A TERMINI IMERESE PRIMA UNIONE CIVILE, DOPO 45 ANNI DI AMORE

DI RENATA BUONAIUTO

Il 10 ottobre sarà per Termini Imerese (PA) un giorno da ricordare. Alla presenza del consigliere Anna Maria Chiara si è celebrata la prima unione civile fra due donne Rosalia Amormino e Salvatrice Giallombardo. Una storia incredibile la loro che ha visto diversi colpi di scena: il primo nel lontano 1973, quando Rosalia stava per sposare il fratello di Salvatrice ma, pochi giorni prima, decise di lasciarlo. In quei mesi aveva infatti capito che l’amicizia creatasi con la futura “cognata”, era un legame, un sentimento ben diverso. Inutile dire che in una realtà come Termini Imerese, questa storia volò in fretta di bocca in bocca, generando non pochi pettegolezzi e contrasti.
Le due ragazze però non intendevano lasciarsi soffocare dalle dicerie e dalle malelingue, il loro era amore e intendevano difenderlo con tutte le loro forze. Decisero dunque di fuggire, realizzando la classica “fuitina”. Quando un amore non riceveva il consenso dei genitori si scappava ed al rientro si placavano gli animi di tutti con il cosiddetto “matrimonio riparatore”. Ma una fuga di due donne non poteva concludersi in quel modo, il padre di Salvatrice denunciò infatti Rosalia per rapimento. Al rientro la ragazza, oramai maggiorenne, dichiarò di essersi allontanata di sua spontanea volontà e la denuncia decadde.
I conflitti tra le famiglie proseguirono per anni, così come la determinazione di Rosalia e Salvatrice che pur nelle ristrettezze economiche e nelle difficoltà causate dall’ignoranza e dalla cattiveria, continuarono la loro convivenza. Ci volle molto tempo prima che proprio il padre di Salvatrice decidesse, rimasto oramai solo, di andare a vivere con loro. Le due donne per 27 anni lo hanno amorevolmente accudito, fino al giorno della sua morte, e da lui hanno ricevuto la prima e forse più bella “benedizione” per questo legame che aveva superato tante avversità.
Salvatrice però si ammala e per lei occorrono cure costose, la situazione diventa sempre più faticosa ma Rosalia non si arrende, né si risparmia, va a lavorare nei campi, si offre come muratore, cameriera.
Sono trascorsi 45 anni da quella “fuitina” ed il loro legame è diventato ancora più forte, più intenso. La malattia ha consolidato i loro sentimenti, da qui la decisione di sposarsi: “Tengo a lei più di ogni altra cosa al mondo e voglio poterla tutelare, sempre” queste le parole di Rosalia, “ Non voglio che mi venga di nuovo detto che non sono nessuno per scegliere per la sua vita. Quella volta aveva bisogno di una trasfusione e hanno dovuto chiamare una cugina lontana con la quale non abbiamo rapporti da anni, questo non è giusto“. 
Per il grande giorno tutta la città si è data da fare, non c’è più sarcasmo ed ironia negli sguardi dei compaesani ma ammirazione e sincera gioia. C’è chi ha provveduto a riempire il Comune di fiori, chi le ha truccate e chi ha organizzato il rinfresco, una dimostrazione d’affetto che scalda il cuore.
Ci si potrebbe chiedere se tutto questo possa ripagarle dei torti subiti, nelle parole di Rosalia troviamo la risposta:
C’è la bocca per cantare, c’è la bocca per parlare e c’è tempo per dimenticare”.