PECHINO AVVERTE PARIGI. IN AFRICA NON POTETE FARE QUELLO CHE VI PARE

DI ALBERTO TAROZZI

E’ una notizia che circola solo in siti internazionali specializzati in questioni africane come Africa24 (da cui la ripprendiamo) e How Africa. Però, oltre all’attendibilità delle fonti, la cautela non scandalistica con la quale viene presentato il quadro della situazione e la puntualità con la quale vengono descritte le strategie di politica estera francese e cinese in Africa rendono la notizia più che credibile.

Partiamo dalle relazioni franco africane.
E’ noto che ci troviamo spesso di fronte ad un classico “patto coloniale”, vale a dire alle conseguenze striscianti di un sistema di commercio imposto da un paese europeo alle proprie colonie già nel XVII secolo, in conseguenza del quale la colonia si trovava vincolata dai colonizzatori sia nelle proprie importazioni che nelle esportazioni. Oggi, la coda di quella sudditanza è rappresentata da accordi più o meno segreti siglati tra le ex colonie francesi e l’autorità amministrativa di Parigi. Accordi che, come ricorda africa24.com, riguardano molteplici aree, sia militari che politiche, ma che si concentrano soprattutto su questioni di ordine economico.

In particolare i paesi africani ex colonie francesi debbono depositare le loro riserve finanziarie presso la Banque de France. Più precisamente la Francia si “prende cura” delle riserve di ben 14 Paesi africani, fin dal 1961, a contenere gli effetti dei propri processi di decolonizzazione. Si tratta di Benin, Burkina Faso, Guinea Bissau, Costa d’Avorio, Mali, Niger, Senegal, Togo, Camerun, Repubblica Centro Africana, Chad, Repubblica del Congo, Guinea Equatoriale e Gabon.

Su tutto questo sembra che la Cina stia cominciando ad avere qualcosa da ridire. Pechino detiene infatti, ad esempio, il 40% della produzione del greggio congolese e non le aggrada il dover passare attraverso la Banque de France ogniqualvolta deve investire capitali in quel di Brazzaville e dintorni, con un rischio di deprezzamento della moneta cinese e relativa perdita di tempo. Da qui nasce il sempre più forte desiderio dei cinesi di modificare le relazioni con la Francia.

Africa24 parla di incontri segreti tra cinesi e francesi per porre termine alle conseguenze del vecchio patto coloniale, quanto meno per i sei paesi verso i quali la Cina rivolge maggiormente i propri interessi e sui quali grava una sorta di tassa coloniale imposta da Parigi .

Si parla con una certa insistenza di una scadenza ultimativa di cinque anni, dopo di che la Cina avrebbe accennato alla possibilità di imporre ai francesi sanzioni di ordine economico commerciali. Fin qui la notizia, cui si accompagna la sensazione che il governo di Macron si dimostri particolarmente restio a porre fine ai vecchi e vantaggiosi (per Parigi) patti di stampo coloniale.

Nell’attesa del susseguirsi degli eventi si raccomanda a Parigi di tenere presente che la politica economica cinese è molto interessata alla realtà del continente africano e visto che si tratta di una grande potenza, mostrare i muscoli più del dovuto potrebbe risultare controproducente. Macron è avvertito.