TROVATA MORTA IN CASA IL GIUDICE D’ALESSANDRO. DALL’OMICIDIO MARCONE, AGLI ARRESTI DEGLI SPADA

DI MARINA POMANTE

 

 

Trovata morta nella sua casa al centro di Roma il giudice Simonetta D’Alessandro.
L’allarme è stato dato dal figlio ieri pomeriggio. La prima ipotesi è che sia sia stata colpita da un malore.
Nominata presidente della X Sezione penale del tribunale vari mesi fa e da gip aveva seguito le inchiese sui clan del litorale di Ostia: gli Spada e il caso Tulliani.

Una persona sempre gioviale e affabile non risparmiava mai le energie e cercava con la sua determinazione di scovare tra le pagine dei vari fascicoli elementi possibili per una più completa esposizione dei casi difficili, meticolosamente studiava le inchieste legate alla criminalità organizzata o ai reati di pubblica amministrazione. Il giudice D’Alessandro era una figura molto nota e le sue doti erano molto apprezzate all’interno degli uffici giudiziari di Piazzale Clodio.
Ieri in un grigio sabato pomeriggio è stato rinvenuto il corpo senza vita nell’abitazione in centro, un appartamento su Passeggiata di Ripetta, vittima di un malore.

A chiamare le forze dell’ordine e dare la notizia è stato il figlio, preoccupato dalle mancate risposte al telefono, ha immediatamente chiamato i carabinieri della stazione Prati. Dopo che i Vigili del fuoco hanno fatto irruzione è stato constatato che nell’appartamento non c’era nessun segno di effrazione. E dopo gli esami di routine sul corpo del giudice, il medico legale non ha trovato elementi che potevano far pensare a un’eventuale aggressione.

La sua professione, quella di magistrato, la D’Alessandro la portava avanti con fervida passione senza mai esimersi, anche ora che a 58 anni, poteva rallentare dato che alle spalle c’era una lunga carriera.
Nata a Foggia, laureata a Pavia, oltre ad avere un curricula di alto profilo, il giudice per le indagini preliminari, lo scorso gennaio, ha firmato l’ordinanza di arresto per 32 membri del clan Spada. Inoltre recentemente si era occupata anche delle vicende penali dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini e del cognato Giancarlo Tulliani, delle tangenti sui campi rom e addirittura negli anni di piombo, di terrorismo e Brigate rosse nonché nel 2016 decise l’archiviazione dell’ultima inchiesta sulla morte di Roberto Calvi, il presidente del Banco Ambrosiano trovato impiccato sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra il 18 giugno 1982. Da pochi mesi era presidente della X sezione penale del tribunale.

Tra i colleghi e gli addetti ai lavori della cittadella giudiziaria ci sono state parole di cordoglio e sincero sgomento e dolore, stesso dolore tra chi, anche in altre sedi, l’aveva conosciuta e apprezzata. la Camera penale di Roma si unisce al cordoglio.

Chi era Simonetta D’Alessandro, il giudice morto a Roma.
Simonetta D’alessandro viene ricordata per la sua straordinaria intelligenza, l’immensa umanità ma anche l’assoluta osservanza nell’applicazione della legge: non faceva sconti a nessuno, era una donna molto solare ma una figura di garanzia inflessibile:credeva nello Stato, nel diritto, nelle leggi. Esortava nella fiducia alla giustizia. Dice di lei l’avvocato foggiano Oreste De Finis, amico di gioventù che conobbe Simonetta quando era ancora una ragazzina: “Come l’ho conosciuta? Non potevi non notarla quando passava. Era solare, giunonica, vitale. Qualità che non ha mai nascosto o tentato di mortificare, perché lei era così: una donna coraggiosa e libera”.

Una scomparsa che ha colto tutti di sorpresa, che ha scosso la città di Foggia, che le ha dato i natali e dove la D’Alessandro mosse i suoi primi passi nella carriera forense. Fino a diventare giudice.

De Finis parla di lei ricordando un periodo oscuro di Foggia: l’omicidio Marcone. Porta la sua firma la prima richiesta d’archiviazione del caso. “Eravamo sconvolti, ricorda Daniela Marcone, alla testata FoggiaToday, avevamo dieci giorni per opporci e non ci era stata neanche rilasciata copia della documentazione. Erano tempi diversi per le vittime, in cui la giustizia non aveva la stessa attenzione e tutela che riserva oggi, a seguito di direttiva europea. Il pm era la nostra garanzia e non si era abituati a familiari che volevano leggere, approfondire. Ricordo che ci riunimmo in una stanzetta del Tribunale. Eravamo confusi. Fu lei, tramite Oreste De Finis, nostro amico fraterno in questa battaglia, a chiedere di incontrarci. Aveva firmato in quanto gip, la richiesta di archiviazione ma ci volle rasserenare, dire che la giustizia stava lavorando, che dovevamo credere in ciò che si stava facendo. Non ci rivelò mai nulla, sia chiaro, era molto professionale nel suo lavoro e rigorosa, ma in quel momento volle trasmetterci vicinanza emotiva. Spronandoci ad avere fiducia. Ebbe rispetto del nostro dolore. In quegli anni difficilissimi mi colpì l’umanità di quella donna, non eravamo abituati, consideri che nei mesi precedenti, nonostante le insistenti richieste, nessuno dal Tribunale aveva mai accettato di vederci”.

Il giudice per le indagini preliminari D’Alessandro, chiese un supplemento di indagini. Nell’ordinanza di archiviazione, parlò di “menti della finanza raffinatissime”, invitando a parlare chi sapeva, mentre De Finis indicava come bugie quello che era stato sostenuto fino a quel momento per “sviare dalla verità”.
“Era una studiosa, perché leggeva molto, era straordinariamente capace”. A Foggia subì un paio di attentati e venne messa sotto scorta per un periodo.

Non mancò, anche nella sua trasferta romana, di trovare sempre parole di vicinanza per i fratelli Marcone. Come poteva, dice oggi Daniela Marcore, vicepresidente nazionale di Libera.”rispondeva anche sui social con affetto al nostro dolore”, e ribadiva che: “mio padre non meritava quella fine”. Il suo saluto oggi su Facebook è stato: “Sei stata una presenza luminosa in un periodo terribile e buio della mia vita. Buon viaggio, se incontri papà ti ringrazierà per il profondo senso di umanità dimostrato verso i suoi figli”.