INCONTRO TRA SALVINI E LA LE PEN A ROMA. CHE TRISTEZZA: CHI SI SOMIGLIA, SI PIGLIA

DI LUCIO GIORDANO

Annunciato in pompa magna, l’incontro nella Capitale  tra l’attuale ministro dell’interno italiano e la leader del partito xenofobo  francese Marine Le Pen, è stato in realtà una sconfitta per Salvini. Doveva essere il sigillo per un accordo alle Europee 2019 di tutte le destre estreme del continente,  che il segretario di Via Bellerio  caldeggia da tempo. L’appuntamento invece   non ha fatto altro che confermare quanto le distanze tra i partiti sovranisti d’Europa  ci siano e siano enormi.   E’ emerso insomma  quanto l’estrema destra europea sia lontanissima dal trovare  un accordo comune. La Le Pen lo ha confermato a più riprese e, a parte gli elogi sulla politica dei migranti di quello che viene definito il ministro della paura italiano,  durante l’incontro, ha mostrato in più di una circostanza di  quanto sia gelosa della propria indipendenza politica.  «Ovviamente non può esistere una lista unica dei sovranisti alle prossime elezioni europee. Ognuno deve portare al Parlamento europeo rappresentanti che siano capaci di difendere i propri interessi», ha sottolineato la  Le Pen. Salvini ha provato a fare il piacione:  “Condividiamo la stessa idea dell’Europa, dell’agricoltura, del lavoro, della lotta all’immigrazione”. E  ha aggiunto: ”  siamo di fronte allo scontro tra economia reale e quella virtuale, tra vita vera e realtà finanziaria. Se volessi pensare male crederei che c’è chi agita lo spread perché torna l’Italia che cresce e non è quella che svende le sue aziende”, glissando però sugli spifferi che per finanziare la manovra sia pronto un piano di privatizzazioni da dieci miliardi di euro.Non certo bruscolini.

In sostanza, lo  sterile incontro tra Le Pen e Salvini,  è stato   tutto giocato in favore di telecamera. Per dirla con Salvini: che tristezza, chi si somiglia si piglia.  L’ennesimo spot propagandistico dei  due leader dell’estrema destra continentale ha però messo in luce come il percorso trentennale ( addirittura!)  paventato dal leader del carroccio  sia destinato ad essere accidentato. Già, perchè il paradosso dei sovranisti è che  il loro egoismo ideologico non permette vere alleanze. Del resto: immaginate Sebastian Kurz, leader  dell’estrema destra austriaca. Ha già fatto capire che la lotta ai migranti passa anche dai respingimenti al confine italiano. Per non parlare di Orban.  L’autoritario leader ungherese, che da molti  a Budapest è considerato un dittatore a tutti gli effetti, è chiuso nel suo piccolo mondo antico e non ha nessuna intenzione di aprirsi all’esterno dei confini magiari. Morale: il gruppo di visegrad, la Francia lepenista o l’ Austria di Kurz ci massacrerebbero. Poche storie. Del resto, lo hanno abbondantemente dimostrato quest’estate con il problema migranti, fregandosene altamente delle richieste di collaborazione del governo giallo- nero.

Moscovici e Juncker saranno anche asserragliati nel bunker di Bruxelles ,come dice Salvini, Ma la realtà è   che il vero  motto dei sovranisti è: ognun per sè e Dio per tutti.  Con questi presupposti, una volta vinte le elezioni, quali accordi riuscirebbero a trovare? Migranti. Siamo seri, i muri si alzerebbero, accompagnati da sonore pernacchie al vicino di casa. Rilancio dell’economia continentale. Suvvia, sarebbe solo una corsa al protezionismo, all’autarchia. Più che rilanciare l’Europa, il loro obiettivo è quindi quello di distruggerla. Quanto al desiderio del segretario della Lega di  ridare la speranza a 500 milioni di europei precarizzati, c’è poco da credere alla sua demagogia. Anzi, con l’ eventuale ascesa dei partiti xenofobi e razzisti europei , più che di speranza si dovrebbe parlare di incubo. Lo stesso incubo vissuto quasi 80 anni fa con le dittature nazi -fasciste. La dichiarazione di Salvini prendiamola allora come una delle sue solite battute. Meglio.