MEMORIE DI UN INFERNO

DI CLAUDIA SABA

Roma, 16 Ottobre 1943:
1259 persone, di cui 689 donne, 363 uomini e 207 tra bambini e bambine quasi tutti appartenenti alla comunità ebraica furono catturate e deportate ad Auschwitz.
Sono trascorsi 75 anni da allora.
75 anni dal giorno in cui, la furia nazista, portò via la vita, i respiri e i sorrisi di uomini, donne e bambini.
Alcuni di loro vennero rilasciati.
Si trattava di appartenenti a famiglie di sangue misto o straniere.
1023 furono invece condotti in uno dei peggiori campi di sterminio nazista.
Soltanto 15 uomini e una donna, Settimia Spizzichino, tornarono indietro dall’inferno.
Il 10 settembre 1943, giorno successivo all’invasione di Roma da parte delle truppe tedesche, Herbert Kappler, tenente colonnello delle SS, comandante dell’SD e della Gestapo a Roma,
ricevette un messaggio da Heinrich Himmler, ministro dell’interno, comandante delle forze di sicurezza della Germania nazista:
“I recenti avvenimenti italiani impongono una immediata soluzione del problema ebraico nei territori recentemente occupati dalle forze armate del Reich”.
14 giorni dopo, il 24 settembre, Himmler inviò un telegramma segreto al colonnello Kappler:
“Tutti gli ebrei, senza distinzione di nazionalità, età, sesso e condizione, dovranno essere trasferiti in Germania ed ivi liquidati. Il successo dell’impresa dovrà essere assicurato mediante azione di sorpresa”.
Fu così che il 14 ottobre, Kappler, ordinò di saccheggiare le due biblioteche della Comunità ebraica e del Collegio rabbinico.
Due vagoni ferroviari diretti in Germania, caricarono materiale di valore culturale mentre gli agenti di Kappler portavano via gli elenchi completi dei nomi e degli indirizzi degli ebrei romani.
Quello stesso giorno, una lettera al comandante del campo di sterminio di Auschwitz, Hoess, inviata dal tenente colonnello delle SS, lo avvisava che a breve, avrebbe ricevuto un altro carico di oltre 1000 ebrei italiani.
A loro avrebbe dovuto riservare un “trattamento speciale”.
75 anni dalla crudeltà, 75 anni da quel dolore, 75 anni da quel momento di follia che troppe ferite indelebili ha lasciato.
Così profonde, che non potranno mai rimarginare.
Nulla sarebbe più tornato come prima. Eppure ancora
oggi, assistiamo ad atti di violenza razzista, incuranti delle conseguenze di un passato che a voltarsi indietro, è ancora lì.
Appena dietro l’angolo della
Memoria.
Memoria di donne e bambini,
di essere umani sterminati, con l’unica colpa di non appartenere all’unica razza degna di vivere: quella ariana.
Milioni di ebrei morti nei campi di concentramento, pochi sopravvissuti, tutti segnati da un marchio sulla pelle.
Sei numeri.
Nessun nome o volto, solo
numeri al posto della dignità.
Il numero complessivo dei deportati di religione ebraica nel periodo dell’occupazione tedesca di Roma fu di 2.091.
1067 uomini; 743 donne; 281 bambini.
Di essi, tornarono indietro 73 uomini, 28 donne e nessun bambino.
E ancora oggi, qualcuno, sembra aver dimenticato l’inferno
che genera la discriminazione.