IL SINDACO DI GAZOLDO DEGLI IPPOLITI E I SUOI UMILI GENITORI

DI NANDO DALLA CHIESA

“Da un pero non può nascere una mela”. Attinge ai proverbi contadini Nicola Leoni, giovane sindaco di Gazoldo degli Ippoliti. Gli ho appena accennato alle virtù dei suoi genitori e lui se ne è inorgoglito, spiegando di avere ereditato da loro questa passione per la moralità che lo porta, con “Avviso Pubblico”, a organizzare in un comune di tremila anime nel mantovano un festival speciale, diventato in quattro anni un appuntamento nazionale, “Raccontiamoci le mafie” (foto). Ha il ciuffo sottile e lo sguardo mansueto, il sindaco Nicola, giunta civica e cuore a sinistra. Suo padre Mario lo ha preceduto in quel ruolo a fine Novecento, per due volte consecutive. Ha fatto anche il vicesindaco in un altro paese, Redondesco, “perché ce n’era bisogno ed era il paese in cui eravamo cresciuti io e mia moglie”. Ma qui non voglio parlarvi né di Nicola né di questo festival di nove giorni, dedicato nel 2018 all’economia criminale.
Voglio parlarvi invece proprio di Mario e Maria Rosa, padre e madre del sindaco giovane e combattivo. Da anni li conosco, infatti, e da anni li vedo spremersi silenziosamente per quel festival che unisce scrittori, politici, giornalisti e magistrati. Ci sono genitori che col figlio politico ci marciano alla grande, lo sappiamo…Ci sono però anche genitori che si sacrificano per aiutarlo, mettendoci fatica e pure quattrini. Ecco, è il caso di queste due persone colte e gentili, appassionate di politica, lui dirigente della logistica alla Marcegaglia, uno dei simboli dell’industria mantovana, di idee socialiste (“ma non craxiano” puntualizza il figlio), lei professoressa delle superiori in pensione. Mantova è lontana, incistata in un angolo della Lombardia. E gli ospiti sono spesso in difficoltà a fare avanti e indietro in mezza giornata. I transfer costano. Le casse del comune languono e occorrono i volontari. Così ecco spuntare i genitori del sindaco. In coppia naturalmente. “Lo faccio per mio marito”, sussurra lei, “non si sa mai con la stanchezza. Così io sto qui, faccio finta di niente. E ogni tanto lo tocco sul braccio: Mario, gli dico”.
“Perché lo facciamo? Ma noi abbiamo sempre inteso così l’idea di amministrare. Quando mio marito è stato vicesindaco di Redondesco ha pagato di tasca propria gli spettacoli musicali da portare in piazza. Orchestre giovanili che venivano dal nord Europa, bravissime. E le sedie per sedersi in piazza le ha comprate lui con i suoi soldi. Vero Mario? E quando c’erano le manifestazioni, spesso mi mettevo a pulire la piazza. Non si sapeva a chi chiederlo e lo facevo io. Davanti a tutti. Con la scopa e i cestini. E allora passava qualcuno e mi faceva la battuta: ‘Ma che bella carriera che ha fatto, da professoressa a spazzina”. Sembra una gioia, la politica, in queste memorie che arrivano come coriandoli preziosi. “Ma mi è rimasta anche un po’ di amarezza”, precisa lui guidando, “la gente non ti è sempre grata, pensa troppe volte al suo interesse personale, una cosa le va bene solo se ne trae vantaggi diretti. Per questo l’Italia va così”. La signora Maria Rosa annuisce, ricorda quelli che chiedevano assunzioni alla Marcegaglia invece che di migliorare qui o lì lo stato del paese. Ma racconta anche la sua, di passione, la scuola. Che nostalgia dopo la pensione. Insegnava matematica, e già solo a pronunciare la parola le si accende il volto come evocasse un sogno. “Sa, da ragazza dovetti fare ragioneria per avere subito un lavoro. E ai miei tempi da ragioneria si poteva andare solo a Economia e commercio. Lì mi sono innamorata delle matematiche. Ma davvero lei pensa di studiare la mafia usando un modello matematico?”.
Devo averla conquistata con quell’idea. Perciò è un parlare di funzioni, di variabili, di minimi quadrati, con l’entusiasmo di una novizia. “Non posso farne a meno. E ancora la insegno privatamente a qualche studente di Gazoldo. Gratis. Certo, vuole che la madre di un sindaco che predica la legalità prenda soldi in nero? Io non ho la partita Iva, e quindi è gratis. Ma devono avere voglia, mica prendo i lazzaroni. Quando hanno compiti in classe o esami, faccio ripetizione, e spesso mi accorgo che devo dar loro i fondamentali”. Parlando di matematica il viaggio finisce. “Tornate a Gazoldo a quest’ora?”. “Magari c’è bisogno. Sa, noi dobbiamo stare nelle retrovie, meglio che non ci facciamo vedere. Ma ogni tanto devo fare la tappabuchi, per qualsiasi cosa”. Beato il sindaco, la “pera nata dal pero”. E beata Gazoldo, dove i genitori del sindaco invece di prendersi gli onori fanno i tappabuchi nelle retrovie. Averne.