IL COMUNE DI ROMA DIMENTICA DI COSTITUIRSI PARTE CIVILE NEL PROCESSO AI CASAMONICA

DI CLAUDIA SABA

È stata rigettata dal gup Maria Paola Tomaselli la richiesta del Comune di Roma di costituirsi parte civile nel processo in corso nei confronti di Alfredo Di Silvio, del fratello Vincenzo e del nonno Enrico. I tre sono ritenuti membri del clan dei Casamonica.
L’istanza da parte del Comune, secondo il giudice, sarebbe stata presentata in ritardo.
Alfredo e Vincenzo Di Silvio, per il quale il pm Giovanni Musarò ha chiesto rispettivamente sei anni e cinque anni e otto mesi di reclusione, sono accusati di aver aggredito il proprietario di un bar e una cliente nella zona Romanina.
All’aggressione è accusato di aver partecipato anche Antonio Casamonica.
Enrico Di Silvio invece, si sarebbe presentato al Roxy Bar in un momento successivo per intimidire il proprietario e la moglie convincendoli a non sporgere denuncia.
L’episodio era avvenuto nel giorno di Pasqua. Due uomini, entrati nel Roxy bar, si erano subito mostrati aggressivi nei confronti dei gestori, con la pretesa di essere serviti subito.
Avevano quindi aggredito prima una giovane disabile e poi il barista.
La giovane aveva prontamente ripreso tutta la scena con il telefonino.
Secondo la ricostruzione effettuata della Procura grazie al video prodotto dalla giovane, Casamonica, Alfredo e Vincenzo furono gli autori materiali dell’aggressione. Il ruolo del nonno era stato invce, quello di intimidire le vittime con somme di denaro e atti minatori.
“Appare evidente”, aveva scritto il Gip, “che i Casamonica e i Di Silvio siano assurti a padroni del territorio e che l’aggressione della donna prima e la spedizione punitiva nei confronti del barista, con annessa devastazione del locale dopo, abbiano costituito una rivendicazione di tali diritti”.
Alla notizia del raid punitivo, la sindaca Raggi aveva commentato l’accaduto.
”Le immagini dell’aggressione dei Casamonica nei confronti di una donna disabile e un barista sono inaccettabili. Le istituzioni non abbassano lo sguardo. Uniti contro la criminalità”.
Si era poi recata al Roxy Bar per manifestare tutta la sua solidarietà a Marian, il barista aggredito e alla moglie, che avevano deciso di denunciare.
Le sue parole sono state però smentite dai fatti. Il Comune di Roma si è mostrato assente.
Un’assenza, quella di Roma Capitale quale parte civile, che non lascia segnali incoraggianti da parte delle istituzioni verso tali reati.