L’EUROPA L’ITALIA E LE SINISTRE

DI FABIO BALDASSARRI

Che alla vigilia del rinnovo dell’Europarlamento, nell’Unione Europea  ci sia “grossa crisi” (ricordate il tormentone di Corrado Guzzanti?) è un fatto. Che una morsa si stringa intorno alla Ue da ovest con gli Usa di Trump e la Brexit dei tory, è un altro fatto. Che da est la Russia di Putin cerchi di attirare i paesi di Visegrad nella sua sfera d’influenza, è un altro fatto ancora. Che sull’Italia e sui paesi della Ue che si affacciano sul Mediterraneo si scarichi dal sud del mondo il grosso dell’immigrazione proveniente da guerre e brutale miseria (soprattutto dall’Africa e dal Medioriente) lo sappiamo tutti. Che tra Trump e Putin (rappresentanti sia pure con diverse modalità di oligarchie capitalistiche) vi sia un feeling non solo è cosa stranota, ma negli Usa è addirittura in corso un’inchiesta giudiziaria. Che nella Ue il più grande amico di Salvini sia il capofila dei paesi di Visegrad, ovvero Orban, lo si è visto da come i due si sono dichiarati fratelli e come considerino la Le Pen una sorella. Che Bannon (un po’ troppo persino per Trump… oppure inviato in Europa furbescamente dal “roscio”) arrivi nel Vecchio Continente per mettere insieme gli antieuropeisti in un rassemblement chiamato Movement, lo dichiara lo stesso Bannon. Che l’M5s alle ultime elezioni dell’Europarlamento abbia chiesto l’ammissione nientemeno che al gruppo dell’ultradestra britannica di Faragé ne parlarono, al tempo, tutti i giornali. Stranoto è anche come nel Regno Unito impelagato con la Brexit, se trovassero il modo di fare marcia indietro, non sono soltanto la stragrande maggioranza dei laburisti di Corbyn che la farebbero volentieri.
Come si fa, allora, in condizioni del genere, a continuare la gara a chi ce l’ha più lungo tra sinistra riformista, radicale e rivoluzionaria? Non sarebbe il momento di mettere da parte i distinguo, talvolta soltanto nominali, per vedere se coloro che sono veramente di sinistra possono stare insieme su qualcosa che miri un po’ meno alle astratte classificazioni e un po’ di più agli interessi reali della persone che intendono rappresentare e, tra loro, ovviamente, i più deboli e le vittime delle crescenti disuguaglianze? In Portogallo, per esempio, ci stanno provando e pare con successo. Nel paese lusitano governano insieme il Partito socialista (Ps) e due formazioni della cosiddetta sinistra radicale ovvero il Bloco de esquerda e la Coalizione democratica unitaria (Cdu) di comunisti e verdi. Altrove invece, e sommamente in Italia, c’è una sinistra che nemmeno ci pensa a un rapporto unitario, persino quando se ne presenta l’occasione. Le manifestazioni di Roma e Milano del 30 settembre, voglio dire, suggerirebbero qualcosa di più e meglio (senza farsi, naturalmente, troppe illusioni) se decine e decine di migliaia di persone hanno riempito Piazza del Popolo a Roma su iniziativa del Pd epperò, nello stesso giorno, l’organizzazione metropolitana del Pd meneghino dava l’adesione alla manifestazione antifascista e antirazzista dell’Anpi che ha riempito Piazza del Duomo a Milano insieme ad altre formazioni di sinistra. Se c’è stata questa non so quanto voluta ma certamente riuscita contemporaneità, vuol dire che esiste almeno in nuce la possibilità di superare la discrasia che si aprì sul referendum costituzionale tra Pd e Anpi (ma, va ricordato, anche con Arci e in ultimo con la Cgil). Ecco, dunque, che quanto avvenuto su due grandi piazze italiane potrebbe riorientare chi non vota più o vota l’M5s di Di Maio e la Lega di Salvini pur venendo da posizioni di sinistra, animati più che altro dalla protesta e dalla delusione. E aiuterebbe, tutto ciò, anche chi ha votato con scarso successo per i simboli della cosiddetta “sinistra-sinistra” se, con palese discontinuità, maturassero nuove condizioni nel Pd. In caso contrario si accentuerà quel livore e quel risentimento che già accompagna la debole identità del Pd ma rende anche rissosa e inconcludente la sinistra cosiddetta antagonista. Sono passati pochi giorni dal 30 settembre e dalle parti di Potere al Popolo c’è stata la rottura con Rifondazione Comunista. E in Liberi e Uguali – ammettiamolo – tira una brutta aria fra Mdp, SI e Possibile (l’ultimo, uscito da Leu già a giugno). Questo potrà alimentare le conversazioni degli habitué sinistrozzi di via dei Parioli a Roma o di via Montenapoleone a Milano, ma non caricherà certamente di entusiasmo e combattività i pensionati che vivono sacrificati nelle periferie dimenticate, i lavoratori nelle fabbriche preda degli schiribizzi delle multinazionali e, innanzitutto, i disoccupati e i giovani che vorrebbero coniugare studio e lavoro per un futuro degno di ragionevoli aspettative.