ITALIA RAZZISTA 2018: “SEI NERO? ORA DIVENTERAI BIANCO”

 

DI CLAUDIA PEPE

“Sono una donna che ha paura. Sì paura perché ho un’attività professionale e non voglio denunciare, non voglio che la mia storia sia pasto dei social. Perché mi va bene così e devo tutelare mio figlio. Hanno detto a mio figlio che bianco è meglio dell’essere nero. “

Sono le parole di una mamma. Le parole di una mamma a cui hanno imbrattato il viso e strappato i capelli. Ed ecco che la paura, l’odio che inferocisce le persone, fa nascere il nucleo del razzismo, della discriminazione e dell’intolleranza. Questa madre a cui il figlio è stato vittima di bullismo, preferisce il silenzio alla denuncia. È una sua scelta da rispettare, ma noi che leggiamo queste notizie, non possiamo far altro che lottare per il suo silenzio e urlare ancor più forte, la situazione drammatica che sta avvenendo nel nostro Paese.

Il figlio di questa donna stava andando a fare doposcuola da un Professore. È un bambino che ha poco dalla vita. Va a scuola, mangia, va a fare lezioni e poi torna negli occhi sereni della madre. Ci sono cento metri tra la sua casa e il doposcuola. Ma in cento metri, come nei cento passi, c’è una vita, può accadere di tutto. In quel tratto di aria pura, di libertà, in quei cento metri dove questo bimbo poteva cantare, sognare, dipingere i suoi desideri, due giorni fa è successo qualcosa che un bambino di otto anni e mezzo non dovrebbe vivere, non deve vivere, non deve subire. Un gruppo di ragazzi poco po’ più grande di lui, per cui stiamo parlando ancora di fanciullezza, lo hanno preso di mira. Perché il colore della sua pelle non è bianca, e questo mi fa rabbrividire. Stiamo parlando di bambini delle elementari che hanno già in loro il cancro del pregiudizio. E questo, lo si può imputare solo ad una famiglia che non ha saputo educare, non ha saputo svolgere il lavoro di genitore, non ha saputo cogliere i veri valori che contano nella vita. La bellezza, l’uguaglianza, l’incanto e il fascino dell’umanità. Persone che sicuramente sono in difficoltà, persone che dalla vita avranno avuto solo porte sbattute in faccia, persone che alla mattina devono correre per andare a lavorare per tutto il giorno. E quando sentono qualcuno che dice:” Prima gli italiani”, si sentono rincuorati, difesi. Non sapendo che da qui nella storia dei tempi sono nate guerre, olocausti, morti e stermini. Ma torniamo a questo bimbo con la sola colpa di avere una pelle diversa, che in quei cento metri si è visto coperto dalla cintola in su con la schiuma di una bomboletta spray. Perché bianco è più bello. Tutto ciò è successo in un paese nella periferia di Bari, un episodio di normale razzismo che abbiamo il dovere sempre di denunciare. Il bimbo aveva notato il gruppetto di ragazzi che con quella bomboletta spray si divertiva a imbrattare le auto parcheggiate lungo la strada. Non ragazzi qualsiasi: il bimbo li conosceva, e per questo si sentiva in grado di metterli in guardia, di farli desistere.
Ma la reazione è stata diversa da quella che era, per lui, lecito aspettarsi. Anzi di più, perché è diventata una bomba emotiva per come quei ragazzi che considerava amici lo hanno apostrofato in dialetto: “Sei nero, ora ti facciamo diventare bianco”. Il bimbo improvvisamente si è sentito diverso. Lui, figlio di genitori separati (la madre italiana, il padre ivoriano) e nato in Italia. A raccontarci la storia è la mamma: “È arrivato allo studio spaventatissimo, lo hanno rincorso dopo quella minaccia di farlo diventare bianco. Si è calmato dopo ore e tende a giustificarli”. (Fonte Repubblica). Ma non era la prima volta che succedeva a questo bimbo di avere ritorsioni. La mamma racconta:” Mio figlio ha i capelli molto ricci. E in prima elementare questa sua particolarità induceva i suoi amichetti a tagliare i ciuffetti dei suoi capelli. Tornava a casa, spesso, con questi spazi vuoti in testa. Lui l’ha sempre preso come un gioco. Ma quando ho visto che la cosa diventava frequente, ne ho parlato con la maestra e la risposta che ho avuto è stata sconfortante: “Ne ha tanti di capelli, gli ricresceranno”. Allora ho capito che sarebbe stato meglio fargli cambiare scuola. E così è stato: a convincermi è stato mio figlio, che a un certo punto mi ha esplicitamente detto che non voleva più andare a scuola in quell’istituto. Così l’ho iscritto a un’altra scuola in un altro paese. Adesso va molto meglio “. Questo bimbo di otto anni come elaborerà tutto ciò, come vivrà la sua vita già segnata dalla malvagità, dalla crudeltà, dalla durezza della vita. Un bambino con i capelli ricci e una pelle del colore delle sue origini, una pelle che non ha nulla di diverso dalla nostra, un colore che lo riporta alla sua terra. La Costa d’Avorio in cui si sarà tuffato dagli scogli, ammirato baie e promontori rocciosi?. Avrà guardato le profonde lagune, e fitte foreste pluviali, dimora e rifugio di più di 200 specie di piante?. Il bimbo non ha nient’altro che fare domande alla mamma. Chiede perché c’è questo odio verso i migranti, le persone di colore, le persone diverse. Allarmiamoci signori, uno spray fa male quanto un lutto, una mancanza, una carezza mai data, un sorriso, una pacca sulle spalle, un destino già segnato. Allarmiamoci signori, la mamma non ha denunciato per paura ma ricordatevi questa poesia:
” Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati.
La scriveva Bertold Brecht, nei tempi del nazismo, ma dovremo incominciare a ripetercela tutti i giorni.
Perché io non trovo più posto

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