SINISTRA IN EUROPA: PROSPETTIVA BELGIO. IL ROSSO DELLA RISCOSSA E IL VERDE DELLA SPERANZA

DI ALBERTO TAROZZI

Elezioni in  Belgio, Baviera, Lussemburgo. A rotoli quella Grande coalizione sulla quale l’Unione europea faceva più o meno conto. Sommare i voti della famiglia dei Popolari e di quella dei Socialdemocratici accentua ancora di più la catastrofe di ciascuno di essi. L’Europa del liberismo senza confini sta cadendo a pezzi e mettere insieme i cocci appare un’impresa disperata. Ma il ricostituirsi di confini sempre meno valicabili provoca inquietudine. E’ vero che parlare di un’Europa senza guerre per 70 anni costituisce una balla cosmica, dove le mettiamo le bombe su Belgrado?, ma è anche vero che il susseguirsi delle tensioni di confine sempre tra Stati che costruiscono muri su muri, appare un possibile preludio a una stagione poco rassicurante.

Eravamo oramai rassegnati al fatto che la decadenza della Grande coalizione avesse, come alternativa, l’emergere di un diffuso fronte delle destre e l’esempio italiano, ma anche quelli di Francia e Germania, più ancora del caotico rimescolamento di carte nei paesi ex socialisti, ne parevano una conferma. Ultime tornate elettorali dal segno contraddittorio in Baviera (regionali), Belgio (comunali) e Lussemburgo (granducali), destano l’attenzione degli osservatori per la loro prossimità alle elezioni europee. Qualcosa si muove e non è solo nel segno della destra più estrema.

Di Baviera molto si è parlato: catastrofe della Spd, dimezzata e sotto il 10%, ma anche i cristiano sociali non scherzano con un calo di punti percentuale di poco dissimile che suona per la Merkel più come una sirena d’allarme che come un campanello. Qui i Verdi appaiono il vento buono della nuova aria che tira.

Bene i Verdi, con guadagni del 50% pure essendo già al governo, anche nel Lussemburgo di Juncker, il presidente del Parlamento europeo, una specie di Re Mida all’incontrario che con la sua sola appartenenza regala al partito Popolare il peggior risultato di sempre (21%).

Ma è il Belgio che offre per alcuni versi il panorama più interessante. Nella zona fiamminga era già consolidato il potere di un movimento di destra capeggiato da Franken, più familiare da noi come “il Salvini delle Fiandre” leader dell’impronunciabile Nieuw-Vlaamse Alliantie che con il 35,9 % (-1,8%) si conferma primo partito nella città più grande del Belgio, Anversa. Non c’è troppo  da giorie per la sua contenuta flessione: il potere lo ha logorato, ma in misura limitata. Interessante però l’insorgere di quella che potremmo chiamare una nuova e consistente opposizione di sinistra più o meno radicale. Quella che, tanto per intenderci, in Italia ce la sogniamo.

Un’opposizione bicolore, che se si mettessero insieme potremmo definire “Verderame”. Parecchio verde nel senso di una sensibilità non integralistica alla situazione ambientale e una disponibilità alla negoziazione col declinante potere di un tempo che non ha nulla di ancillare, ma che pretende piuttosto di sostituirsi ad esso, in alternativa ai nazionalisti di destra. Parecchio verde ma anche qualcosa di rosso.

In effetti è nelle parti fiamminghe del Belgio, come Antwerpen città dei diamanti, che i Verdi registrano i successi più consistenti presentandosi come candidati a succedere a una socialdemocrazia allo sbando e accompagnando tale pretesa con la richiesta di misure sociali e il loro no ai segni di intolleranza etnica. Verde ma non solo, il colore del nuovo in Belgio. Se i fiamminghi si richiamano all’ambientalismo, è la Wallonia, territorio francofono dove i verdi non conseguono analoghi successi, che vede un’avanzata impetuosa, in parecchie città, di una lista di estrema sinistra. E’ il Ptb (Parti du Travail de la Belgique), cui corrisponde tra i fiamminghi il Pvda, la sorpresa elettorale all’ordine del giorno. Città e cittadine nel segno del rosso acceso, al di là delle aspettative e di quanto accaduto nelle precedenti elezioni. Come Seraing, cittadina di 60mila abitanti, con la sua industria del cristallo e il 24.2% di voti al Ptb. Ma anche a Liegi e dintorni non si scherza col 15%, né a Bruxelles con il 12%. Oltre tutto stupisce l’impennata dei voti che indica una vera sostituzione radicale del ceto politico preesistente. Vedi Anderlecht, dove si tocca un 14,6% con un incremento di 13 punti 13 in percentuale.

Anche qui, nel programma, richieste di alloggi sociali e tutto quanto può contraddire una tendenza di dissoluzione del welfare, cui pure troppi, “a sinistra”, paiono rassegnati.

Belgio, paese di ciclisti e di cioccolato. da percorrere  e gustare adagio tra un Giro delle Fiandre e una Freccia vallone. Per scoprire come, nella sua piattezza che tanto ispirò Jacques Brel, possano crescere volta a volta il verde della speranza o sbocciare i fiori rossi della riscossa. Noi spettatori di uno spettacolo che è forse appena cominciato. Ma altrove da qui.

 

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