MAL DI PANCIA E CONTRADDIZIONI DEL M5S IN TEMA DI AMBIENTE

DI MARCO MILIONI

Durante le mie scorribande da cronista in giro per il Nordest, parlo soprattutto degli ultimi sei-sette anni ho potuto notare una cosa. Quando c’erano dei problemi di natura ambientale gli attivisti della base del M5S erano frequentemente in prima linea. Uno di casi che in regione ha fatto parecchio clamore è quello dei cosiddetti gessi da depurazione. Caso che ha visto la base del M5S mobilitarsi per chiedere alla stessa Regione e alla provincia di Verona lumi e precisazioni rispetto ai preoccupanti ritrovamenti tra le province di Verona e Rovigo di cui sui media era stata data ampia diffusione. In Lombardia si sono registrati problemi simili tanto che Report ci aveva fatto la solita straordinaria puntata. Adesso quel mondo ecologista come ha accolto la recente decisione del governo, in cui il M5S, ha un peso preponderante, di aumentare di venti volte «il tetto per gli idrocarburi C10-C40 nei fanghi di depurazione da spandere» sui terreni agricoli? Il caso è stato sollevato dai Verdi. E nell’ala ecologista del M5S, anche nel Veronese, comincia a materializzarsi un imbarazzo che da quanto filtra dalla base sarà difficile mantenere sotto sordina. Anche perché questa scelta impatterà pesantemente sull’ecosistema del Lombardo-veneto.

Chi andrà a spiegare questa novità a chi delle battaglie ambientali aveva fatto un credo ottenendo pure la fiducia degli elettori? Alcuni giorni fa il ministro dell’ambiente Sergio Costa, che nell’attuale esecutivo è a mio modesto avviso la figura più responsabile e di maggior spicco, anche umano, è intervenuto sulla sua pagina Facebook. Per precisare che i limiti che il governo ha alzato non erano certo i limiti stabiliti dalle leggi precedenti (che in tema di idrocarburi non ne avevano) ma i limiti che in carenza di legge aveva disposto con una sentenza la Cassazione. La cosa è vera, ma era anche notoria. Quello che più preoccupa però è che sia lo stesso ministro ad ammettere che quel per quel provvedimento «è stato necessario trovare un accordo all’interno della maggioranza per potere superare l’emergenza. L’alternativa sarebbe stata quella di lasciare un limite imposto dalle sentenze che, allo stato attuale, nessun gestore sarebbe stato in grado di rispettare con il risultato di accumulare pericolosamente i fanghi con la speranza di individuare soluzioni alternative come la discarica o gli inceneritori. Per non parlare del rischio del blocco dei depuratori».

Detto in altri termini il governo ha dovuto normare d’urgenza perché il limite imposto dalla Cassazione non sarebbe stato rispettato dai gestori dei depuratori. Cioè, per l’ennesima volta in Italia si è reso lecito l’illecito ambientale alzando le soglie. Costa (in foto), sulla sua pagina Facebook, fa bene a ricordare che in passato ben pochi si sollevarono per segnalare una anomalia gravissima. E ha tutto il diritto di pensare che certi giornalisti tirino fuori solo ora la questione per mettere in difficoltà il M5S (dal quale ora ci si attende un provvedimento di legge che dia uno stimolo più virtuoso alla materia poiché occorre ripensare l’intero ciclo produttivo per evitare che problemi ed illeciti non costituiscano più una patologia cronica). Rimane però un fatto. Una parte del mondo ambientalista aveva visto alle ultime politiche, pur con tutte le prudenze del caso, la proposta del M5S come un’ultima spiaggia. Ora al di là della composizione specifica di questa maggioranza la decisione assunta dal governo in tema di fanghi rende ancor più esplicito il dubbio (che per me è da anni una certezza) che gli interessi economici soverchino sempre la politica indipendentemente da chi sia formalmente al governo. Oggi sono i Cinque stelle a cozzare con le contraddizioni. Ieri è stato il Pd, la sinistra, i Verdi, ma anche il versante conservatore. Non se ne salva uno. Da questo punto di vista la penso come Massimo Fini e la penso come uno dei più grandi filosofi americani, vale a dire John Dewey. Il quale disse che la politica altro non è che la proiezione del potere economico sulla società. So che sarò ascritto alla sfera dei massimalisti, degli ipercritici e dei pessimisti cosmici. Ma il mio pensiero non cambia. ogni miglioramento sensibile della società o del mondo non potrà mai giungere sul piano politico ma solo sul piano antropologico e culturale. Ne ricavo che tutto il bailamme su cosa faccia, oggi su cosa dica, il tal politico o il suo avversario, indipendentemente da chi siano costoro, rimane un esercizio sterile se non si comprendono le dinamiche profonde o nascoste che sottendono ad un dato comportamento o ad un dato proposito. So che la mia è una posizione antipatica. So che mi daranno del complottista, ma i fatti questo mi hanno raccontato durante questi quasi vent’anni passati dietro al taccuino.