INPS, E’ UNA CACCIA AI FALSI INVALIDI ?

 

ALBERTO TAROZZI

“Caccia ai falsi invalidi, se l’Inps premia i medici a cottimo”. Titola così un giornale che non indulge allo scandalismo e che nemmeno rappresenta interessi ostili a quelli della grande industria o difende i furbetti. Si tratta del Sole 24 che assieme ad altre testate, come il Fatto quotidiano, non manca di nascondere un certo stupore, di fronte a una “determina” dell’Inps (Così viene chiamato tecnicamente un provvedimento dell’Inps made in Tito Boeri).

La determina presidenziale n. 24 firmata dal presidente dell’Istituto nazionale della Previdenza sociale Tito Boeri, prevede infatti, “tra gli indicatori di efficacia dei medici – da considerare ai fini della «retribuzione di risultato» – il numero di «revoche prestazioni invalidità civili». In sostanza secondo il «Piano delle Performance 2018-2020» oggetto della determinazione, “l’Inps riconoscerà un incentivo economico ai medici dell’area medico-legale in base a quante prestazioni per malattia e invalidità riusciranno a revocare”. E la loro efficienza sarà valutata anche in base a quanto faranno “risparmiare” l’Istituto, “tagliando o abbassando il grado di invalidità da riconoscere durante le visite di accertamento”.

Subito, nel merito della vicenda, denunciata dapprima su il Fatto quotidiano e di cui ha preso nota lo stesso ministero della salute, è emersa l’indignazione dell’Ordine dei medici, il cui presidente Filippo Anelli ha stigmatizzato il provvedimento Inps e invitato i medici “all’obiezione di coscienza, tutelando in primis gli invalidi, come deontologia comanda”.

Ancora più forte e accorata è stata la rabbia dell’Anmic, l’ Associazione rivolta alla difesa degli invalidi civili, il cui presidente Nazario Pagano chiede il ritiro della disposizione “eticamente inaccettabile”, e sottolinea come venga altresì innescato un meccanismo di sfiducia nei rapporti medico paziente “a causa dell’oggettivo conflitto di interessi che si verrà a creare. I medici legali devono poter decidere solo in base a scienza e coscienza”. Tanto più che rischiano di rimanere colpiti “migliaia di cittadini indifesi”.

L’Inps, nella persona dello stesso Boeri,  provvede a un chiarimento che a dire il vero non risolve tutte le questioni di principio anche se ne ridimensiona le conseguenze pratiche.
L’Istituto tende ovviamente a contestare la critica che invaliderebbe il provvedimento a partire dalle sue fondamenta: quello del conflitto di interessi. Il fatto che gli incentivi vengano conferiti su scala regionale aggirerebbe il nesso diretto tra la revoca del riconoscimento all’invalido e il fatto che il medico dichiarante si metterebbe in tasca un certo gruzzoletto alla faccia sua. Dice l’Inps che, nella misura in cui “concorrono quindi al risultato tutti i medici della regione” …… riesce arduo immaginare che un singolo professionista possa incidere sul risultato finale della retribuzione attesa”.  Inoltre si sottolinea che l’ incidenza dell’indicatore in questione sulla performance complessiva è bassa (inferiore al 2%). Quindi il clamore suscitato sarebbe una tempesta in un bicchier d’acqua, il “nulla”, parola di Boeri.

Certo sul piano tecnico il provvedimento appare meno hard, ma in termini di principio l’interrogativo rimane inquietante. E’ accettabile che i medici dell’Inps, anche se in misura limitata e indiretta, considerino, in base al principio della riduzione della spesa evocato dalla Corte dei Conti, una virtù segnalare il maggior numero possibile di provvedimenti di revoca di un servizio a una fascia debole della popolazione?
Tra l’altro l’Inps affronta il nodo della questione in maniera quanto meno discutibile. Sostiene infatti che sia “fortemente lesiva della professionalità dei medici Inps l’insinuazione secondo cui reagirebbero a questi incentivi non rispettando il codice deontologico, che ha da sempre ispirato ogni giudizio medico legale dell’istituto”.

Facile la contro obiezione. Se questi incentivi non hanno nessuna efficacia visto il rispetto della deontologia professionale dei medici, perché mai allora l’Inps li ha formulati in questa maniera? Non poteva trovare altri modi e altri incentivi che non stabilissero nessi (sia pure limitati e indiretti) tra un tipo di decisione di revoca e una valutazione positiva da parte dell’Istituto?

Lo stesso presidente dell’Anmic non si è ritenuto soddisfatto della replica di Boeri e &. Per Pagano, proprio perché non mette in dubbio il rigore professionale dei medici, è sbagliato insinuare nel cittadino il sospetto che si possa venire a creare qualche “forma di accanimento”.

Oltre tutto non viene smentito che i medici preposti ai controlli siano spesso situati in fasce di precariato e che la loro interpretazione del provvedimento Inps possa ancor più essere oggetto di un fraintendimento. Bravo valutatore sarebbe cioè colui che maggiormente provvede a revocare i contributi.

Resta in ogni modo valida una considerazione svolta dalla sede regionale dell’Anmic in Molise
Se si vuole incentivare la produttività dei controllori, potrebbe cioè risultare una misura più idonea premiare la quantità del lavoro svolto a prescindere dai giudizi di revoca o di conferma dei provvedimenti.

Già, l’uovo di Colombo. In fondo, con un maggior numero di controlli, è anche statisticamente più probabile riscontrare un maggior numero di irregolarità. Come mai i supertecnici dell’Istituto (Boeri e &) non ci avevano pensato? Se vogliono fanno sempre in tempo a correggersi.