GUERRIERA ILARIA, HAI VINTO. ORA RIPOSATI, TE LO MERITI

DI BORIS SOLLAZZO

Ieri non ce la facevo. La vicenda di Stefano Cucchi la seguo da sempre e per motivi personali la sento molto.

Ieri ero contento, e mi vergognavo. Perché Stefano è morto, e la verità non ce lo restituirá.
Ieri non ho scritto nulla. Leggevo, tanto.
Ieri forse è cambiato qualcosa.
E credo che il motivo sia uno, fondamentalmente. In 9 anni di ingiustizie, di reati continuati, di cose di cui vergognarsi, nel caso Cucchi sono intervenuti eroi – tali dobbiamo definirli anche se hanno fatto quello che sarebbe il loro dovere, perché é eroico farlo in Italia – che lo hanno reso per più o meno brevi momenti un paese civile. Nonostante tutti “intorno a loro perdevano la testa l’hanno mantenuta e di questo gliene facevano una colpa” (parafrasi libera di Se di Kipling, il testamento morale più bello che mi lasció mio nonno), pochi protagonisti di questa storia si sono comportati in modo esemplare.
La famiglia Cucchi, su tutti. Fedele alle istituzioni e alle leggi fino allo stoicismo, da quando hanno denunciato il ritrovamento nella casa di Stefano a Morena di un quantitativo di stupefacenti che molti avrebbero evitato a quando con dolore e rabbia hanno però accettato ogni svolta giudiziaria, anche la più vergognosa. E Ilaria ha avuto la forza di diventare un simbolo, di lottare per tutti e non solo per Stefano. Io non so se ce l’avrei fatta a sopportare tutto e a fare, SEMPRE, la cosa giusta.
Il procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone, elemento brillante della magistratura da sempre noto per la caparbietà, il rigore e la bravura con cui gestisce le indagini. Ha fatto letteralmente risorgere un’inchiesta uccisa con più ferocia e malafede di Stefano stesso, senza paure, reticenze, connivenze e con il coraggio che ha dimostrato anche contro la mafia, non solo capitale.
Due carabinieri, Tedesco e Casamassima, che forse tardi, ma alla fine hanno fatto la cosa giusta, perché se vogliamo far crollare il muro di un sistema di potere deviato che nelle forze dell’ordine è minoranza sí, ma affatto marginale, dobbiamo cominciare dallo smantellarne i meccanismi omertosi e criminali.
La vicenda di Stefano Cucchi ci dice che giustizia si può fare se non dico tutti, ma almeno alcuni, faranno il loro dovere.
E che tutti, quindi abbiamo il dovere e il diritto di non girarci dall’altra parte. Se tutti lo avessero fatto, allora, Stefano sorriderebbe ancora.
Riposa in pace, se puoi, ragazzo. E riposati se puoi, Ilaria. Te lo meriti, hai combattuto troppo per noi, ora permettici di restituirti qualcosa.