E MIMMO LUCANO FINISCE AL ‘CONFINO’

DI LUCIO GIORDANO

Revocati gli arresti domiciliari a  Mimmo Lucano. Bene, sembrerebbe una bella notizia. Macchè. Al sindaco di Riace è stato infatti imposto  il divieto di dimora. Vuol dire semplicemente che non potrà stare nella sua casa, nella sua cittadina, che ha reso viva, solidale. Non potrà indossare la fascia tricolore e continuare a lottare per il suo progetto di integrazione che tutto il mondo studia e sotto sotto ci invidia. Scandaloso, vero? Si, scandaloso. Perchè non c’era motivo per trattare Lucano come un mafioso.

Le perplessità si stanno dunque trasformando in certezze. Sempre più questo caso di cronaca giudiziaria si sta trasformando  in un caso politico. Soprattutto in un caso politico. Con l’attuale ministro dell’interno che ha deciso di spazzare via, ora e subito, il modello Riace. Negare  questa evidenza assoluta serve a poco, perchè gli italiani , di questo, ne sono sempre più convinti. E la politica del segretario della Lega nei confronti dei migranti non può consentire esempi positivi. Diventerebbe un ostacolo insormontabile al progetto di distruggere i flussi migratori.

E così, divieto di dimora. Confino, mettiamolo tra virgolette, come è giusto che sia, anche se il concetto non cambia.  Confino: come capitò al più grande Presidente della  storia della Repubblica italiana, Sandro Pertini. A chi era al governo 80 anni fa, portò male, malissimo, mandare al confino chi dissentiva dal regime.

Quanto alle responsabilità penali di Lucano, i dubbi rimangono, Come già scritto più volte.  I reati contestati sono obiettivamente  esagerati. E’ comunque giusto che le indagini della  magistratura facciano il proprio corso.   Sui perchè  Lucano abbia invece sfidato la legge,  vi basti leggere questo pensiero condivisibile di Alberto Melis: “Secondo me state proprio sbagliando bersaglio, e anche in modo clamoroso. O forse no, perché ognuno è libero di scegliersi i bersagli che preferisce. Solo chi ha lavorato in certe condizioni, che sono di fatto condizioni estreme, con ostacoli estremi econ urgenze estreme, sa quanto è difficile non “sbagliare”. Personalmente non do per certa nessuna delle dichiarazioni presenti nel fascicolo di accusa, che per l’appunto costituisce un impianto accusatorio tutto da verificare, né le dichiarazioni presenti in questa intervista in cui l’intervistato sostiene che Lucano sarebbe stato in preda a una sorta di delirio, interpretazione tanto grave quanto del tutto arbitraria e personale, e che avrebbe fatto “entrare chi voleva lui”, disattendendo evidentemente altre volontà la cui ragionevolezza e bontà restano ugualmente da verificare. Perdonatemi ma trovo anche singolare che si discuta di rispetto assoluto di ogni norma e codicillo, anche dal punto di vista etico, in un caso come questo, proprio in virtù della eccezionalità in cui si è svolto l’operato “umano”, e certo anche politico, di Lucano. Sarò ancora più chiaro. Ci troviamo in un momento in cui, insieme a misure legislative vessatorie e discriminanti, assistiamo a un succedersi di provvedimenti amministrativi, come quello della sindaca di Lodi, o come le dure recenti circolari salviniane che impongono che i negozi “etnici” serrino alle 19, se ben ricordo, e che i rifugiati non possano circolare liberamente oltre le ore venti, che io personalmente non esiterei a infrangere e ad aiutare a infrangere. Esattamente come i galantuomini di 75 e passa anni fa, in Germania, fecero con il provvedimento che impediva ai gelatai ebrei di tenere aperto il loro esercizio oltre le ore 19. Allo stesso modo, trovandomi su una spiaggia italiana, non esiterei a infrangere i dispositivi di legge locali che vogliono spazzare via del tutto l’attività degli ambulanti di colore: comprerei la loro merce come sempre ho fatto, e difenderei il loro operato di fronte ai vigili municipali, come peraltro ho sempre fatto. In virtù di quale etica? Non della mia etica personale, ma di quella che si richiama ai diritti inalienabili di ogni singolo uomo e donna su questo pianeta. Per capirci: se aiuto un ambulante io so benissimo che infrango una norma, ma di fronte al fatto che quell’ambulante è magari un immigrato etiope le cui rimesse sottraggono letteralmente la propria famiglia alla malattia e alla fame… il mio infrangere la legge mi aiuta ad essere nel giusto, facendo la mia piccola parte, disposto anche a pagarne le conseguenze, se occorre. Io credo che in questo caso specifico anche chi nutre dei dubbi farebbe bene a sospendere comunque il giudizio sui fatti contestati che restano tutti da provare, ponendosi nel contempo qualche domanda sulle dinamiche politiche che sottendono in evidenza ad ogni accusa”.

Ecco , perchè se le regole  devono valere, devono valere per tutti. E da tutti. davvero tutti,  deveno essere rispettate, pena l’arresto. Ma forse , rispettando le regole al centimetro, anche con regole opinabili,  avremmo  a torto o a ragione  le carceri piene di una buona fetta della classe politica, vecchia e nuova. L’attuale ministro dell’interno, insomma,  con il caso Lucano sta giocando con il fuoco. A naso, finirà per scottarsi.

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