DEF-AULT. DUE KAMIKAZE DANZANO, MENTRE L’ITALIA RISCHIA IL FALLIMENTO

DI LUCIO GIORDANO

A volte viene il dubbio che Lega e 5 stelle non siano dei partiti populisti ma facciano invece parte integrante dei poteri forti, quelli che loro,  a parole, dicono di combattere. Che insomma alle loro spalle ci siano nazioni e capitali che abbiano tutto l’interesse a smembrare l’Italia e l’Europa. Ma non solo.

Già, perchè il Def presentato in questi giorni e che ieri l’Europa ha rispedito automaticamente al mittente per delle correzioni, fanno capire che sia Salvini che Di Maio non abbiano bene chiara la situazione. O  che  l’abbiano chiarissima. Andare cioè allo scontro con L’Europa, da una posizione di debolezza assoluta, urlando muoia sansone con tutti i filistei. Converrete: non è il massimo dell’arguzia politica, A meno che, appunto, non ci sia qualcosa sotto.

Che in effetti  l’Italia, con il debito pubblico alle stelle, sia in una posizione di debolezza è fuori discussione. Il segretario della Lega, il vero presidente del consiglio dell’alleanza di governo, ha voluto mostrare i muscoli. Sul perchè è abbastanza chiaro, ma non si hanno conferme.  Steve Bannon , però, c’entra  di sicuro qualcosa. E con lui, c’entrano  il suo movimento di estrema destra che vuole  far rinascere il nazifascismo in Europa, e   i cosiddetti poteri forti che lo appoggiano. Altrimenti, quello presentato in questi giorni, non può esser che definito un def- kamikaze. Un def che ci accompagna, danzando sulle note dell’orchestrina del Titanic, verso il default. E pensare che sarebbe bastato un minimo di intelligenza politica e diplomatica, per evitare il rischio concreto del fallimento del nostro Paese .

Bastava accontentare il proprio elettorato poco a poco e tutto sarebbe stato diverso. Salvini, al contrario , nella sua prova muscolare è voluto andare allo scontro con un’arroganza  che fa  male all’italia e agli italiani. Sarà stato orgoglio patriottico, il suo? I dubbi vengono, su uno che nella semifinale Italia- Germania dei mondiali 2006 tifava tedesco perchè non si riconosceva nel tricolore. E poi questo amore all’improvviso? Suvvia, a chi vuole fare fessi?Lo dica chiaro, allora: vuole uscire dall’euro, distruggere l’Europa unita senza se e senza ma. D’accordo, ma non può farlo con il culo degli altri, Cioè di noi italiani, di noi europei. E senza nemmeno sventolare la possibilità di un referendum. Che, al netto della propaganda social, i sovranisti perderebbero al cento per cento. Ma non c’è niente da fare: i due segretari di partito al governo, sono più duri dei muli.  Nemmeno Di Maio si tira più indietro e oggi dice che non c’è nessun piano B e che tra otto mesi l’Europa, questa Europa, non esisterà più. Adesso. sostituire l’Europa pessima  di cinici euroburocrati con dei sovranisti, ancora peggiori,  a cui interessa rispedirci mille anni indietro nella storia, non è il massimo. Dalla padella alla brace: e se dovesse capitare, ve ne accorgereste  presto dei disastri che costoro provocherebbero.

Sia ben chiaro: nessuno sta dicendo che quella attuale sia la migliore Europa possibile. O che gli eurocrati non abbiano fatto in questi venti anni gli interessi di banche, mondo della finanza, e al più di Germania e Francia. Ma alla guerra, se proprio si deve,  non ci si va con armi spuntate. Serve una strategia. serve acume politico. Che poi se vai alla guerra in favore del popolo è un conto. Se ci vai per sostituire il vecchio con il vecchissimo modello politico e sociale, autoritario e che peggererà le condizioni del popolo stesso, è un altro conto.

Comunque sia, un def come quello presentato nei giorni scorsi era chiaro che avrebbe suscitato polemiche. In fondo, bastava poco: bastava rinviare sine die la riforma Fornero, semmai mettendoci mano a tempo debito, a costo di scontentare le aziende amiche della Lega, che vorrebbero liberarsi dei cinquantenni  in su e, , con lo stesso stipendio di uno, assumere due ventenni.  Aziende  che considerano gli altri, idioti da intortare a proprio piacimento. Bastava inoltre  non incaponirsi sulla flat tax che privilegia il  ricco elettorato leghista fatto di imprenditori e commercianti del nord Italia. Bastava insomma ammettere che affrettare i tempi avrebbe portato al rischio default per fare marcia indietro. Certo, vai  a spiegare poi  ai tuoi elettori, che non puoi rispettare le promesse da marinaio elettorali. Ma allo stesso tempo  non si può nemmeno mettere a repentaglio, per un pugno di voti, la stabilità dell’Italia.

Cosa che a Salvini, di proclama propagandistico in proclama propagandistico, sta riuscendo benissimo. Di tutte le promesse elettorali, insomma, l’unica cosa che poteva continuare a proporre era la pace fiscale: centomila euro massimo di cartella esattoriale e non un milione, però. Ovvio, non perchè sia una mossa condivisibile, visto che è altamente diseducativa, ma semplicemente perchè , al netto dei furbi, c’è tanta gente che si è trovata spiazzata nella devastante crisi economica, che stiamo vivendo da dieci anni a questa parte,  avviata con il pessimo governo Berlusconi-Lega, quello dei ristoranti pieni e dei voli sold out.

Lo stesso si può dire dei 5 stelle. Il reddito di cittadinanza è  sicuramente necessario allo stato attuale, e sempre a causa della crisi creata ad arte dal mondo della finanza, dalle multinazionali e mettiamoci anche l’industria delle armi, fedele alleata di Bannon e Trump. Ma con una coperta troppo corta, il reddito di cittadinanza lo vari  semmai in via sperimentale, aggiustando il tiro ad ogni manovra finanziaria. Così’ invece è tutto pasticciato e, senza coperture certe, finirà per scontentare tutti. Del resto, con una manovra a debito,  con un deficit strutturale, che l’Italia si era impegnata a ridurre dello 0,6% e che invece è previsto aumenti dello 0,8%. e senza avere un occhio agli investimenti, non si va da nessuna parte. Incompetenza totale. Sempre più dunque,  Salvini e Di Maio sembrano essere il problema e non la soluzione. L’importante, insomma, ed è giusto ripeterlo,  sembra sia mantenere a tutti i costi le promesse elettorali, sapendo bene che in questo modo, con il no dell’Europa, si arriverebbe alla procedura d’infrazione da parte di Bruxelles.

Mario Draghi, volato a Roma per incontrare Mattarella in questo clima da allarme rosso, ne è ben consapevole, tanto più che il Quantitative Easing  sta per finire. Cosa accadrà dopo? A fiuto, un disastro per l’italia. Che è troppo grande per fallire , si dice in giro.  Speriamo. Ma l’alternativa al fallimento è il commissariamento e non si sa in quanti, Monti docet,  abbiano piacere di trovarsi con l’ingombrante presenza della troika. Responsabile, ed è indubbio, del netto peggioramento della qualità di vita dei cittadini. Italiani e non solo. Nella battaglia contro i cinici rappresentanti del mondo della finanza, delle banche , delle multinazioni serviva insomma scaltrezza strategica. Non averla utilizzata alimenta ulteriormente i dubbi sull’operato di questo governo. Sui  suoi doppi fini. Perchè è chiaro che a certe condizioni , come ha detto giorni fa a Piazza Pulita Renato Brunetta, l’Italia rischia di diventare terreno di conquista degli speculatori. E , converrete, dare ragione a Brunetta, ce ne vuole .

Si perchè, se il default fosse davvero dietro l’angolo saremmo costretti a vendere anche il Colosseo, per la gioia delle furbe  agenzie di rating che non vedono l’ora di dichiarare i nostri titoli di stato carta straccia e delle multinazionali che si stanno apparecchiando per mettere le mani sui nostri incommensurabili gioielli, sul nostro risparmio privato. E questi allora  sarebbero due partiti che vogliono il bene dell’Italia?  Criticavamo tanto e a ragione Berlusconi,  Renzi e i renziani, ma questi sono peggio. Certo c’è ancora tempo per correggere il tiro, per mostrare i muscoli senza alzare la voce. Diciamo , un’altra decina di giorni, fino al 15 ottobre. Intanto però voi preparatevi psicologicamente. Ci vorranno nervi saldi per affrontare una situazione che non promette nulla di buono. E se lo avete, tirate fuori il paracadute. Stavolta potrebbe servire per davvero.