STORIA DELLA PICCOLA IRENE CHE HA FATTO GOL CONTRO LA MORTE

DI CLAUDIA PEPE

Lunedì mattina ore 7,50. Giorgia, madre di Irene che ha 8 anni e Linda di 12, dopo aver preparato la colazione, la merenda per le due figlie, fatto i letti, incitate a sbrigarsi a vestirsi, è pronta per portare Irene a scuola. Cose normali che accadono in una famiglia normale. Irene è una bambina particolare. Non ama i giochi dove si vestono le bambole, o giocare a mamma casetta. No, Irene ama il calcio e gioca come attaccante nella Sampietrina calcio, una bambina che non sogna di fare la modella, ma di diventare una campionessa nella squadra femminile della Juventus. Vivono a Vangadizza, una frazione di Legnago nel Veronese.

Lunedì mattina ore 7,50, un lunedì che mamma e figlia ricorderanno tutta la vita, perché la morte le stava accogliendo nelle sue braccia nere e piene di odio.

Lunedì mattina ore 7,50, mamma e figlia entrano nella loro Kia Sportage, ma Giorgia, dopo aver agganciato al seggiolino la figlia, si allontana un attimo per dare le chiavi di casa alla Signora che la aiuta a fare le pulizie in casa. La loro casa costeggia il fiume Bussè, Giorgia era convinta di aver messo il freno a mano. Ed è qui che succede tutto in un attimo. La Signora delle pulizie, mentre Giorgia le dà le chiavi incomincia ad urlare:” La macchina cammina, cammina da sola. “Irene è in macchina da sola, una macchina che si stava incamminando verso il fiume, verso la fine di una vita. Irene che sperava di calciare un pallone da spedire in rete, una vita così giovane, destinata ad una morte così violenta. No, non può essere possibile. Ma se una figlia deve morire, la mamma deve starle accanto. E così Giorgia, incomincia a correre per raggiungere la figlia e toglierle la cintura di sicurezza. La raggiunge, con la paura dell’incoscienza, con la paura di non poter più stringerla nelle braccia, con la nostalgia delle loro scampagnate, dei loro momenti di dolcezza, la tenerezza di quelle carezze che hanno il profumo del candore, dell’innocenza e della sincerità. “Mamma, stiamo morendo?”, chiede Irene. Giorgia risponde:” Sì, Irene, ma siamo insieme”. Parole che sono un abbraccio alla vita, una stretta dell’anima, un’amorevolezza che non conosce limiti, frontiere, egoismo. Parole che sono l’essenza dell’amore. L’acqua e il fango, intanto stavano riempiendo l’abitacolo. Giorgia offuscata dalla nebbia che la stava avvolgendo, era paralizzata pensando di essere forse colpevole della morte della figlia. Ma non sapeva di avere una bimba che oltre a sperare di diventare una calciatrice famosa, ama lottare, combattere e competere. Mamma e figlia si spostano nei sedili posteriori, cercano di sfondare i finestrini con i piedi. L’acqua e il fango ormai le stavano coprendo come il manto di Cassandra. Irene chiede alla mamma se stavano morendo e Giorgia risponde: “Sì, amore mio”. Ma Irene ama le sfide, minaccia la morte con i suoi occhioni, e non vuole perdere.

Lunedì mattina ore 7,50, Irene si guarda intorno già compressa in un abitacolo che sta portando lei e la madre verso l’affogamento. “Ha cercato il pulsante dell’alzacristalli elettrico e l’ha premuto. Per fortuna l’impianto non era ancora andato in corto circuito. Ho detto: “Dio, siamo salve!”. Sono uscita prima io e poi ho aiutato lei, ci siamo appoggiate per un momento alla macchina, che ormai stava affondando. Quindi mi sono messa mia figlia sulle spalle e ho nuotato fino a riva, dove siamo state soccorse. Qualcuno aveva già chiamato i vigili del fuoco e il 118 e presto è arrivato anche il marito di Giorgia, Daniele Bano. «E lì ho realizzato l’altra anomalia, a proposito dell’essere razionali: lui non doveva essere a casa, ma era tornato indietro per prendere una cosa che non gli serviva assolutamente». Per estrarre l’auto c’è voluto l’intervento del Consorzio di bonifica, per abbassare il livello del canale, di norma a quattro metri, e agevolare il lavoro dei pompieri. (Fonte Repubblica.it).

La morte prelude, organizza, sfida. Ma la si può sconfiggere con il respiro di una bambina e le gote rigate da lacrime inghiottite dalla gioia. Ora potrà sconfiggere ogni portiere, dopo aver sconfitto il portiere della morte.