ELEZIONI IN BAVIERA, DEMOCRISTIANI IN CRISI. RISCHIA IL COLLASSO IL CUORE DELL’EUROPA

DI ALBERTO TAROZZI

Baviera, Land tedesco, una delle regioni più ricche della Unione europea dove oggi si è votato. Forse, la regione più ricca. Exit poll che confermano i sondaggi dimostrando la crisi profonda dei democristiani e dei socialdemocratici.

E’ lì che, nel 2015, è transitata buona parte di quelle centinaia di migliaia di profughi cui Angela Merkel aveva temporaneamente spalancato le porte della Germania, consapevole che, in quell’onda, era consistente il numero di chi , prevalentemente siriano e ben qualificato, avrebbe potuto bene integrarsi nel mercato del lavoro tedesco. Da allora è sotto choc, più ancora del cittadino comune, il ceto politico democristiano locale del Land, dalle solide tradizioni cattoliche, di un cristianesimo “sociale” quel tanto che basta per apprezzare il sozialstaat, ma non certamente aperto in materia di diritti umani.

E’ in fibrillazione soprattutto la Csu, un partito, secondo i politologi, gemello della democrazia cristiana tedesca, anche se molti suoi militanti preferiscono classificarlo come a sé stante: Oggi è crollato di 12 punti, scendendo al 35%.

Clima di stato di assedio, per loro, quello che aveva preceduto le elezioni odierne: da una parte l’estrema destra (l’Afd, pericolo più declamato che reale), alla fine premiata con un voto però di poco superiore ad un contenuto 10%, dall’altra i Nuovi Verdi.

In realtà lo sconquasso interno alla Csu, così come nei rapporti con la Cdu berlinese targata Merkel, c’è per davvero, ma l’ascesa relativa dell’estrema destra sulla questione migratoria ne rappresenta solo un fattore. Il disaccordo, tra le due sponde democristiane, è a più vasto raggio,tanto da potere incrinare il prestigio politico della Cancelliera. Che la Merkel sia una dei pochi leader europei che si provi a disegnare il futuro a livello interno come internazionale è un dato di fatto, ma lo è anche il dover constatare come il suo progetto sia in crisi. Prova ne sia il contenzioso tra Seehofer, ministro degli interni tedesco di provenienza Csu, e il ministro degli interni italiano Matteo Salvini. Entrambi per una politica contro i migranti, ma proprio per questo con divergenti interessi quando si tratta di scaricare i migranti l’uno nei confronti dell’altro.

Profughi sballottati nelle angosce dell’incertezza, come ben testimoniato da un allucinante servizio di Alessio Lasta su la7 dal campo profughi di Daggendorf che attestano partenze per l’Italia ai tempi di Salvini superiori all’anno precedente. Oggi “si parte” come il ministro comanda; poi le smentite, non sempre convincenti, ma si dice che dalla Merkel in persona sarebbero effettivamente pervenuti dei contrordini.

Diviso il fronte politico anche dentro alla stessa Csu. Per un Seehofer superfalco, c’è un governatore uscente (Soeder) che pare ne azzecchi poche come dimostrato dal voto odierno, e che si mostra muscolare a corrente alternata. E non manca neppure una colomba, nella persona di Manfred Weber, in simpatie con la Cancelliera e capogruppo dei Popolari a Bruxelles, in predicato per la poltrona di Juncker, cosa che all’Italia non dispiacerebbe. Per il manuale Cencelli delle cariche Ue, questo vorrebbe dire che non approderebbe alla poltrona Bce di Draghi quel tale Weidmann legato all’Italia come la corda al collo dell’impiccato.

Tornando alla contesa elettorale, oltre alla non-vittoria dell’estrema destra, salta agli occhi come sia enigmatica la composizione di una possibile maggioranza per il governo del Land. Funambolico un monocolore democristiano ed assimilabile alla favola dei musicanti di Brema, ancorché possibile, una qualche forma di Grande Coalizione: una somma di debolezze che, anziché conferire energia vitale, col declino delle sue componenti, apparirebbe ancora più fragile delle singole forze in campo.

Possibile aritmeticamente, ma con notevoli contraddizioni politiche difficilmente superabili, l’alleanza Csu/Nuovi Verdi, sulla cresta dell’onda, con oltre il 18% dei suffragi, che pure aspirano a sostituirsi alla declinante Spd socialdemocratica dimezzata al 10%, nel ruolo di partito pigliatutto rivolto a tutti gli uomini di buona volontà. Ma è  una strada in salita conciliare quel minimo di scelte di principio che li contraddistingue (ecologia e multiculturalismo, con tanto di sostegno alle professioni del settore sociale) con l’animo conservatore dei cristiano sociali.

Per il resto solo cespugli. La Linke sotto il quorum, in una Baviera mai tenera con la sinistra; non si sa ancora se al di sopra i liberali, poco attraenti con la loro austerity filoeuropeista passata di moda. Un’incognita un po’ più significativa in termini di seggi, da aggregare al carro governativo potrebbero invece essere i  “Liberi elettori” (la lista FW), tendenzialmente liberali e conservatori , oltre l’11% , rimpolpati da transfughi Csu, allergici ad ogni forma di centralismo e assimilabili alle liste civiche, ma non “urbane”, visto che sono le campagne il loro punto di forza.

Baviera dopo il voto: aria di incertezza e prende forza un vento dal sud della Germania che potrebbe giungere a soffiare fino a Berlino e di qui, in una reazione a catena, produrre tempeste in sede Ue, viste le prossime elezioni europee. Berlino oggi non è soltanto il cuore della Germania, ma anche quello di un’Europa che ancora emana qualche respiro, quando la Merkel da segni di vita. Ma con le europee dietro l’angolo una disfatta in Baviera può voler dire che l’Europa rischia il collasso. E in questo caso poco c’entrano i populisti.