NON E’ PIU’ PRETE MA CONTINUA AD AMARE. UNA DONNA, UN FIGLIO

 

 

DI CLAUDIA PEPE

“Gianfranco, amore mio sono incinta. Avremo un bimbo, un figlio nostro, il figlio del nostro amore, figlio della nostra tenerezza e delle nostre cure.” Gianfranco, il padre del bambino è felicissimo, ma c’è solo un piccolo particolare che stona, che non rientra nella nostra normalità. Gianfranco, in effetti, si chiama Gianfranco, ma preceduto da un Don. Don Gianfranco Del Neso. Don Gianfranco era parroco della chiesa di Maria Santissima Madre della Chiesa ad Ischia. Che il nome della chiesa gli abbia portato sfiga? No, un bambino non è mai una sfiga, è frutto di un amore. E l’amore colpisce tutti, anche i preti, i vescovi e gli alti prelati. Ci sono preti pedofili che continuano tranquillamente a dispensare comunioni, a confessare noi poveri pentiti. Continuano a stare in attici di 400 metri quadri, continuano a difendersi dicendo che abusavano sessualmente di bambini e bambine per tenerezza. In Usa, oltre 300 sacerdoti della Pennsylvania sono stati coinvolti in abusi sessuali su minori. Ultimamente c’è stato il caso del prete di Brindisi condannato per abusi sessuali su un chierichetto di 8 anni. Ma la smetto qui: l’elenco è così lungo che fa paura. Questi preti che continuano a portare la tonaca, il crocefisso al collo, le mani inanellate di spudoratezza e immoralità anche se condannati, dopo poco ce li ritroviamo a celebrare la Messa di Natale. Io invece tifo per l’amore, per la verità, per chi ha il coraggio di impugnare la sua dolcezza e, sfidare il mondo. Cosa c’è di grave se un sacerdote si innamora, quante volte noi abbiamo sbagliato a valutare, a stimare e a valutare il nostro lavoro. Don Gianfranco è stato giustamente sospeso dalle sue mansioni, perché proprio Gianfranco è andato davanti al Vescovo Pietro Lagnese, a dirgli che lui ama, ama tutti, ma soprattutto una donna. Non c’è religione dove non si professi l’amore e secondo me, diventeremmo tutti più cristiani quando anche quegli uomini con la toga nera, ameranno non solo il crocefisso ma insieme a Lui, l’immensità del mondo. Don Gianfranco avrà svolto il suo sacerdozio in maniera meravigliosa, coinvolgendo la cittadinanza, coinvolgendo con il cuore e l’anima le persone in difficoltà, affrontando con coraggio i dogmi della Chiesa inventati dagli uomini. Tanti preti puntano il dito ma non vedono le loro mani morbide, che puntano sempre il dito. Ma mai verso il cielo e la sua immensità, ma verso un uomo che di sua spontaneità ha dichiarato il suo amore. Verso l’esistenza, la sua donna, gli uomini, Dio e suo figlio.
Gianfranco è stato spretato giustamente, ma ha rivestito un altro abito. Quello dell’uomo comune che ha avuto il valore di difendere la sua vita e quella di suo figlio. Finché avremo uomini così, la vita assumerà le spoglie di un Cristo che per salvarci ha regalato la vita per noi. Per chi non crede quest’uomo ha fatto quello che poche persone sanno fare. Amare, prendersi le proprie responsabilità, e sorridere a quel dito puntato. Lui conosce e sa come guardare un cielo stellato e ricercare la luce dell’amore ascoltando i battiti di un cuoricino che già scorre le sue giornate nella bellezza.