FANTANTONIO ALL’ENTELLA: CASSANO RIPARTE DALLA C

DI GIACOMO MEINGATI
La generazione dei nati negli anni Ottanta aveva regalato al calcio italiano una sola vera stella, ma il calcio italiano l’ha perduta.
Antonio Cassano era un predestinato, era unico, ed era il solo della sua generazione a poter ambire alla maglia numero dieci della nazionale senza sfigurare nel confronto con i suoi predecessori.
Perché dei Rivera, dei Baggio, dei Del Piero, dei Totti Cassano aveva il talento ma non ha avuto la storia.
In un’intervista Fabio Capello parlando di lui dice: «Col presidente Sensi quando lo abbiamo preso eravamo sicuri di aver garantito alla Roma dieci o quindici anni ad altissimo livello mettendolo a crescere e a giocare con Totti, ma lui poi aveva un problema: non riusciva ad accettare le sfide».
Non c’è tifoso giallorosso al quale non si scaldi il cuore a ripensare a quei duetti, maledizione.
Quei triangoli impossibili, quel cercarsi senza bisogno di vedersi, quei tacchi, quei veli, quei filtranti, quei gol, quelle magie. Cassano e Totti insieme costituivano la prova inequivocabile che il calcio non è solo spettacolo ma può essere arte, quando i suoi dei baciano sui piedi alcuni loro prediletti. Lo stesso Francesco Totti, che ha giocato con Batistuta e Toni, con Vieri e Del Piero, con Pirlo e Candela quando glielo si chiede non ha dubbi. Il più forte con cui ha giocato è Antonio, quel ragazzaccio di Bari vecchia che con una palla tra i piedi diventava un profeta del dio della fantasia.
Cassano aveva il destino di una stella e invece la sua cometa probabilmente completerà la sua corsa all’Entella, società con la quale ha ufficialmente dato avvio alla sua nuova avventura. Fantantonio si è presentato al Comunale di Chiavari accompagnato dal team manager Matteo Gerboni, per partecipare al suo primo allentamento, a vederlo c’era anche il presidente dell’Entella Antonio Gozzi. Cassano ha già cominciato una preparazione personalizzata curata dallo staff del tecnico Boscaglia, e ci sono buone possibilità che venga effettivamente tesserato in breve tempo dalla società.
«Era importante sentirmi di nuovo un calciatore. Sono tornato in campo e sono molto felice per questo. Questa è una scommessa fatta per mia moglie e i miei figli, e prima di tutto ringrazio il presidente Gozzi, al quale voglio tanto bene, e i tifosi che non voglio deludere. Ora basta cassanate, sono cresciuto» ha detto il fantasista barese, al quale però si potrebbe obiettare, con la rabbia che solo chi ama e viene deluso può provare, che queste cose le aveva già dette anche prima e che poi non è mai riuscito a mantenerle.
Forse come nessun altro Fabio Capello è riuscito a capire Cassano, e parlando di lui ha spiegato: «Antonio cerca sempre una figura paterna che gli possa volere bene ma allo stesso tempo quando questa figura inizia a fare il padre e a mettere regole, lui la rifiuta». Cassano ha sempre fatto così. Ha sempre fatto capire a tutti i suoi tifosi, baresi, romani, madrileni, genovesi e a tutti gli altri, che se loro lo avessero fatto sentire importante, dandogli calore e affetto, lui li avrebbe ripagati donandogli alcune delle sue perle preziose. Questo lo ha fatto sempre, finché tutte le storie d’amore con tifosi e società non si sono rotte una dopo l’altra.
Dopo il contratto rescisso con la Sampdoria nel gennaio del 17 e la breve parentesi a Verona del luglio scorso, Cassano riparte dalla serie C. È apparso motivato, in ottima forma, e gli amanti del calcio farebbero meglio a seguire le partite dell’Entella finché c’è lui.
Sono le ultime magie di un mago vero, uno dei pochissimi ispirati direttamente da quel dio bizzarro chiamato Fantasia.