OCCHIO ALLA TRUFFA DEL CONOSCENTE E DELL’OROLOGIO-REGALO

DI MICHELE ANSELMI

Confesso, ci sono cascato con tutte le scarpe, anzi i sandali. E un po’ me ne vergogno. In tutto ci ho rimesso 15 euro, poca roba; e tuttavia, benché sentissi odore di fregatura, fino all’ultimo ho provato a pensare, ho sperato, che l’uomo non fosse un piccolo truffatore ma quello che diceva di essere. L’arte di arrangiarsi, non c’è bisogno di aver visto film sulle bidonate come “Pacco, doppio pacco e contropaccotto” di Nanni Loy, è fantasiosa in Italia. In genere siamo tutti guardinghi, anche troppo, lesti a svicolare, a non farci coinvolgere. Ma poi ci si ricasca.
Ieri, a ora di pranzo, mentre entravo in un portone dalle parti di via degli Scipioni, un signore sorridente mi urla da un’auto monovolume una cosa del tipo: “Salve, come sta? Che piacere rivederla? Non si ricorda di me?”. Ovviamente non ricordavo nulla, mai avendolo conosciuto; eppure l’ometto romano, sempre rimasto in macchina col motore acceso (avrei dovuto pensarci), mi riempie di complimenti, come se mi conoscesse davvero, inventa una storia meravigliosa riguardo alla sua nuova vita in Germania come orologiaio, mi dice, su mia richiesta, qualche parola in tedesco; infine, essendomi io lasciato sfuggire che faccio il giornalista da oltre 40 anni, l’affondo geniale: “Ma certo, la vedevo sempre al giornale dove lei lavorava, lei era sempre così gentile con me”.
Fregato, io. A quel punto il tizio ha tirato fuori un orologio chiuso in una scatola abbastanza elegante, per regalarmelo; io gliel’ho ridato dicendogli che non vedevo il motivo della cosa; lui ha finto di fare l’offeso, ribattendo che era un pensiero per un medico, poi partito all’improvviso. Per tagliar corto, visto che mi aspettavano a pranzo, prendo questo oggetto e saluto, pur sentendo aria di fregatura; infatti, un attimo dopo, “l’orologiaio” di Dortmund, mi chiede se ho qualche soldo per la benzina da regalargli, dovendo lui ripartire in giornata per la Germania. Rassegnato, gli do 10 euro, lui vede che ho anche una banconota da 5 e mi chiede un ulteriore aiuto.
Lo so, avrei dovuto restituirgli senza tanti complimenti quell’orologio, marca Curren, che si compra nuovo per una decina di euro, e mandarlo a quel paese. Ma lui era sorridente, soave, come se mi avesse conosciuto davvero in altri periodi della mia vita. Insomma un “pollo”, io. Purtroppo tutta questa faccenda non farà altro che rendermi ancora più sospettoso verso il prossimo, probabilmente più maleducato e lesto a tagliar corto.