DA PRATO A NAPOLI, PER VINCERE L’INDIFFERENZA

DI LUCA SOLDI

 

 

 

Per costruire un cammino di conoscenza occorre avere in mano gli strumenti che ti consentano di valutare al meglio le scelte da perseguire.
E la visita nelle terre di Gomorra aveva questo compito: conoscere per poi agire, riportando nel territorio il frutto delle sensazioni catturate in questa intensa giornata nei luoghi dove ancora oggi la camorra regna incontrastata
Era questa la motivazione che ha portato nei giorni scorsi, una delegazione di insegnanti pratesi, alcuni esponenti del coordinamento provinciale di Libera Prato “Calogero Tramuta” e don Marco Natali, a visitare alcune delle realtà del territorio campano che soffrono della mancanza dello Stato ma che al tempo stesso presentano al loro interno persone ed associazioni che quotidianamente sono impegnate sul fronte dei diritti e dei valori umani
Veri presidi di legalità ed umanità che dall’interno di quei mondi portano avanti progetti di vicinanza, comprensione e sostegno alle criticità di un mondo che ancora oggi pare escludere questi ultimi degli ultimi.
Veri semi di speranza che hanno germogliato malgrado si siano posati dove il suolo è arido ed ostile.
Un viaggio di conoscenza costruito per andare oltre la curiosità, oltre la semplice visita propedeutica a qualche stanco incontro da realizzarsi nelle nostre scuole, ma con l’intento portare alla luce nuove sensibilità che consentano magari di inserire nei programmi didattici magari una visita a Caivano o Casal di Principe piuttosto che in un luogo dove ci si ritrova distratti dagli smartphone a rimirare quello che già si è visto con le proprie famiglie
Ecco dunque l’incontro con Padre Maurizio Patriciello, al Parco Verde di Caivano fra Caserta e Napoli.
Un luogo tristemente noto.
Un quartiere dove si confronta la realtà di una umanità letteralmente abbandonata dalla cosiddetta società, dallo Stato ed una Parrocchîa che rappresenta il baluardo di tante battaglie contro le ingiustizie.
Ci sono le Mamme di Noi Genitori di Tutti impegnate a sostenere altre famiglie ed altre mamme nella lotta contro i più brutti dei mali.
A quelle mamme che ci si accosta con pudore, con rispetto, tentando di rispettare quel dolore che si riaffaccia sempre ad ogni ripercorrere delle loro storie.
Donne che pur provate dal dolore per la scomparsa dei loro figli a causa dei mali causati dell’inquinamento nelle Terre dei Fuochi dedicano loro stesse affinché altre mamme altri genitori non abbiano a patire quanto loro.
Donne impegnate non solo nel volontariato negli ospedali ma anche nella denuncia di quei roghi causati dalle discariche abusive date a fuoco, dai rifiuti industriali pericolosi lasciati nelle campagne di quello che un tempo era “l’orto del Paese”.
Un territorio dove le cisterne arrivate dalle industrie del nord sversano “distrattamente” nei campi quegli acidi che poi finiranno nelle falde acquifere.
Affari sporchi opportunamente controllati ed organizzati dalla camorra e dai referenti ben presenti nelle aree dove sono presenti le industrie che producono quegli ingombranti e pericolosi scarti.
Una battaglia storica quella di Marzia, Anna, Sara combattuta con il sostegno di padre Maurizio Patriciello che dedica alla delegazione pratese dei preziosi minuti “rubati” alle richieste di aiuto e sostegno che arrivano senza soluzione di continuità da un quartiere reso famoso dalle vicende della bambina gettata dal terrazzo di casa o della donna, vedova, madre di sette figli che ancora oggi si ritrova senza un tetto, senza niente, dopo che un incendio ha distrutto il piccolo appartamento occupato abusivamente.
E alle domande di aiuto, padre Maurizio risponde, sempre mentre le istituzioni sfuggono, latitano, presenti solo in prossimità delle elezioni quando inizia la fiera delle ipocrisie, delle promesse mancate, del voto di scambio.
Un quartiere insieme a Scampia, grande piazza dello spaccio dove la Chiesa, l’Oratorio sono l’unico baluardo contro il facile guadagno
Un quartiere che insieme a quello di Scampia dove l’abbandono scolastico è la regola
Dove la strada insegna tutto
Eppure in tutto questo al Parco Verde c’è la luce, si intravede un arcobaleno che contrasta con il verde reso pallido del colore dei palazzoni costruiti nel nulla e con intorno il nulla.
Seduto sugli scalini dell’altare padre Maurizio Patriciello, si accomuna a tutti quei sacerdoti che trasmettono la forza dirompente del Vangelo e con la Chiesa dell’impegno
Con la Chiesa che si fa prossima e si fa parte stessa degli ultimi.
Che si “sporca” per contrastare egoismi ed indifferenze. Che si fa attenta a non creare del male verso la Terra e la natura.
Che dà esempio ed indirizza il giusto cammino, facendosi in “uscita” come chiede Papa Francesco.
Con la Chiesa che proprio in queste ore celebra il martirio di Monsignor Romero ed il tormento di Paolo VI.
Ma far passare che al Parco Verde, vive unicamente degrado umano e materiale non è vero ne giusto
Se lo Stato è latitante però c’è anche voglia di reagire.
Oltre a padre Maurizio ed alle mamme di Noi Genitori Di Tutti ci sono altre realtà impegnate nel riscatto del quartiere. Ci sono ad esempio una trentina di giovani impegnati nel gruppo de I Giovani della Speranza.
Sono loro a reagire a dire no a quanti ormai rassegnati chiedono addirittura di radere al suolo il Parco Verde.
Questi ragazzi sono coscienti di “vivere in un brutto posto”, ma all stesso tempo dicono: “siamo giovani con scarse possibilità di vivere una vita normale è una vita piena di possibilità, ma molti di noi in questo quartiere abbiamo deciso di cambiare strada e di seguirne una che ci porti a vivere una vita piena zeppa di possibilità, una vita normale come ogni ragazzino alla nostra età dovrebbe avere. Il Parco Verde non è solo DROGA E CAMORRA. Ma è anche un posto dove tanti giovani cercano di realizzare i propri sogni, cercano di realizzarsi e di non fare la solita fine. Il Parco Verde è anche la solidarietà e l’allegria messa in atto dalle tante persone e i tanti volontari che giorno dopo giorno lottano per un quartiere più pulito. Il Parco Verde è anche la gioia dei tanti bambini partecipare il sabato all’oratorio parrocchiale”.
Cambia lo scenario ma la voglia di reagire e resistere non cambia
Eccoci nel difficile contesto di Casal di Principe, nel regno di Gomorra, in quella che fu la “casa” del compianto don Peppe Diana, ecco anche qui, una realtà che indica la via di fuga alla resa verso la camorra
Ecco “Nuova Cucina Organizzata”. NCO si configura come una vera e propria attività imprenditoriale innovativa, un laboratorio che permanentemente ricerca e sviluppa modalità di trasformazione e di vendita sia di prodotti locali sia di quelli provenienti dai terreni confiscati alla criminalità organizzata.
Andando oltre NCO è anche pizzeria, ristorante e catering, con il valore aggiunto dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Nel nome, nella sigla, è contenuta una provocazione e una sfida: negli anni ’80 in Campania l’acronimo “Nuova Camorra Organizzata” è stato sinonimo di una realtà che si è organizzata per distruggere e impoverire i territori, oggi l’acronimo “NCO – Nuova Cucina Organizzata” invece è sinonimo di una realtà che si organizza per restituire diritti, dignità e reddito a partire dagli ultimi. La realizzazione di questo progetto si è rivelato un fattore di cambiamento sociale permettendo lo sviluppo di un’economia sociale che promuove i prodotti tipici del territorio, quelli dei beni confiscati alla criminalità organizzata e che crea nuova occupazione per le persone svantaggiate.
NCO, a Casal di Principe, diventa così presidio di speranza oltre che di legalità e gusto.
Qui danno un “pacco” alla camorra con i prodotti bio del territorio.
Qui c’è un presidio del bene comune e del gusto.
A Casal di Principe da NCO è ormai attiva da anni in uno dei beni sequestrati ai grandi boss, simbolo del contrasto alle illegalità.
Proprio cuore nel di Gomorra, a dimostrazione che le strade, i cammini di liberazione dalle mafie sono possibili senza dover mettere in atto politiche di resa incondizionata, di contaminazione, di accordi di convivenza più o meno taciti.
Qui l’impegno è anche di aprirsi al gusto e la dimostrazione è data dalla presenza insieme a componenti di Libera Prato in visita a quella realtà anche di un nutrito gruppo di giovani provenienti dagli Stati Uniti arrivati per apprezzare la qualità indiscussa della cucina dei cuochi e di Beppe, anima di NCO.
La giornata non termina qui perché, concluso il pranzo, la direzione è per l’ingresso del carcere di Secondigliano a Napoli.
Qui ad attendere la delegazione c’è un uomo, Davide Cerullo.
Ex vedetta, ex camorrista adesso alla guida insieme a Patrizia, la moglie, di due associazioni che hanno casa a Scampia, nei palazzoni de Le Vele, simbolo di come non si dovrebbe progettare, costruire una città “stato” in quella città Napoli di cui tutti conosciamo la bellezza ma anche i limiti.
Come per il Parco Verde di Caivano a Le Vele si entra solo accompagnati, dopo che le “vedette” verificano e consentono la presenza di “ospiti” sicuri.
Anche qui, da sempre, si vive di espedienti, la scuola diventa optional, anzi viene vista come luogo di discriminazione dai boss che offrono invece centinaia di euro al giorno ai ragazzi che evitandola, compongono la manovalanza dello spaccio ad ogni tipo di droga.
Eppure anche nelle Vele di Scampia, dove ancora vince il degrado, nascono e riescono a farsi strada esperienze di solidarietà e comune sentire.
Ecco dunque l’esperienza di Davide. E chi meglio di lui può farlo, viene da pensare appena conosciuto.
Come ebbe a scrivere di lui, lo scrittore Erri De Luca: “Davide è un tizzone scampato a un incendio. Succede a legni che si battono contro il fuoco. Cresciuto nel quartiere della droga, dal fondo di prigione ha trovato il suo nome scritto nella Bibbia: Davide! Ha staccato di nascosto le pagine, le ha lette e da lì è cominciata una persona nuova. La sua storia canta come la prima rondine, profuma come il pane. Ultima coincidenza col Davide della Bibbia: anche lui da bambino è stato pastore di pecore del padre”.
A soli 10 anni era già ricercato dalla polizia, a 14 anni gestiva una piazza di spaccio a Scampia, a 16 anni viene arrestato per droga, a 17 anni viene “gambizzato” da killer di clan rivali, a 18 anni viene arrestato e mandato a Poggioreale. Proprio qui avrebbe fatto l’incontro più rivoluzionario della sua vita: attraverso la lettura della Bibbia accoglie lentamente il messaggio di liberazione che non è rivolto solo ai credenti, ma a tutti gli uomini.
Strappa due pagine da La Bibbia che mostra ancora orgogliosamente ai presenti. Due pagine dagli Atti degli Apostoli.
Adesso Davide guida con la moglie due associazioni Insieme e L’Albero della Vita.
Entrambe sono, nel contesto de Le Vele, uno spazio fisico, ma anche spazio ideale di libertà, di immaginazione, di creatività. Luoghi di svago, di socializzazione, di integrazione. Isole del bene in quel quartiere di Scampia, considerato a “rischio” per la sua fragilità sociale, per la facilità con cui i ragazzi inciampano in percorsi di vita disadattati, cadendo vittime della malavita, della delinquenza, della camorra. Qui i bambini, i loro genitori, i volontari e gli educatori si mettono davvero in “gioco”. Lo scopo è quello di contribuire alla formazione e all’educazione dell’individuo, allo sviluppo dell’autonomia e della responsabilità. Educare al rispetto delle regole, alla convivenza civile, all’incontro con l’altro sempre consapevoli però di vivere in un luogo dove la camorra regna ancora incontrastata mentre gli interventi dello Stato sono pressoché inesistenti. Prova n’è l’ultimo momento della giornata, la visita all’unico impianto sportivo all’aperto presente fra quei palazzoni che dovevano essere distrutti. Un campo di bocce tutte buche ed avvallamenti. È li, da quel “campo centrale”, de “Le Vele” a Scampia dove si può giocare la “partita” del nostro tempo che si è compreso quanto importate può essere stata questa “missione”. E dei frutti che potrà portare fino dai prossimi mesi