L’UFFICIO DI BILANCIO BOCCIA IL DEF: “PREVISIONI DI CRESCITA TROPPO OTTIMISTICHE”

DI ALBERTO EVANGELISTI


Dopo le perplessità espresse in commissione da banca D’Italia e Corte dei Conti, arriva un’altra stecca per il Governo: l’Ufficio parlamentare di bilancio, ossia l’Autority istituita a seguito della riforma di attuazione del Fiscal Compact, ha bocciato la il Def, negando di fatto la “validazione” alle cifre ed alle stime poste a base del programma economico elaborato dal Governo.
Continua quindi il percorso problematico di questa manovra che, dopo le perplessità espresse in sede europee, sfociate nella lettera con cui a Bruxelles, preso atto dei contenuti del Def, richiedono all’Italia di adeguarsi a quanto concordato in termini di deficit in ambito continentale, dopo le tensioni sui mercati e, in particolare, sullo spread, riceve un ulteriore pollice verso.
L’ultimo stop, oltre alle consuete e ormai note conseguenze sulla fiducia dei mercati, potrebbe inoltre comportare problemi di natura procedurale al già fitto percorso di approvazione: dopo il no dell’organo di Autority, la commissione con solo 1/3 dei propri voti, potrebbe avviare il così detto meccanismo del “complay or explain”. In sostanza, il Ministro dell’economia può alternativamente, o aderire con il parere espresso dall’Ufficio di Bilancio e rivedere al ribasso le proprie stime di crescita del PIL, cosa che però rimetterebbe in discussione in toto la manovra, oppure dovrà ripresentarsi in commissione per giustificare il mantenimento della posizione. Il tutto reso ancora più complicato dagli aspetti mediatici dell’evento e dal fitto calendario di impegni parlamentari a cui il Ministro si dovrà sottoporre per l’approvazione nei termini previsti della finanziaria.
Prime reazioni in maggioranza affidate al ministro Salvini che chiude la porta ad ogni modifica del Def, dichiarando che i numeri in gioco non sono assolutamente in discussione.
Si tratta in ogni caso di una situazione tutto sommato nuova visto che, l’ultimo e unico precedente riferito al 2016, si chiuse con il “complay” da parte dell’allora Ministro Padoan che rivide al rialzo le stime di deficit, exit strategy oggi non ripetibile