ALITALIA E LA SOLITUDINE DEI NUMERI “TRIA”

DI ALBERTO EVANGELISTI

Si torna a parlare di Alitalia, la crisi perenne che ogni Governo, prima o poi, si trova ad affrontare. Così, anche Alitalia, come un po’ ogni evento ultimamente, finisce per essere argomento di scontro fra il Ministro dell’Economia, visibilmente sempre più isolato nella compagine di Governo, ed il collega Di Maio.

Negli anni siamo passati attraverso partnership con Air France e KLM, per i “capitani coraggiosi” invocati da Berlusconi, per la fusione con Etihad, ma nessuna di queste soluzioni, ad oggi, è stata in grado di riportare la compagnia di bandiera ad essere un asseto competitivo sul mercato del trasporto aereo. Tutto ciò nonostante i continui sacrifici chiesti al personale che ha scontato sulla propria pelle le varie ristrutturazioni aziendali che si sono susseguite. Non molto tempo fa, in occasione della bocciatura referendaria dell’accordo proposto ai dipendenti, fu proprio una di loro, Alessia Romagna, che spiegò con un post divenuto rapidamente virale le condizioni di lavoro proposte.

Ciò nonostante Alitalia, pur con qualche miglioramento nei dati economici e nelle prestazioni aziendali elencati a metà settembre da Stefano Paleari, uno dei commissari che sta gestendo la compagnia, rimane una compagnia aerea che produce essenzialmente una cosa: debito.

Da qui il piano del Governo per l’ennesimo rilancio di Alitalia: “Newco con una dotazione iniziale tra 1,5 a 2 miliardi, partecipata dal Governo, grazie alla conversione in equity di parte del prestito ponte da 900 milioni concesso dal precedente Esecutivo – e per il resto – da Ferrovie e da un importante partner industriale internazionale”. Questo il piano lanciato da Luigi Di Maio e rilanciato dal Premier Conte, secondo cui l’esecutivo ha idee ben chiare sulla vicenda.

Peccato che, a quanto è emerso, dell’intenzione non fosse stato messo a conoscenza proprio il Ministro Tria, decisamente parte in causa dell’operazione che, come affermato dagli stessi membri dell’esecutivo, si baserebbe su una congrua copertura proprio della Cassa Depositi e Prestiti. Del resto, anche il CdA della cassa, così come i commissari Alitalia si sono mostrati sorpresi dell’uscita dell’esecutivo, segno che la notizia non fosse stata preventivamente comunicata nemmeno a loro.

Il più seccato, in ogni caso, pare proprio il titolare dell’Economia che, da un vertice del Fondo Monetario Internazionale, liquida la vicenda con una battuta molto tranchant “Penso che delle cose che fa il Tesoro debba parlarne il Ministro dell’Economia. Io non ne ho parlato”.

L’uscita, arrivata giusto dopo una dichiarazione congiunta a firma Conte, Di Maio, Salvini che rassicurava sulla assoluta compattezza del Governo sulla questione Alitalia, viene quindi vista come una vera e propria smentita, se non come un “altolà” di fatto.  La ricostruzione che emerge, descrive un Tria contrario all’ingresso dello Stato nel capitale di Alitalia, sia perché poco convinto dal piano prospettato, sia per le preoccupazioni derivanti dal probabile no di Bruxelles all’operazione.

Lo scontro su Alitalia è in ogni caso solamente l’ultimo che vede protagonisti Tria, Ministro sempre più imposto “in Paradiso a dispetto degli angeli” e il resto dei compagni dell’esecutivo: sono recenti le vicende legate allo stop in luglio della Ragioneria generale contro il decreto Dignità, le minacce, nemmeno troppo velate di voler smantellare l’apparato tecnico del Mef, gli scontri sulla nota di aggiornamento del Def o ancora, alle nomine nelle aziende partecipate il cui ultimo esempio, solo di tempo, è stata la nomina di Moneta, fortemente voluto da Di Maio e altrettanto fortemente osteggiato da Tria al vertice del Gestore servizi energetici (Gse).

Su Alitalia, in ogni caso, Di Maio sembra voler andare avanti verso la “statalizzazione” della compagnia di bandiera a distanza di 22 anni dalla privatizzazione. Il Vicepremier sostiene infatti la bontà del piano aziendale proposto che, per primo al mondo, potrebbe portare ad una società di trasporto integrata aria, gomma, rotaia compartecipata dallo Stato, tant’è che ieri FS Italia ha formalmente presentato una manifestazione d’interesse per Alitalia, spiegando in una nota che “tale manifestazione, necessaria per analizzare al meglio il dossier relativo all’azienda, non è in questa fase vincolante”.

Vedremo se le ulteriori analisi sul dossier riusciranno a convincere Tria sulla bontà dell’operazione.

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