ELEZIONI IN BOSNIA. NAZIONALISMI VINCENTI, CHI E’ MILORAD DODIK, LEADER SERBOBOSNIACO

DI ALBERTO TAROZZI

Bosnia: è passato un quarto di secolo. Da mattatoio di esseri umani a inestricabile ginepraio politico.
Elezioni in stanze separate. Elettorati divisi a seconda dei gruppi etnici e a seconda delle Entità uscite dai lontanissimi accordi di Dayton. Quelli che videro Milosevic uscirne premiato come uomo dell’anno (versione Time).

In uno Stato dai lineamenti sfuggenti la Presidenza a turni alterni toccherà a un croato/musulmano e a un serbobosniaco. Tra questi ultimi “the winner is” un nazionalista che si chiama Milorad Dodik, con dichiarate propensioni scissioniste che definisce la Bosnia un non Stato e che proclama feste nazionali quelle di Serbia.

Anche gli altri eletti, quanto a nazionalismo non scherzano. Formalmente nazionalista non è l’eletto croato che si oppone a chi ipotizza una secessione della Herzegovina, ma i maligni sostengono che ai nazionalisti croati duri e puri sia nuociuta qualche strizzatina d’occhio agli odiati serbi, sia pure in funzione di una coalizione contro l’Islam.
Nazionalista dichiarato invece l’eletto musulmano bosniaco, di rigorosa fedeltà al clan degli Izetbegovic. Papà Izetbegovic buon’anima è colui che ci venne proposto con una immagine moderata durante gli anni 90 ai tempi sciagurati di Srebrenica. Tutto è relativo. Certo qualche amico di Bin Laden islamico non moderato, avvezzo a tagliare gole, venne importato in Bosnia in quegli anni. Oggi non è più possibile equivocare: il clan di Izetbegovic jr ha invitato Erdogan a Sarajevo, dove folle plaudenti lo hanno acclamato come un sultano. Chi glielo andrà a dire a Izet jr e & che i vecchi amici della Nato si potrebbero irritare? Intanto il paese si trova al primo posto, ex aequo col Kosovo, quanto a foreign fighters. Ed è all’ultimo posto, sempre ex aequo col Kosovo, nel fare la fila, con moderato entusiasmo, per l’entrata nella Ue.

Ma torniamo a Milorad Dodik, nazionalista doc di sponda serba. Tutti lo segnalano a ragione in quota Putin, anche se nei Balcani la storia è solita, al cambiare del vento, determinare repentini cambiamenti di opinione.
Così fu in parte per Dodik. Ritenuto a suo tempo il male minore, in quanto antagonista di Karadzic, leader dei serbobosniaci ai tempi di Srebrenica. Dopo di che riconobbe la validità delle stime sui morti di Srebrenica, non da tutti condivise al 100%, tanto che qualcuno suppose si trattasse di un marchingegno per ottenere in cambio maggiore autonomia per l’Entità serbobosniaca. Poi qualche anno di relativo silenzio, ma sempre pronto a rivendicare la secessione con ricongiungimento alla madre patria serba, nel caso il Kosovo fosse, per sua parte, entrato nel progetto di una Grande Albania.

Più recenti le esplicite ottime relazioni con Mosca. Mentre il Presidente ex nazionalista della Serbia Vucic effettua salti mortali e capriole, per collocarsi come non allineato tra Mosca e Bruxelles, Milorad guarda fisso al Cremlino. Anche quando Vucic non condivide il progetto di annessione dell’amico Vladimir della Crimea alla Russia, paventando analogie col Kosovo, Milorad resta fedele alla linea Putin e punta a rappresentarlo nei Balcani facendo della bellissima Banja Luka una dependance dei russi.

Bosnia, terra di confini interni alla ex Jugoslavia, dove alla guerra è seguìto un eterno dopoguerra, nel segno di una possibile tragica reversibilità. Dovunque tu oggi ti muova in Serbia, Montenegro, Macedonia, Kosovo, potresti trovarti, a pochi km, in terra “nemica”, per l’avvicinamento di questo o di quel paese ad un blocco straniero ostile al tuo.
In Bosnia sono abituati da lustri a temere un nemico appostato dietro la collina. Ma oggi, più che un tempo, ai conflitti locali, potrebbero seguire, come in una inarrestabile reazione a catena, scontri di ordine globale.