NICOLA ZINGARETTI A MILANO: IL PD HA SBAGLIATO, ORA RICOMINCIAMO

DI MONICA TRIGLIA

Lo ha detto, ridetto e ripetuto ancora: «Abbiamo sbagliato. Dobbiamo cambiare». Usando (nei confronti del Pd ovviamente) aggettivi estremi: problema “enorme” di credibilità, errori “drammatici”, fallimento “totale”. Nicola Zingaretti si è presentato così, con un bel sorriso e parole pesanti come pietre, all’incontro organizzato da alcuni esponenti del Pd di Milano, a partire dall’assessore Francesco Majorino, alla libreria Open. Il pubblico, età media piuttosto elevata, moltissimi politici e amministratori, poca gente comune, ha annuito. E applaudito anche alle considerazioni più severe.

Zingaretti è stato accolto dal sindaco Giuseppe Sala. «Candidarsi oggi alla segreteria del Pd è un atto coraggioso» gli ha detto il primo cittadino, precisando che inviterà a Milano tutti coloro che faranno altrettanto. Poi un paio di suggerimenti: «Il Pd» ha detto Sala «ha bisogno di un segretario che faccia il segretario e basta. Cioè che stia sul territorio, a partire dal Sud dove non esiste più. Bisogna superare l’idea che il candidato segretario sia anche il candidato premier». E ancora: «Chi diventerà segretario dovrà circondarsi di gente capace, da ascoltare e con cui lavorare, andando oltre un modello di premier centrato solo su se stesso». Riferimento piuttosto esplicito a quel Matteo Renzi che non verrà mai nominato.

La sua candidatura, Nicola Zingaretti la lancerà ufficialmente sabato 13 e domenica 14 ottobre a Roma, con l’evento “Piazza Grande” a cui hanno già aderito migliaia di persone.

«Ho scelto il nome “piazza grande”» ha spiegato «perché piazza è il luogo dove si va a incontrare gli altri, per non essere soli di fronte alle difficoltà, per discutere, per rimboccarsi le maniche. Grande perché dobbiamo riunire un popolo che in questi anni si è diviso – e in parte è stato diviso – e per questo è diventato debole e ha permesso a questi qui di vincere».

Dove “questi qui” sta per un governo «che ha vinto sulle promesse ma ha già iniziato a tradire i suoi elettori. Che fa finta di occuparsi dei poveri ma mette a punto un Def che è esattamente l’opposto. Una programmazione economica dove non c’è niente sulla scuola, sul lavoro, sull’università, sulla ricerca e dove il reddito di cittadinanza non si capisce cosa sia. Con lo spread che vola siamo già tutti più poveri, compresi gli ultimi e soprattutto i giovani: saranno loro a dover pagare i debiti che si stanno facendo oggi».

Zingaretti si candida per rifondare «un programma economico e sociale che si basi sulla crescita, che è importantissima, senza però abbandonare l’ossessione che la ricchezza prodotta venga redistribuita con equità. Che introduca provvedimenti che diminuiscano il divario profondo tra ricchi e poveri». Si candida per costruire un’alternativa «a chi è giusto che governi perché ora ha i voti, ma che non è la soluzione per i problemi gravi dell’Italia».

Guardando anche al modello Milano, «che in un momento di crisi grande, nel quale la sinistra aveva perso completamente il bandolo della matassa, quel bandolo ha saputo ritrovare con un’opera di innovazione che ha avuto successo. Non ha avuto paura di puntare sul benessere, su una voglia di crescere che non era però quella della “Milano da bere” ma di una Milano che non si dimentica di nessuno».

Tanto lavoro dovrà essere fatto anche nel Pd «perché in questi anni abbiamo fallito totalmente il nostro modo di stare in una società in profondo cambiamento. Subalterni a una leadership mutuata dalla destra. Dobbiamo tornare a essere un partito che non rinuncia a dar peso alle persone che ne fanno parte, come invece è accaduto».

Poi: «A noi quel 40 per cento alle Europee ha fatto molto male. Ci siamo illusi di aver capito tutto». E invece…

Zingaretti ha fatto appello all’umiltà, perché il “partito dei capi” serve a chi vuol far carriera ma esclude gli altri. «Non si fa politica per se stessi, per convenienza personale, ma per scelte utili per la comunità. In caso contrario la politica muore».

Umiltà fa rima con unità. «Se sarò io il segretario, il Pd punterà a unire e a permettere anche a chi sarà sconfitto di sentirsi fino in fondo parte di questa comunità. Riconoscerà le ragioni dell’altro. Come purtroppo non è sempre stato in questi anni».

E’ tempo di dire basta alle accuse reciproche e interne, di fidarsi e non diffidare. «E’ tempo anche di un nuovo gruppo dirigente che ricostruisca la credibilità persa. Inutile e anche dannoso sarebbe tornare a presentarci alle persone con le stesse facce, gli stessi riti, dicendo solo “Forse non ci avete capito bene”».

Infine l’Europa, sotto attacco. «Dovremo essere molto bravi ad affrontare le elezioni europee. Ciò che altri stanno picconando per distruggere, noi vogliamo rifondare. Con un modello economico che metta insieme crescita ed equità e che difenda le persone. Se rimarremo da soli in un’Europa distrutta saremo solo più deboli».