione perfetta per chi è scarso in aritmetica.

E’ per questo motivo, appunto, che in alcuni scontrini viene già stampata, suddivisa in tre tipologie, l’ammontare della mancia “consigliata”.

E infatti, lo scontrino che Rosy stava consegnando al suo cliente (un conto di $43,50) suggeriva la mancia “normal” (15%) da $5.99;
quella “great!” (“ottimo!”, 18%), da $7.19;

infine quella “wow”, una mancia speciale del 20%, da $7.99.


Ma quello che Rosy aveva davanti era una sua vecchia conoscenza, un cliente abituale: Mike. Dunque non aveva timore che l’uomo si alzasse senza lasciarla.
Mike era un attore che da quasi un anno frequentava praticamente ogni giorno il ristorante dove Rosy lavorava, visto che lui recitava in uno dei tanti teatri della zona di Times Sq.



Un cliente con il quale col tempo – come spesso succede in questi casi – lei si era confidata, raccontando giorno dopo giorno la sua vita non facile.

Un marito con un lavoro saltuario, un bambino, la propria università da pagare e uno sfratto.

Un fottuto, terribile, sfratto.

Lui l’aveva anche invitata più volte a vedere il suo spettacolo: alla cassa del teatro c’erano due biglietti, per lei e suo marito.
Ma lei niente.
Lei aveva comprensibilmente sempre da fare: il bambino, il marito, studiare. 
E poi quello sfratto.
Quel fottuto, terribile, sfratto che incombeva sulla sua testa.

Non aveva quasi mai un momento di respiro, Rosy.

E ora sapeva che non avrebbe potuto nemmeno contare sulla quasi quotidiana mancia di Mike, visto le date di New York dello spettacolo di Mike erano finite.

Porca miseria…

Insomma, come vi ho detto, anche in quell’ultimo giorno Rosy consegnò a Mike il conto, che quella volta, di 43,50$, (più o meno 39€).
E, come ogni giorno, gli lasciò lo scontrino sul tavolo, dentro all’astuccio dove il cliente può lasciare i contanti o la carta di credito. Come sempre, poi, dopo qualche minuto sarebbe tornata a prendere la carta con la quale Mike pagava sempre il conto.
Il suo ultimo conto in quel ristorante.
Nel ristorante dove lavorava Rosy…

Ma quello che accadde non fu affatto “come sempre”.

Lo scontrino sul quale il cliente aveva scritto anche l’ammontare della “tip”, era lì, sul tavolo.

Ma quando Rosy vide la “tip”, le venne un colpo.

A quella cosa, lei, no, non era pronta.

Cioè, nell’ambiente si era sempre favoleggiato su mance fuori dall’ordinario lasciate da clienti generosi, ma lei aveva sempre ritenuto, quelle, leggende, appunto.
“Leggende metropolitane”. 

E infatti subito pensò di aver letto male, e per questo si era stropicciata gli occhi.
Poi inforcò gli occhiali, allontanando e avvicinando ripetutamente lo scontrino per leggerlo con attenzione, per osservarlo meglio. 

Poi si rassegnò all’emozione.

Per la miseria…
Per tutti i fottuti Paperoni d’America!
Per tutti gli spilorci d’Europa, che non lasciano mai la mancia!
Non era un errore! 
No, non lo era proprio…
C’era pure scritto chiaro e tondo!

Mike, non aveva infatti scritto solo il totale, ma aveva anche specificato il singolo ammontare della “tip”, della mancia.

3000,00 dollari!

Tremila dollari di mancia! 
Qualcosa come 2700 €uro!

E no, non era un errore.
Anche perché sul retro dello scontrino, Mike aveva anche scritto una lunga spiegazione.










Ti ringrazio per la tua gentilezza e la tua umiltà”, aveva scritto.
“Tu mi hai ricordato un insegnante del college che ha dovuto affrontare un’esperienza terribile: la morte del proprio figlio di 22 mesi…”.

Fu proprio quell’insegnante, racconta Mike nello scontrino, che lo avviò alla pratica del “To pay it forward”“pagare prima”, e cioè “pagare in anticipo” il conto di qualcun altro che ne avrebbe avuto bisogno.

“E’ una pratica – ha lasciato scritto Mike – che da allora mi è rimasta in testa”.
E nel cuore, aggiungerei io.

Poi sullo scontrino si potevano leggere precise istruzioni.
“Ti chiedo solo
1) di andare sul sito ReesSpechtLife.com  e leggere cosa c’è scritto
2) di non far finire la catena ‘To pay it forward’ con te.
3) E dal momento che non è una mia o una tua idea, ti chiedo di non pubblicizzare la tua iniziativa con il mio o con il tuo nome.

Grazie di tutto.

E spero che un giorno qualcuno ti darà tanto amore e tanta felicità come hai diritto”.

Il nostro Mike non scrisse il nome di quel professore, ma cercando per bene in rete ho scoperto che si chiama Richard Specht, docente che insegna Scienze alla Smithtown Central School, nello Stato di New York. 

Fu lui – che qui vediamo sorridente e felice insieme alla moglie Samantha Specht prima della tragedia che li avrebbe travolti di lì a poco – a fondare la “ReesSpecht Life”.

Entrambi insegnanti, avviarono questa “catena di solidarietà”  dopo la morte del loro piccolo Richard Edwin-Ehmer che nella foto tengono in braccio, avvenuta durante un incidente stradale nei giorni dell’uragano Katrina.

Il piccolo “Rees”, come lo chiamavano, che finì di vivere a soli 22 mesi.
A nemmeno due anni, cazzo…

Scopo dell’associazione sarebbe stato diffondere “Random Acts of Kindness”, è scritto nell’atto di fondazione: 
“Atti di gentilezza casuali”. 

Come quella, appunto, di “pagare in anticipo” il conto a qualcun altro, o di donare inaspettatamente piccole somme di denaro a chi ne ha bisogno.

Magari proprio quando ci è andato bene qualcosa…

Un’idea che, silenziosamente – con il passaparola e con bigliettini come quello del nostro Mike – ha iniziato a prendere piede in America incoraggiando le persone a rispondere alle buone azioni senza motivo, con un’altra buona azione.

Anche questa casuale.

Una sorta di “catena di buone azioni senza motivo” che hanno come beneficiarie persone sconosciute.
Piccoli gesti gratuiti ed inaspettati: come dare i 5 dollari mancanti alla persona in coda alla cassa che non sa come fare.

In Italia, a Napoli soprattutto, in qualche bar sopravvive ancora la pratica del “caffè sospeso” (ma anche della pizza e del biglietto della metro…): lasciare alla cassa, cioè, un caffè pagato per il primo sconosciuto che ne avrà bisogno o che comunque lo chiederà.
Pratica che – partita da Napoli – nel tempo è dilagata in Francia, in Spagna, in Svezia, arrivando financo in Australia e negli Stati Uniti, appunto.

Una cosa del genere, infatti, un bel po’ di anni fa l’ho vista anche in un locale di Manhattan, nel Village.

“Rosy” (il suo nome me lo sono inventato, così come quello di Mike), lo ha promesso.
Non si dimenticherà mai di quello che le è accaduto. E restituirà in qualche modo, appena potrà e per quanto potrà, questo piccolo miracolo terreno che l’ha investita.

“Se tanta gente di poco conto,
in luoghi di poco conto,
facesse cose di poco conto,
la faccia del mondo cambierebbe”.

La morale, in fondo, sta tutta in questa frase che lessi, una quarantina di anni fa, su un tavolo, nella sede di un gruppo che negli anni ’70 era in Corso San Maurizio 27, a Torino. 

Gruppo di “estrema sinistra” e frase (l’ho scoperto solo recentemente) di Raoul Follerau, filantropo cattolico francese fondatore dell’associazione che aiuta i malati di lebbra in tutto il mondo.
Erano i tempi, quelli, in cui mai avrei immaginato che nella sede di un gruppo di estrema sinistra avrei trovato la frase di un cattolico.

E mai (e poi mai…) avrei pensato di arrivare ad amare così tanto gli Stati Uniti d’America.

Ma questa, davvero, cari amici, è tutta un’altra storia…