IL MIRACOLO DI VITTORIA. 4 ETTI DI VOGLIA DI VIVERE

DI CLAUDIA PEPE

Nel clima che si è istaurato in Italia, in un clima in cui nessuno può esprimere la propria opinione senza essere segnalato, accusato, offeso e denigrato, ho il bisogno di parlare del bello, dell’amore, della speranza e del futuro. Certo l’Italia sta passando un momento che non conosce memoria, che non vuole ricordare le storie dei nostri genitori e dei nostri nonni. Ma non vuole nemmeno leggere un libro di storia, non vuole informarsi, non vuole riflettere come la storia sia ciclica. Si ripete con le stesse azioni, con comportamenti studiati appositamente per iniziare a formare una catena d’odio, di discriminazione, di diseguaglianza e di incitamento all’odio. Oggi non voglio parlare di come questo Paese sta andando incontro ad una guerra umana, ad una lotta tra uomini e dileggiatori, tra fautori della supremazia della pelle bianca e le vittime del loro razzismo. Sicuramente nato dalle delusioni della vita, ma anche aizzato da chi al Governo, professa il credo della disumanità e dell’ignoranza. L’ignoranza è la condizione che qualifica una persona, detta ignorante, cioè chi non conosce in modo adeguato un fatto o un oggetto, ovvero manca di una conoscenza sufficiente di una o più branche della conoscenza. E noi, gli ignoranti ultimamente li stiamo vivendo e conoscendo profondamente.
Ma oggi no, oggi voglio parlare d’amore, del miracolo della vita, di conoscenza, di ricerca e di impegno.
A Treviso mesi fa, una mamma si presenta all’Ospedale Ca’Foncello. Era alla 28esima settimana di gestazione, al settimo mese di gravidanza. I sintomi sono chiari, la creatura che viveva dentro di lei voleva nascere, era curiosa di vedere questo mondo, voleva osservare con i suoi occhi il firmamento che la mamma le aveva sempre descritto. Voleva sentire dal vivo la voce della mamma e delle sue ninne nanne, voleva sentire il fruscio delle farfalle, voleva vedere l’universo sopra di lei. E Vittoria è nata, è nata pesando 399 grammi. Quattro etti. Quattro etti li puoi tenere in una mano e stringendo un po’, la puoi sgretolare e accarezzandola le puoi fare male. Ma i bravissimi medici dell’Ospedale hanno ricreato per lei l’utero materno. Con la stessa temperatura per non farle prendere freddo, e per farla vivere poco alla volta. Attimo dopo attimo, minuto dopo minuto, giorno dopo giorno. Ogni giorno era un miracolo, ma Vittoria sapeva che poteva vincere, perché ha amato la vita dal primo momento che una carezza le si è posata sulla sua piccola testolina. Dalla Tribuna di Treviso. “Abbiamo cercato di ricreare le condizioni dell’utero materno con una temperatura di 34 gradi per consentire alla neonata di non sprecare energie per scaldarsi e impiegarle tutte per crescere. L’umidità all’80 percento aiutava la sua pelle a maturare gradualmente”, ha spiegato Paola Lago, primario della Terapia Intensiva e Patologia Neonatale di Treviso. La mamma e il papà di Vittoria hanno creduto in questo miracolo, lo hanno alimentato ogni giorno guardandola dal vetro del reparto, sfioravano il vetro per non farle del male. La speranza, quel guardarla a mano a mano e cogliendo quel sorriso che si scioglieva in un pianto. A mano a mano perdendosi nelle notti più dolorose e nelle aurore che portavano un vento che respirava per loro, Vittoria si è ripresa del tempo rubato alla sua meraviglia nascosta e nutrita dal ventre della mamma. Un dolce ricordo sbiadito dal tempo, ora che Vittoria non ha danni neurologici, intestinali o polmonari, che nei casi di prematurità possono causare handicap motori e cognitivi. Vittoria è tornata a casa, pesa due chili e mezzo ed è tornata la vita, nel giardino sono sbucate le margherite, le farfalle le hanno costruito una corona di desideri e di sogni. Vittoria, un nome testardo, un nome che ha insegnato a tutti noi come si affronta un viaggio, un cammino, e come si abbraccia la vita tenendosela stretta. Una vita incoronata dal sole e sostenuta da ali di farfalla. Come nelle favole.