TORMENTONE MARESCOTTI: SÌ, ERO DIVENTATO 5 STELLE, ANZI NO

DI COSTANZA OGNIBENI

“Sarebbe necessaria la rivoluzione e oggi non è tempo di rivoluzione, ma non è neanche tempo di sposare definitivamente il potere capitalistico finanziario!”.
Parla dai microfoni del Festival dei Saperi Pubblici a Bologna, Ivano Marescotti, e polemizza contro quel governo che lui stesso aveva votato.
“In tanti, disgustati dal partito, abbiamo votato per i 5 Stelle”, aggiunge in un’intervista a Repubblica “ora spero che questo accordo con la Lega duri poco perché questo è un governo conservatore e reazionario monopolizzato da una destra fascistoide e razzista”.
È un tam-tam sui social network, il ritiro del suo voto, è uno degli argomenti che, digitando il suo nome nella famosa “query” di Google, salta agli occhi più della sua stessa biografia. Ed è così che funziona ormai il mercato dell’informazione: si condivide un evento che fa notizia, se ne parla finché non se ne può più, né di dirne, né di ascoltarne, e poi si cestina, ovvero lo si inserisce nella cartella “trash” della propria Ram dimenticandone ogni aspetto. Dichiarazioni, frasi, azioni. Ma poi, in fondo, chi era Ivano Marescotti? Sì certo, era quello che faceva la parte del cattivo nei film, era il Dottor Randazzo in “Johnny Stecchino”; era il dottor Ugolini in “Lezioni di cioccolato”, o ancora l’anziano Pietro in “A casa tutti bene”. E poi? Forse qualche elemento in più per quanti sono stati inondati dal tormentone Marescotti-che-rifiuta-i-5-Stelle-dopo-averli-votati andrebbe fornito.
Classe 1946, nasce a Bagnocavallo, in provincia di Ravenna. Lavora all’ufficio edilizia, negli anni della sua gioventù, e nel frattempo progetta di laurearsi, prima in architettura e poi al DAMS di Bologna. Ma quando si dice che la scarsa chiarezza di idee sia sintomatica di qualcos’altro, guardando la storia di Ivano Marescotti si finisce per dare ragione a questo luogo comune, perdonandolo nel suo essere un po’ grossolano: dopo dieci anni all’ufficio edilizia e il famoso “pezzo di carta” non ancora conquistato, il giovane si licenzia, lascia gli studi e decide di dedicarsi al suo vero sogno nel cassetto: la carriera teatrale. Un bel salto, se ci si pensa, ma quando qualcosa “arde” dentro sino a quel punto, occorre seguirla. E mai decisione fu più saggia: il giovane attore in erba comincia subito a collaborare con grandi nomi, che vanno da Mario Martone a Carlo Cecchi; da Giorgio Albertazzi a Giampiero Solari. Per poi approdare al cinema, con una partenza un po’ riluttante, invero, poiché quel “La cintura” datato 1989 non convinse granché, e fu definito “una mediocre risposta a 9 settimane e ½”. Ma fortuna volle che proprio quell’anno iniziò a lavorare anche con Silvio Soldini e con “L’Aria Serena dell’Ovest” decise che quella sarebbe stata definitivamente la sua strada. Più di cinquanta pellicole in 28 anni bastano per affermare che non si fosse sbagliato, rigorosamente alternate a fiction per la TV e cortometraggi. Ma ciò che in questa sede occorre raccontare ancora meglio, non è tanto il Marescotti attore, che, come poc’anzi si diceva, è piuttosto conosciuto, quanto il Marescotti politico, il Marescotti comunista: rosso come le terre romagnole in cui è nato, fiducioso, almeno fino a qualche anno fa, in una sinistra intellettuale che guarda con simpatia al mondo degli artisti (e viceversa). E non potrebbe essere che così, date le radici: nato da padre partigiano, “Ora e sempre Resistenza” è lo slogan riportato sul drappo della sua esistenza che sventola con orgoglio. La stessa scelta di diventare attore, invero, era stata dettata dalla necessità di non farsi inghiottire dal riflusso politico esistenziale degli anni 70. E poi? E poi, come tanti, il crollo della fiducia.
“Il Pd è finito, la sinistra è sconfitta. C’è da scegliere tra due alternative: l’ammucchiata composta dai razzisti della Lega, dai filofascisti di Fratelli d’Italia e da quel “delinquente” di Berlusconi, e i 5 Stelle. Ecco, io voterò loro, nonostante facciano e dicano ancora tante cassate”. Era l’inizio del 2018 quando ai microfoni di Vanity Fair dichiarava il suo endorsement alla brigata grillina dopo averlo reso pubblico in un lungo post su Facebook datato 7 Gennaio. Siamo all’inizio di Ottobre, di mesi ne sono passati nove, ed eccolo rimangiarsi nuovamente le parole, non per incoerenza, sia chiaro, ma per una delusione dovuta a un’alleanza che qualsiasi uomo profondamente di sinistra non avrebbe mai potuto accettare a lungo.
Sposato con Ifigenia Kanarà, donna di origini greche, operatrice nel campo del teatro, è padre della oggi quindicenne Iliade, il tenero volto che pochi anni fa avevamo visto in lizza per la 55esima edizione dello Zecchino D’Oro. Di più della sua vita privata non ci è dato sapere, ma come ogni attore che si rispetti che non ha interesse ad essere sbattuto in prima pagina nelle riviste di gossip, custodisce gelosamente la sua sfera privata, lasciando che sia quella pubblica a far parlare di lui.