IL NUOVO FAHRENHEIT DI MOORE È UN ATTO DI ACCUSA CONTRO TRUMP

DI DARIA FALCONI

È il 2004, 23 giugno e il regista, sceneggiatore e attore Michael Moore, classe 1954 Michigan, mostra agli Stati Uniti d’America il suo oltraggio alla corte: Fahrenheit 9/11.
Un azzardo riprendere il titolo dal celebre romanzo di fantascienza Fahrenheit 451 (Ray Bradbury, 1953); un azzardo non cambiare il titolo nonostante le obiezioni mosse da Bradbury fino alla sua morte; un azzardo cercare di riconsiderare l’attentato dell’11 settembre 2001, dimostrando che troppi dettagli sembrano non essere stati lasciati al caso; un azzardo dichiarare l’America consapevole (e forse colpevole) dell’attentato.
Questo azzardo vince la Palma d’Oro di Cannes 2004. E ora, 2018, arriva Fahrenheit 11/9 dal 21 settembre.
È il turno di Trump.
Non una novità per la storia degli U.S.A, costellata da tragici incidenti quanto scandalose rivelazioni. Sono stati innumerevoli i film che hanno voluto dichiarare le falle del sistema di un paese che ha voluto sempre ostentare troppo la propria superiorità giocando a carte coperte.
Ed è stato così per il film sul caso del Washington Post (da cui The Post, 2017), per il film sul caso Spotlight (Spotlight, 2015) e anche per il film su Edward Snowden (da cui Snowden, 2016), per citare i più importanti degli ultimi anni. Tutte grandi prove cinematografiche ma caratterizzati però da una unica piccola costante: sono film a tutti gli effetti.
Senza ombra di dubbio l’attenzione per i dettagli e l’ottima recitazione hanno permesso a questi di guadagnarsi premi e critica positiva non da poco. Ma quello che ha caratterizzato le proposte di Moore sin dagli esordi è stato di voler apertamente denunciare l’America con la formula per eccellenza del documentario. Il suo viso come quello degli intervistati e degli accusati appare scena dopo scena senza fare sconti a nessuno. Una vera produzione straordinaria a tutti gli effetti che si avvicina incredibilmente al cinema senza però scadere nella banalità del “raccontiamo i fatti”. Queste speculazioni e ricerche spasmodiche quasi complottiste per arrivare alle verità ultime gli hanno permesso negli anni non solo di conquistare credibilità, ma anche autorità e sicurezza nel portare avanti i pensieri e le opinioni del popolo tenute a freno dalla paura.
Noto anche per essere stato l’unico a “predire” l’elezione del nuovo presidente dichiarandosi come uno tra i primi ad aver preso sul serio l’imprenditore miliardario, promuove ora il suo nuovo azzardo gridando “Dobbiamo reagire. Dobbiamo combattere per riavere indietro il nostro paese” e il pubblico non vede l’ora di assistere al nuovo docu-scandalo, in attesa del prossimo.