ARRIVA SAVONA A SALVARE TRIA

DI LUCA SOLDI

 

 

Una giornata convulsa, imbarazzate, con spread e la Borsa su e giù, in balia dello speculatore di turno che scommette sulle fragilità del Paese, sulle incapacità della classe politica:”Se ci sfugge lo spread deve cambiare la manovra”. Così il ministro degli Affari europei, Paolo Savona, nel corso della registrazione della puntata di Porta a Porta ieri sera su Rai1. Il ministro torna a definire “difficilissimo il lavoro di Tria” ma poi aggiunge da vero salvatore della Patria: “Io posso spingere un po'”. 

Prova dunque, Savona, a farsi avanti mostrando di saper far di conto.

Lo dice decisamente convinto e convincente anche perché l’attuale ministro dell’Economia è ormai un fantasma che cammina:

“Tria fa un lavoro difficilissimo, deve cercare di rendere la manovra quanto più vicina alla sua realizzabilità. Io ho un compito più facile, quello di spingere un po'”. 

C’è la questione di quel 2,4%” di rapporto deficit-Pil. Il ministro ha di nuovo sottolineato che il Def presentato dal governo “è corretto, cauto e moderato”. 

“Ci dicono che le previsioni della manovra sono ottimistiche? Sono i risultati di modelli egonometrici e degli interventi che noi facciamo”, aggiunge. “Senza sviluppo non c’è stabilità” “Fmi e Bankitalia pongono la stabilità finanziaria come presupposto dello sviluppo- ricorda Savona-. Io ritengo che senza sviluppo non ci possa essere stabilità finanziaria. Sono due visioni diverse”. “La solvibilità debito pubblico non è in discussione” “La solvibilità del debito pubblico italiano non è in discussione- aggiunge- Non viene minimamente in mente di dichiarare default”.  “La Bce abbatta lo spread acquistando i titoli” “Tra i compiti della Banca centrale europea- spiega- c’è quello della stabilità finanziaria, quindi quello di abbattere lo spread, deve intervenire in acquisti” di titoli italiani.  “Necessario europeizzare il cambiamento” “Il 2019 sarà un anno difficile per l’Europa- continua-. Può succedere qualcosa di simile a quello accaduto in Italia il 4 marzo”. “Ci sono alcuni, come me, che dicono che è necessario europeizzare il cambiamento e che l’Europa deve prenderne la guida – spiega -. Poi ci sono altri che dicono che non c’è niente da fare e vogliono tornare a livello nazionale”. 

All’uscita del Consiglio dei Ministri, Salvini non trova di meglio che dire: “Chi si ferma è perduto”. Lo dice imboccato sicuramente dal fantomatico ma efficientissimo “ministero alla propaganda” e questo la dice lunga sulle intenzioni future.

La serata é conclusa da Alessandro Di Battista che intervenendo da Floris su la7 rafforza il senso delle dichiarazioni passate in giornata quando ha accusato la governance di Bankitalia in pratica di essere succube, sottomessa alle banche di affari.

Per un tranquillo martedì di ottobre, tutto questo pare davvero essere abbastanza.