A LODI LA FOLLIA DELLA DISCRIMINAZIONE PROFUMA DI LEGA

DI MARCO FURFARO

“Mangio giù, dove si mangiano i panini. Io volevo mangiare con i miei amici. Ma non me lo fanno fare.
E mi sembra strano che si dividano i bambini stranieri da quelli italiani, che invece mangiano a mensa”.

Lodi, Italia, anno domini 2018.

A parlare è un bambino. Un bambino, cristo santo.
Un bambino che – come almeno altri 200 – è quotidianamente ghettizzato nella sua scuola.
Già perché, grazie alla sindaca leghista, da quest’anno alle famiglie straniere – per accedere agli sgravi sul servizio mensa e sul servizio di scuolabus – non basta più produrre, come per tutti, la certificazione ISEE. Sono, sarebbero costretti a presentare una documentazione patrimoniale che è possibile reperire solo nel loro paese d’origine. Una cosa, nei fatti, impraticabile e fortemente discriminatoria.

Persone che sono state costrette a spendere migliaia di euro per tornare in Tunisia e in Marocco, ad esempio, pur di non far soffrire ai figli l’onta della esclusione sociale.
Ma non è servito. Perché in quei paesi è quasi impossibile ottenere quei documenti. C’è anche una donna che c’è riuscita, ad ottenerli. Ha speso 1500 euro di volo, si è presentata al comune – pagando peraltro quattro marche da bollo da 16 euro – per poi sentirsi dire che comunque la documentazione non andava bene. Senza altre spiegazioni. Non andava bene, punto. Uno schiaffo, l’ennesimo, schiaffo xenofobo in faccia.

Quella donna ha tre bambini. L’anno scorso per la mensa pagava 1,70 euro per il primo figlio, 1,65 per il secondo e zero per il terzo.
Adesso sarebbe costretta a pagarne 5 a testa. Una follia. Avendo l’ISEE a zero. Una follia razzista. E allora prepara dei panini, che saranno mangiati nella “sala a parte”. Nel ghetto, in pratica.
Insieme a lei, come detto, tantissime altre famiglie per oltre 200 bambini – bambini, cristo santo – volgarmente discriminati. Bambini che – come cicatrici di fuoco – si porteranno dietro l’idea di essere sbagliati, di essere diversi.
Famiglie che vivono qui, che lavorano qui, che aiutano un paese demograficamente morto, discriminate nella peggiore delle tradizioni.
“Se non hanno soldi accompagnassero i bambini in bicicletta e mangiassero panini”, ha detto con disprezzo la sindaca.
Parole vergognose. Parole inaccettabili.

Ho visto questo video di Piazzapulita – LA7 più e più volte. Questi occhi, queste parole, mi fanno male. Malissimo. Mi fanno salire una rabbia indescrivibile.

Ma che Paese stiamo diventando? Diosanto, che Paese stiamo diventando?
Siamo arrivati a discriminare i bambini. Quelli che sono nati e crescono qui e quelli che qui nasceranno.
Li stiamo discriminando e – soprattutto – istigando all’odio. Dobbiamo fermare questa follia.

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