DI SCHIETTEZZA NON SI SCHIATTA. NEANCHE SUL WEB

DI ANNA LISA MINUTILLO

E’ che nasciamo nudi, sospesi tra la luce che acceca, ed i suoni che non sono più ovattati come fino a qualche attimo prima. Restiamo lì tra lo stupore ed il terrore, sappiamo solo piangere, perché tutte queste novità in poco più che una manciata di minuti ci trovano impreparati.
Cresciamo, ed ogni cosa che incontriamo genera in noi meraviglia. Impariamo a vestirci o ad indossare abiti per il timore di mostrarci per ciò che realmente siamo. Abiti che non solo ci proteggono dal freddo, ma creano ” soffici” muri di sicurezza. A volte siamo curiosi, altre introspettivi, a volte con il mondo tra le mani, altre con silenziosi pensieri che ci fanno compagnia. Interagiamo con gli amici, impariamo ad ascoltare, apprendiamo lezioni di vita da chi la vita forse poi non l’ha neanche mai realmente vissuta. Ed è in occasioni di confronto scolastico, lavorativo, sociale che decidiamo se restare muti quando ci viene propinata la “solita sbobba avariata”, oppure parlare, cercando di essere il più cristallini possibile.

Così abbiamo due strade da seguire: essere schietti, oppure assecondare con aria interessata ed intelligente, tutto il “dubbio sapere”, tutte le contraddizioni viventi, tutte le belle parole ( e nemmeno poi troppo forbite), che ci vengono elargite come se non ci fosse un domani. Il punto è che ci viene insegnato ad essere onesti, ad amare la verità. Peccato però che nessuno ci spieghi mai quanto costi schierarsi dalla parte della schiettezza, sì quella che se non viene ben usata “schiatta” e tu con lei.. Il fatto è che per essere schietti bisogna poi essere anche forti, perché la verità si sa fa male e nessuno la vuole sentire. Impariamo fin da piccoli quando ci sono “arrogantelli” bambini che si comportano male e vogliono scaricare su di noi  la “colpa” delle loro” malefatte” a denunciare, a dire che non corrisponde a verità la versione raccontata da questi “furbetti”, magari anche arricchita da lacrime di coccodrillo e musetto a cucchiaino. Vero i bimbi non hanno filtri, loro non pensano se e quando possono ferire qualcuno.

Inciampano in altri bimbi vestiti (secondo loro) male, ecco pronto il commento:” ma chi ti ha messo quelle scarpe stamani”?. Si accorgono che un amico sta suggerendo durante l’interrogazione: ” eh no, così non vale! , maestra guardi che Mattia sta suggerendo”. Ecco qui che quelli che venivano considerati dei “buoni amici” diventano inevitabilmente antipatici, polemici, troppo sinceri per poter restare accanto a chi stimano al punto da dire cose che potrebbero essere “scomode” ma che poi, in effetti, sono solo la verità. La schiettezza possiede il valore della cosa genuina, spontanea. Porta con sè una sua carica di purezza: e quindi è destinata, a espandere la luce del bello, ad assumere una dimensione estetica. Una virtù che produce importanti benefici. Il primo tra questi è che rende liberi. Non più schiavi di compromessi, di un prezzo da pagare. E la libertà è già la premessa per l’esercizio del senso critico, dell’autonomia di un giudizio. Inoltre, crea legami che poi, alla lunga, diventano indissolubili. Nell’epoca dell’ ipocrisia dilagante, chi la pratica rema  controcorrente.

La schiettezza induce alla protezione, al difendere e al sentirsi difesi. Diventa uno scudo contro la viltà della calunnia, dell’insulto gratuito, della maldicenza alimentata con tutti i sistemi possibili, a partire dal web. Ogni giorno assistiamo a veri e propri “duelli”, giocati stando comodamente seduti sul divano di casa, intanto che le dita corrono veloci sui tasti del pc, dispensando concetti che poi quasi mai nella vita reale faremo nostri, o da cui prendiamo “allegramente” le distanze quando giungono al nostro indirizzo. Meglio procedere con gradualità, con la necessaria delicatezza, senza andare a scavare troppo nelle ferite che si portano dentro. Accusare in modo diretto, e violento, nel nome della schiettezza, una persona, significa spingerla ad allontanarsi da noi, e magari scatena una reazione controproducente, che può essere di chiusura, per autodifesa. Essere schietti non deve diventare una forma di violenza “generosa”, ma il modo per regalare e regalarsi una libertà che rassicura.

Possiamo interrogarci e chiederci: di chi ci fidiamo veramente? Di chi ha saputo dirci fino in fondo la verità, anche quando era scomoda e amara. E di chi invece diffidiamo? Tendenzialmente di chi possiede uno sguardo obliquo, indice di una scarsa genuinità e di pensieri poco limpidi, opachi. Le persone schiette possiedono una luce differente, sfumature particolari che finiscono con il renderle più belle, rassicuranti nel loro provocare moti nell’anima quando guardandoci negli occhi riescono a dirci ciò che pensano realmente e non ciò che farebbe loro “comodo” dirci, magari solo per essere affiancate ad una persona che potrebbe tornare “utile” domani. Epoche di compromessi, di clientelismo e false amicizie, hanno finito solo con il renderci più schiavi proprio di quei sistemi che tanto vengono combattuti a parole ma a cui poi si finisce per soccombere per livore. Usiamo con cautela la schiettezza, ma usiamola, nonostante pare non essere di moda, riesce a regalare una sensazione di totale armonia con il nostro io ma anche e soprattutto con ciò che ci circonda. Di schiettezza, non si schiatta!