A STAR IS BORN: FUNZIONA IL REMAKE DI BRADLEY COOPER E LADY GAGA

DI COSTANZA OGNIBENI

La folla è in delirio, la band si infervora; luci, colori, urla, suoni, dediche e poi la gioia del palcoscenico.
Sembra una serata qualsiasi, di quelle in cui ci si diverte e che spesso si concludono con una sbornia. Sembra un concerto qualsiasi, di quelli che fanno nei grandi stadi e che difficilmente ci si dimentica. Ma poi, a ben guardare, ci accorgiamo che quel cantante belloccio e un po’ dannato, con i suoi occhi cerulei e i lineamenti teutonici, ci ricorda qualcuno. Lo abbiamo visto nei panni di un marito “distratto” da una seducente maestra di yoga, per poi imbatterci nel goliardico adepto di una comitiva di svitati nel bel mezzo di una festa di addio al celibato. Lo abbiamo incontrato nelle vesti di Pat Solitano, lo sfortunato trentenne che dopo aver perso moglie, casa e lavoro decide di ripartire da zero; dell’agente federale Richie diMaso o ancora, del protagonista di “American Sniper”, la celebre pellicola firmata Clint Eastwood. Ruoli che hanno fruttato ben tre candidature agli Oscar, a questo cantante ormai non più così misterioso, e forse sono stati proprio questi i riconoscimenti che lo hanno spinto a cercare nuove sfide. Bradley Cooper firma, per la prima volta, una pellicola in veste di regista, e lo fa optando per il remake del musical di William A. Wellman degli anni 30 “È nata una stella”. Un’iniziativa che non brilla certo per originalità, visto che già George Cukor nel 1954 e Frank Pierson nel 1976 avevano avuto la stessa idea, chiamando, peraltro, Judy Garland e Barbara Streisand a ricoprire il ruolo della protagonista femminile. Perché, dunque, andare a disturbare una pellicola la cui ascesa all’Olimpo dei grandi classici era già nota da tempo? E chiedendo di sfidare i due “mostri sacri” del cinema nientedimeno che…a Lady Gaga? Incoscienza del neofita? Per certi versi sì, ma se si pensa che con qualche rivisitazione rispetto all’originale e qualche piccolo adattamento ai giorni nostri ha ricevuto applausi e ovazioni al festival di Venezia dove è stato presentato come film fuori concorso, al Toronto International film festival e al Festival Internazionale del Cinema di San Sebastian, si può dire che tutto sommato gli non gli sia andata poi così male.
Ma veniamo al dunque: Jackson Main è una star mondiale della musica rock con un’indomita passione per l’alcool e per la cocaina. Una sera, in preda a una delle sue sbornie, capita per caso in un bar di drag queen tra le quali si esibisce la seducente Ally, una giovane cameriera piena di talento musicale. Inutile dire che Cupido farà il suo lavoro anche questa volta, e poiché siamo nell’era in cui di storie nuove non se ne inventano più, ma si cerca, piuttosto, un nuovo modo di raccontarle, già possiamo immaginare come si svolgerà il resto della trama. E il vero spartiacque nelle reazioni del pubblico sarà il momento in cui Jackson inviterà Ally ad esibirsi sul palco di fronte a una di quelle platee deliranti cui era abituato. Una scissione tra chi, in una realtà che non ha più niente di buono da raccontare, trova il proprio rifugio in storie d’amore trite e ritrite, e chi, laddove l’eccesso di romanticismo rischia di far scadere il racconto nella banalità più totale, trova in quelle narrazioni un mix micidiale di fumetto e telenovela brasiliana, collocandole nell’angolo delle pellicole inutili di cui si poteva anche fare a meno. Pur ritenendo il pensiero di chi scrive più affine alla seconda, cinica categoria, che non alla prima, bisogna anche riconoscere che questi sbuffi rischiano di distrarci dal vero oggetto della narrazione, ovvero la parabola di una stella cadente rispetto a una nascente: al di là degli sguardi languidi sulle note di canzoni ancora più melense, c’è il racconto di un’invidia che giunge a livelli di distruttività e autodistruttività così alti da non concedere via di ritorno. E se ci si concentra su questa dinamica – tu esisti solo grazie a me – tipica talora del rapporto uomo-donna, ecco che quello che si presenta come l’ennesimo blockbuster diviene un film che ha perfino qualcosa da dire. E se si aggiunge a questo una Lady Gaga che si dimostra perfettamente all’altezza della sfida che le è stata lanciata, affiancata da un Bradley Cooper che sia dietro che davanti alla macchina da presa non fa che accrescere le proprie capacità, arriviamo a dire che tutto sommato “A Star is Born” è una pellicola da salvare.