TAP, SI VA AVANTI: DIRE NO COSTA 20 MILIARDI

DI CHIARA FARIGU

Si aspettavano un epilogo diverso il sindaco di Melendugno e i parlamentari pugliesi pentastellati dall’incontro col premier Conte di ieri pomeriggio. O forse ci speravano, anche se tutti gli indizi erano decisamente contro. E così è stato. Un colloquio lungo, durato ben quattro ore, durante il quale sono emerse quelle verità, da sempre chiare a tutti, tranne al Comitato No Tap e ai parlamentari del M5S da sempre ostili alla realizzazione della mega-opera. Opera che ha decisamente cambiato il volto a quel tradizionale e meraviglioso paesaggio salentino, cominciato con l’espianto degli ulivi secolari per consentire le trivellazioni atte all’inserimento delle tubazioni per il passaggio del gas proveniente dall’Azerbaijan. A nulla sono serviti anni di contestazioni, di ricorsi ai tribunali e di promesse fatte in campagne elettorale dal M5S che, ora al governo con la Lega, decisamente pro Tap perché “serve all’Italia” in quanto abbasserebbe di circa il 10% il costo dell’energia sostenuto da famiglie e da imprese, non può e non sa mantenere. Vuoi perché il volere leghista è granitico e quindi duro da scalfire e vuoi perché i costi dell’abbandono non possiamo permetterceli: ammonta a 20 milioni di euro circa l’eventuale risarcimento. Dove trovarli quando si stanno facendo le pulci per far quadrare le coperture della manovra ora al vaglio dell’Europa? Il gasdotto dunque si farà. E’ con questa amara e cruda verità che i parlamentari pentastellati pugliesi ed il sindaco Potì escono dal colloquio col Presidente del Consiglio. La questione delle penali non è aggirabile. Così come non può essere ignorato quel trattato internazionale stipulato con Grecia e Albania che impegna l’Italia a non ostacolare l’opera, anzi “a rimuoverne gli eventuali ostali”. Se poi si mette in conto che il completamento delle infrastrutture sia in Grecia che in Albania sono giunte al 98%, quindi quasi ultimate, lo capirebbe anche un bambino, che un qualsiasi ripensamento dell’Italia costerebbe caro e amaro.
Risposte che non convincono, che lasciano l’amaro in bocca: dove sono i contratti firmati (e da chi?) che comprovano queste costose penali da pagare, si domanda il portavoce del Comitato No Tap, perché non vengono resi pubblici?
La protesta continua. Così come la richiesta di dimissioni in blocco degli eletti nel Movimento 5 stelle in caso ricomincino i lavori. Per rivendicare quelle promesse, fatte forse per ottenere un consenso elettorale, ma poi miseramente dimenticate