SE GLI STUDENTI SCENDONO IN PIAZZA CONTRO IL GOVERNO, PER SALVINI E’ DAVVERO FINITA

DI LUCIO GIORDANO

Un brivido correva ieri lungo la schiena di tutta Italia. In cinquanta città, decine di migliaia di studenti scendevano in piazza al grido di Basta Salvini, rivoltiamo il Governo del cambiamento, chiedendo lo stop ai tagli all’istruzione pubblica ( 100 milioni di euro in meno)  e scuole più sicure, promesse e non mantenute dal governo Renzi .

Una protesta che Giacomo Cossu, Coordinatore nazionale di Rete della Conoscenza, sintetizzava cosi : “Siamo in piazza perché subiamo l’ingiustizia quotidiana di costi economici insostenibili per studiare. La manovra finanziaria annunciata dal Governo  ignora i problemi degli studenti, non prevede maggiori risorse per il diritto allo studio né per la qualità della formazione o per la ricerca. Da Nord a Sud, saremo in stato di agitazione permanente nelle scuole e nelle università finché non avremo risposte risposte concrete dal Governo nazionale mentre ad oggi Bussetti rifiuta di incontrare le rappresentanze studentesche. Questo non è cambiamento  vediamo infatti il maggior deficit previsto viene utilizzato per condoni agli evasori fiscali e per tagliare le tasse ai più ricchi. Per noi giovani mancano le risorse e mancano provvedimenti concreti per contrastare la precarietà nel mercato del lavoro. Il ‘cambiamento’ tanto propagandato sembra in netta continuità per il passato, perché é assente un progetto di rilancio dello sviluppo sostenibile per il nostro Paese”.

Dunque non fancazzisti, o  furbi che, pur di marinare la scuola, scendono in piazza. Ma ragazzi consapevoli delle difficoltà che si prospettano per il loro futuro, che vogliono studiare perchè è solo con la cultura che  si può combattere ignoranza, propaganda e disoccupazione. Ragazzi, peraltro, scesi in piazza con ironia e determinazione, a parte il deprecabile episodio di Torino, in cui sono state bruciate in piazza le foto di Salvini e di Maio. E che la protesta larga, a macchia d’olio abbia stizzito il ministro dell’interno, lo si capisce dalle parole rabbiose di Salvini, opposte a quelle concilianti di Di Maio: “”Questi ‘democratici’ studenti, coccolati dai centri sociali e da qualche professore,avrebbero bisogno di molte ore di educazione civica. Forse capirebbero che bruciare  in piazza il manichino di Salvini, e di chiunque altro, o appenderne ai lampioni le immagini è una cosa schifosa”. Detto da uno che non batteva ciglio per il manichino di Laura Boldrini, bruciato in piazza mesi fa da alcuni  elettori leghisti, fa sorridere. Quanto allo studio dell’educazione civile, il segretario della lega ha ragione. Bisognerebbe ripristinarne l’insegnamento. Subito. Come bisognerebbe dedicare ore e ore di lezione in più alla storia. Non abolire addirittura  la traccia d’esame alla maturità, come ha deciso il ministro del carroccio Bussetti. Perchè la storia è maestra di vita, mortificarne l’apprendimento è, questa sì, una cosa schifosa.

Certo, bisogna anche  capire il nervosismo di Salvini: nell’ultima settimana gli è andato tutto male. il caso Cucchi, la vicenda dei due carabinieri per lo stupro di Firenze, le proteste per l’arresto di Mimmo Lucano, sindaco di Riace, il def limato tutti i giorni,  le liti di governo, le previsioni di un abbassamento del rating in caso la manovra economica venisse confermata per come è stata disegnata. Ce n’è abbastanza per mettere in crisi la narrazione del vero presidente del consiglio di questo governo. Una narrazione che da settimane, agli occhi della maggior parte delle persone, fa acqua da tutte le parti. Insomma, gli italiani già non credono più a Salvini. Finora però nessuno aveva alzato la voce, anche se sui social contro di lui qualcosa inizia a muoversi, per il momento con l’arma dell’ ironia.  E si sa: un popolo muto è un popolo disperato, depresso, impaurito.

Le proteste degli studenti possono invece rappresentare l’inizio della resistenza democratica al governo della paura. E da sempre, giusto sottolineare da sempre, le proteste degli studenti coincidono con gli scricchiolii dei governi in carica, prima del crollo. E’ per questo che Salvini ha risposto con inaspettata violenza verbale. Sa che la sua carriera politica rischia seriamente di giungere al capolinea in tempi brevissimi, che la sua propaganda tutta chiacchiere e distintivo non ammalia più . Non capisce o non gli interessa  capire che, invece, se  i giovani smettessero di lottare  l’italia sarebbe già un paese morto. Ma forse è proprio questo che vuole Salvini: un Paese morto, con la parte sana della società, i giovani, costretti alla fuga, chiusi nel proprio egoismo, precari a vita, senza cultura e senza futuro. La proteste di ieri, invece, hanno fatto capire che i giovani non si rassegnano ad una vita da zombie. E viene da aggiungere: per fortuna.

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