TRUMP TRIONFANTE, PIAZZA IL GIUDICE ACCUSATO DI MOLESTIE ALLA CORTE SUPREMA. FU VERA GLORIA ?

DI ALBERTO TAROZZI

Adesso Trump può esultare. Brett Kavanaugh è un nuovo giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, dopo che venerdì notte il Senato ha votato in suo favore.
Forse mentre leggete queste righe, la nomina, con tanto di giuramento, sarà già avvenuta.

Vittoria di stretta misura, quella in Senato, per due soli voti, ma allo stato delle cose era l’averne anche soltanto uno di più quello che contava.
Decisivi i sì dell’ultimo momento: quelli delle repubblicane Lisa Murkovski e Susan Collins, e del democratico Joe Manchin, nonostante le accuse di tradimento che sono state rivolte, alle prime, dai movimenti delle donne e al terzo dai compagni di partito.

A nulla sono valse le accuse di stupro né le testimonianze di due donne da lui molestate e aggredite anni fa. A porre freno all’esultanza del premier non sono valse nemmeno le richieste dei dem di potere visionare il rapporto supplementare dell’Fbi sul giudice e le comunicazioni fra Fbi, Casa Bianca e Commissione Giustizia del Senato.

Esiste, è vero, una petizione per l’impeachment di Kavanaugh sostenuta da oltre 130.000 firme. Un impeachment fondato non solo sulle molestie sessuali denunciate da Christine Ford ma anche sull’accusa di avere mentito al giudice. Gli esperti in materia paiono però per il momento scettici sulle possibilità di rimuovere Kavanaugh dall’incarico.

Proteste su vasta scala, nel paese. Ora i dem sanno, oltre tutto, di essere stati messi in minoranza nella Corte e la partita avrebbe buone probabilità di riaprirsi solo nel caso in cui, nelle prossime elezioni a mid term i democratici prevalessero. A quel punto e probabilmente solo a quel punto, si tornerebbe a parlare di una inchiesta nuova e più attendibile di quella passata, cui si potrebbe assommare la procedura di impeachment per la quale è in corso la raccolta delle firme. Altrimenti, addio separazione dei poteri: con una Corte maleodorante di parzialità e dunque secondo molti esautorata, in quanto sottomessa all’esecutivo.

Vince dunque, per il momento, la maggioranza dei repubblicani e vince soprattutto Donald Trump che si è affrettato a dichiarare che si è trattato di “Una notte storica”. Il nostro, lo sappiamo, non si trattiene quando deve sfoggiare la sua personale retorica di circostanza.
Ma lo sguardo è rivolto soprattutto a quelle elezioni a mid term che potrebbero ribaltare le carte e quindi ogni occasione è buona per mettere sul chi va là l’elettorato. Nella circostanza Donald si limita a definire l’opposizione dem che ha fatto campagna contro il nuovo giudice come “il partito del crimine” e scusate se è poco.

Una volta avvenuto il giuramento, alla Corte, il rapporto tra democratici e repubblicani si modificherà in favore dei secondi per 5 a 4: uno scarto minimo, come quello verificatosi al Senato, ma sufficiente per tenere in pugno la situazione, conseguito anche grazie all’avere piazzato alla Corte un secondo giudice conservatore di fila dopo Neil Gorsusch.
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A quale prezzo? Qualcuno sostiene che comunque il neo eletto vedrà dimezzata la sua autorevolezza, al di là delle competenze professionali, pesando sulla sua figura forti dubbi relativi alla sua moralità. Ma tanto è. La moralità dichiarata da Brett è quella di un conservatore made in Usa, con inclinazioni fobiche nei confronti dei diritti civili e questo può bastare per l’elettore medio di Donald Trump. Ma a mid term non voteranno solamente loro.